In settembre Greenpeace compirà 50 anni e celebrerà mezzo secolo di attivismo ambientale, a partire dalla prima campagna per fermare i test nucleari in Alaska.

In vista dell’anniversario, Greenpeace rifletterà – e vedremo la copertura dei media –sulle prime campagne e su quello che è accaduto negli anni seguenti: lezioni, rischi, fallimenti e successi. Greenpeace però non è nata dal nulla. È importante considerare alcuni elementi del contesto culturale, delle circostanze e dei movimenti che hanno dato origine a Greenpeace, nata a Vancouver, in Canada, nel 1971.

Un movimento ecologista emergente

Dopo la seconda guerra mondiale, lo Zeitgeist (spirito del tempo) si ispirava a un desiderio globale di pace. Ciò nonostante, la Guerra Fredda tra l’Unione Sovietica e gli Alleati aveva ugualmente innescato un gran numero di conflitti – in Corea, in Vietnam, in Palestina, a Cuba – e un’agghiacciante corsa agli armamenti atomici.

Durante gli anni Cinquanta, le persone divennero familiari con nuove parole come “fallout” o “mutazioni genetiche”, e la paura per un olocausto nucleare attanagliava il mondo intero. Il movimento per il disarmo nucleare nacque in Giappone, in risposta ai tragici eventi di Hiroshima e Nagasaki, e ben presto stabilì un legame con le più antiche tradizioni pacifiste di tutto il mondo.

Irving e Dorothy Stowe

A Providence, Rhode Island, negli Stati Uniti, Irving e Dorothy Strasmich (in seguito “Stowe”), come altri milioni di persone, erano spaventati dalla minaccia degli ordigni atomici. Dorothy aveva organizzato il primo sindacato degli assistenti sociali del Rhode Island, diventando presidentessa del sindacato dei dipendenti pubblici. Irving era un avvocato appassionato di jazz, e i suoi amici musicisti lo avevano invitato a unirsi alla National Association for the Advancement of Coloured People (NAACP). Dorothy e Irving si sposarono nel 1953; la cena di benvenuto si tenne proprio nella sede della NAACP. La coppia partecipava alle riunioni dei quaccheri e in seguito avrebbe preso il cognome di “Stowe” in onore di Harriet Beecher Stowe, sostenitrice quacchera dei diritti delle donne e dell’abolizione della schiavitù. Due decenni dopo, avrebbero contribuito a fondare Greenpeace.

Gli Stowe erano dei veri combattenti. “Scopri a cosa sono disposte a sottomettersi le persone“, ricordava Dorothy citando l’abolizionista Frederick Douglass, “e avrai scoperto l’esatta quantità di ingiustizia e torto che verrà gli verrà inflitta”.

Ben Metcalfe

Durante la seconda guerra mondiale, il canadese Ben Metcalfe aveva mentito sull’età per entrare nell’aviazione britannica. Mentre prestava servizio in India, il leader del Congress Party Mohandas Gandhi si rifiutò di collaborare con i britannici nello sforzo bellico. Metcalfe simpatizzava con il movimento pacifista di Gandhi, anche se faceva sembrare gli inglesi degli ipocriti.

Per non bombardare i villaggi che sostenevano Gandhi, come gli era stato ordinato, Metcalfe e il suo pilota di bombardieri Hawker Demon sganciarono gli ordigni nei campi incolti, sotto gli occhi degli abitanti dei villaggi che li salutavano. Il gesto di sfida dei due aviatori era probabilmente un atto di tradimento per la legge britannica, ma Metcalfe e il suo pilota condividevano le opinioni di Gandhi. Dopo la guerra, Ben divenne giornalista a Winnipeg, in Canada, e sposò la collega Dorothy Harris. La coppia si trasferì a Vancouver nel 1956. Entrambi diedero un contributo fondamentale alla nascita di Greenpeace.

Bob Hunter

Bob Hunter era venuto a conoscenza dei test nucleari e del fallout radioattivo già alle scuole elementari di Winnipeg. Da adolescente, aveva ascoltato il generale dell’esercito americano James Gavin avvertire il Senato degli Stati Uniti che un attacco nucleare sovietico avrebbe potuto rendere inabitabili vaste regioni del Nord America. Tutto questo ispirò Bob a scrivere un breve romanzo futurista, After the Bomb, sulla civiltà che sarebbe sorta dopo un olocausto nucleare. Hunter lasciò la scuola nel 1958, deciso a diventare uno scrittore. A Londra incontrò la sua futura moglie, Zoe, che lo avrebbe presentato a Bertrand Russell durante una marcia per il disarmo nucleare.

Nel 1962, all’età di 21 anni, Hunter lesse Silent Spring di Rachel Carson e fu attratto da una nuova idea: l’ecologia. Si rese conto che l’affermazione di Carson “in natura, niente esiste da solo” era vera in senso letterale, e questo cambiò il modo in cui guardava il mondo. Fermare il militarismo non era abbastanza; dovevamo fermare un’altra guerra in atto: quella contro la Natura.

Nel frattempo, un giovane biologo, il dottor Barry Commoner, studiando i denti da latte dai bambini di St. Louis, documentò l’assorbimento dello stronzio-90, un sottoprodotto cancerogeno delle esplosioni nucleari. Il militarismo era diventato una fonte di inquinamento mortale. Il movimento per la pace e il movimento per l’ecologia cominciavano a fondersi.

Guarda! Sei coinvolto

Nel 1966, Irving e Dorothy Stowe, contrari alla guerra degli Stati Uniti in Vietnam, si trasferirono a Vancouver, sulla costa occidentale del Canada, con i loro due figli, Robert e Barbara. Partecipavano alle riunioni dei quaccheri, guidavano le marce per la pace davanti all’ambasciata degli Stati Uniti e avevano una corrispondenza con Bob Hunter, che ora scriveva per il quotidiano Vancouver Sun, e con Ben e Dorothy Metcalfe, che realizzavano servizi per la CBC. Collaboravano inoltre con alcuni gruppi in difesa dei diritti degli indigeni e con Deeno Birmingham e Lille d’Easum dell’associazione Canada’s Voice of Women.

Hunter scriveva di ecologia, diritti civili e del movimento per la pace nella rubrica che curava per il giornale. Nel frattempo lavorava al suo primo saggio, The Enemies of Anarchy. Il libro affrontava la “coscienza delle interrelazioni” che aveva mutuato da Rachel Carson, una rivoluzione culturale che secondo Hunter avrebbe coinvolto le disuguaglianze, sociali e di genere, i media elettronici e l’ecologia. Si convinse che il prossimo grande cambiamento sociale sarebbe stato una rivoluzione ecologista. Disse ai suoi amici al pub: “L’ecologia è la vera questione“.

Bob Hunter al lavoro sulla sua macchina da scrivere. © Greenpeace / Robert Kezier

Lavorando come reporter Ben e Dorothy Metcalfe scoprirono un piano per sottrarre le terre alla Prima Nazione Sekani e costruire una diga idroelettrica finanziata da Axel Wennergren, un industriale svedese sospettato di collaborazionismo con i nazisti. La storia, inizialmente pubblicata dal quotidiano Vancouver Province, venne ripresa dai media di Toronto e indusse il ministro liberale Jack Pickersgill a un commento infelice: “Non sono interessato a degli Indiani malati”. Della vicenda si parlò in tutto il Canada e Metcalfe divenne una celebrità nel mondo del giornalismo.

​​Nel 1969 Metcalfe andò a pescare a Howe Sound, vicino a Vancouver, e si accorse della puzza che proveniva dalle ciminiere della fabbrica di cellulosa di Port Mellon. Poche settimane dopo partecipò a una riunione della Commissione forestale e chiese ai politici che cosa intendevano fare per l’aria viziata di Howe Sound.

Dobbiamo accettarlo“, gli rispose un dirigente dell’industria.

No, non lo faremo“, ribatté Metcalfe.

Di loro iniziativa, sborsando 4 mila dollari, i Metcalfe affissero dodici manifesti pubblicitari in giro per la città. Crearono un logo per simboleggiare l’ambiente: due onde unite in un labirinto a spirale. “Se si possono promuovere aziende e prodotti“, disse ai suoi amici, “allora si possono promuovere anche le idee“.

Sui manifesti c’era scritto:

Ecologia?

Guarda! Sei coinvolto.

A Vancouver stava nascendo un movimento ecologista.

Greenpeace, una pace verde

Ero uno dei circa 50 mila americani renitenti alla leva che si opponevano alla guerra del Vietnam e che tra il 1965 e il 1973 si spostarono a nord, in Canada. Presto incontrai gli attivisti per la pace come Hunter e gli Stowe. Vancouver era una città eclettica. C’erano molte comunità cinesi e giapponesi, con templi buddisti, centri di meditazione tibetani, quaccheri, caffè di poeti beat e una rete radicale di agricoltori, naturalisti e ambientalisti che auspicavano un ritorno alla terra.

Anche Jim e Marie Bohlen si trasferirono a Vancouver per evitare la leva militare ai loro figli, Lance e Paul. Jim era del West Bronx di New York e si era arruolato nella Marina degli Stati Uniti. Come Metcalfe, era stato in Giappone dopo i bombardamenti. Aveva incontrato Marie, un’illustratrice naturalistica, membro del Sierra Club, a un raduno quacchero in Pennsylvania. A Vancouver, entrati al Sierra Club, incontrarono gli Stowe e diventarono molto amici.

Nel quartiere operaio di East Vancouver, il ventiduenne Bill Darnell aveva organizzato una “Carovana ecologica”, che aveva fatto il giro della provincia. Quando il governo propose di costruire un’autostrada a ridosso della spiaggia di Vancouver, Darnell diede una mano a organizzare proteste – insieme agli Stowe, agli Hunter e ad altre persone – riuscendo a bloccare i bulldozer e a fermare il progetto. Con questa campagna, gli ambientalisti di Vancouver scoprirono la più grande fonte di ispirazione per ogni visionario che abbia a cuore una battaglia sociale: la possibilità di vincere.

Un singolo evento fece incontrare tutte queste persone. Nel novembre del 1969 gli Stati Uniti annunciarono un test termonucleare con una bomba da 5 megatoni, nome in codice “Cannikan”, programmato per l’ottobre del 1971 sulla remota isola di Amchitka, 4 mila chilometri a nord-ovest di Vancouver, nel Golfo dell’Alaska, tra le isole Aleutine. Si da però il caso che l’isola fosse un rifugio federale per la fauna selvatica degli Stati Uniti, dove trovavano protezione 131 specie di uccelli marini. Un test precedente, meno potente, aveva causato scosse di magnitudo 6,9 sulla scala Richter e ucciso la fauna selvatica di tutta l’isola. Il test Cannikin sarebbe stato cinque volte più potente.

Bob Hunter scrisse un articolo sui rischi, spiegando che l’esplosione avrebbe potuto causare uno tsunami in grado di sommergere il Canada occidentale. Per una manifestazione al confine tra gli Stati Uniti e il Canada, creò lo slogan “Don’t Make a Wave”, “Non fate un’onda”. Alla protesta incontrò di persona Irving Stowe, che gli propose di formare un gruppo di cittadini per fermare i test nucleari. Stowe chiamò Deeno Birmingham di Voice of Women, Bill Darnell, i Metcalfe e i Bohlen. Hunter contattò gli attivisti radicali Rod Mariner e Paul Watson. Formarono un gruppo ad hoc, tecnicamente un comitato del Sierra Club, che chiamarono “The Don’t Make a Wave Committee”.

Il gruppo, tuttavia, non aveva ancora un piano.

Jim e Marie sapevano di una nave quacchera usata per le mobilitazioni del 1958, la Golden Rule, che era salpata dalla California per il sito dei test nucleari allestito sull’isola di Enewetak, nel Mare delle Filippine. La Guardia Costiera degli Stati Uniti aveva intercettato la nave e arrestato il capitano, Albert Bigalow, ma le immagini erano apparse in tutto il mondo, entusiasmando i movimenti pacifisti. Una mattina, davanti a un caffè, Marie disse a suo marito: “Dovremmo salpare su una barca per l’Alaska“.

Quello stesso giorno, un giornalista del Vancouver Sun telefonò, chiedendo che cosa avesse intenzione di fare il Sierra Club per fermare i test. Colto alla sprovvista, Bohlen sbottò: “Speriamo di salpare su una barca per Amchitka e affrontare le bombe nucleari“. Il giorno dopo il Sun pubblicò la notizia e d’improvviso il Comitato Don’t Make a Wave adesso aveva un piano.

Il Comitato si riunì presso la Chiesa Unitaria per discutere l’idea e capire come trovare una barca e uno skipper disponibili per la spedizione. Al termine della riunione, Irving Stowe fece il segno “V” con le dita e disse: “Pace”. Bill Darnell gli rispose con calma, nello stesso modo disinvolto con cui Marie Bohlen aveva suggerito di procurarsi una barca: “Facciamo in modo che sia una pace verde”, disse.

Quell’espressione, “pace verde“, simboleggiava la fusione dei movimenti per la pace e per l’ecologia, e rimase impressa nella mente di tutti. Quando nel marzo del 1970 Lille d’Easum, 71enne dirigente della BC Voice of Women, scrisse l’articolo scientifico “Nuclear Testing in the Aleutian“, il Comitato decise di pubblicarlo a nome di “Greenpeace”: divenne il primo opuscolo di Greenpeace.

Nel frattempo, l’ex ufficiale di Marina Jim Bohlen era alla ricerca di una barca. Al molo del fiume Fraser incontrò il capitano John Cormack, 60 anni, che possedeva un peschereccio di 80 piedi, il Phyllis Cormack, dal nome da sua moglie. Cormack aveva alle spalle 40 anni di esperienza nella pesca sulla costa occidentale. L’idea di condurre la sua barca attraverso l’infido Golfo dell’Alaska nella stagione delle tempeste autunnali non lo turbava affatto. Accettò la proposta.

John Cormack sulla Phyllis Cormack a Klemetu. © Robert Keziere / Greenpeace

Quando il Sierra Club respinse l’idea della campagna, il Comitato Don’t Make a Wave decise di proseguire in modo indipendente. Si costituì come società senza scopo di lucro e si preparò a salpare con la barca da pesca che il capitano Cormack accettò di ribattezzare Greenpeace per il viaggio ad Amchitka.

Irving Stowe chiamò allora l’artista pacifista Joan Baez, sua amica, per un concerto di beneficenza che sarebbe servito a finanziare la campagna. Baez non poteva partecipare, ma presentò Stowe a Joni Mitchell, che accettò, portando con sé l’astro nascente James Taylor. Si unirono a loro anche la leggenda della musica pacifista Phil Ochs e la popolare band canadese Chilliwack. Nell’ottobre del 1970, l’evento raccolse 17 mila dollari, sufficienti per il noleggio della barca e per le spese essenziali.

Joni Mitchell, concerto di beneficenza, 1970. © George Diack, Vancouver Sun

Greenpeace nacque spontaneamente dalle proteste sociali degli anni Sessanta, dalle battaglie per i diritti civili e per i diritti delle donne, degli indigeni e dei lavoratori, dal pacifismo e dall’emergente consapevolezza ecologica. Dopo questa prima campagna, il Comitato Don’t Make A Wave decise di adottare il nome che esprimeva alla perfezione il nuovo spirito del tempo: Greenpeace Foundation.

L’autore

Rex Weyler è stato il direttore di Greenpeace Foundation, l’editore della prima newsletter dell’organizzazione e uno dei fondatori di Greenpeace International nel 1979.

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