
La Patagonia argentina sta vivendo una stagione di incendi senza precedenti. Dall’inizio dell’anno sono stati distrutti oltre 36.000 ettari di foreste native, praterie e pascoli. Greenpeace Andino stima che l’area colpita superi i 40.000 ettari, concentrati soprattutto nella Comarca Andina, al confine con il Cile, e nella provincia di Chubut, dove le fiamme hanno raggiunto anche il Parque Nacional Los Alerces.
Questa emergenza non è casuale: è il risultato di fattori strutturali che si sommano e si rafforzano a vicenda.
Servono misure concrete per proteggere le foreste: aiutaci a chiederle!
Crisi climatica: temperature estreme e siccità
Le ondate di calore prolungate, le alte temperature e la siccità rendono i territori più secchi e vulnerabili, aumentando il rischio di incendi rapidi e intensi. Senza investimenti nella prevenzione, gli incendi continueranno a crescere in frequenza e portata.

Piantagioni di pini: monocolture che alimentano il fuoco
Le piantagioni industriali di pini non autoctoni hanno sostituito vaste aree di foreste native. Non hanno scopi ecologici: servono alla produzione di legname e cellulosa. Inoltre, essendo ricchi di resine, favoriscono la propagazione del fuoco e dopo un incendio si rigenerano rapidamente, alimentando nuovi roghi e trasformando le aree in vere “polveriere naturali”.

Tagli ai fondi e personale insufficiente
A queste condizioni si aggiungono le scelte politiche del governo argentino, che negli ultimi due anni ha ridotto drasticamente i finanziamenti al Servicio Nacional de Manejo del Fuego, l’ente responsabile della prevenzione e della gestione degli incendi: il bilancio 2026 è inferiore del 70% rispetto al 2023. Inoltre, Nei parchi nazionali operano oggi meno di 400 addetti antincendio, spesso con contratti precari e stipendi insufficienti.
Meno mezzi, meno prevenzione, risposta più lenta. E in molte aree, sono le comunità locali a doversi organizzare in modo autonomo per contenere i danni.

Accordo UE–Mercosur: un rischio aggiuntivo
Questo quadro potrebbe peggiorare ulteriormente con l’entrata in vigore del trattato di libero scambio tra Unione europea e i paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay). L’accordo infatti, punta ad aumentare le esportazioni sudamericane di prodotti la cui coltivazione, produzione o estrazione ha gravi impatti sugli ecosistemi, rafforzando un modello economico basato sul profitto indiscriminato a scapito dell’ambiente. In assenza di tutele ambientali vincolanti ed efficaci, il trattato rischia di incentivare deforestazione, monocolture industriali e sfruttamento intensivo del territorio, aumentando la pressione su ecosistemi già fragili come quelli della Patagonia.

Dobbiamo proteggere le foreste ORA
Le foreste sono un patrimonio insostituibile: regolano il clima, custodiscono la biodiversità e proteggono il futuro del pianeta. Eppure, oggi sono sempre più minacciate da modelli economici che privilegiano il profitto rispetto alla tutela degli ecosistemi.
Chiediamo azioni concrete per proteggerle: più investimenti nella prevenzione e nella gestione degli incendi, una protezione reale delle foreste native e lo stop alle monocolture industriali. Chiediamo inoltre all’Europa di fare il suo, smettendo di incentivare e importare prodotti legati alla deforestazione.
Unisci la tua voce alla nostra per chiedere di difendere le foreste!


