Enel - I veri costi del carbone

Pubblicazione - 2012-03-29
Usare il carbone per produrre energia elettrica: come socializzare le perdite (ambientali e sanitarie) e privatizzare i profitti.

 marzo 2012

Nel mercato italiano dell’elettricità, la produzione da carbone, specie nei vecchi impianti, è particolarmente vantaggiosa per l’azienda proprietaria che trae “profitti a pioggia” dal differenziale tra i costi industriali e il prezzo di vendita. Se il prezzo di vendita dell’elettricità è determinato degli impianti a gas più puliti, l’elettricità prodotta con il carbone è quella che presenta i costi ambientali e sanitari più elevati. Un recente rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente stima tra i 536 e 707 milioni di euro i costi esterni (danni ambientali e sanitari scaricati sulla collettività, inclusa la mortalità in eccesso) prodotti nel 2009 dalla sola centrale Enel di Brindisi. É una cifra che è dello stesso ordine di grandezza di quella incamerata dall’azienda come ricavo lordo.

1. I costi dell’inquinamento industriale: i 20 peggiori impianti in Europa

Nel recente rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA), “Revealing the costs of air pollution from industrial facilities in Europe”, si presenta una valutazione dei diversi costi associati elle emissioni di impianti industriali in Europa. Oltre alla CO2 si considerano gli inquinanti classici (ossidi di zolfo, di azoto, particolato etc.) e il loro impatto sia sull’agricoltura che sull’ambiente, sia gli effetti sanitari espressi in mortalità in eccesso, ricoveri ospedalieri, malattie croniche e così via, utilizzando la metodologia CAFE (Clean Air for Europe).

Queste valutazioni hanno un carattere statistico, con una stima dunque approssimata dei danni, contengono necessariamente delle semplificazioni e incorporano, relativamente ai risultati espressi in termini monetari, un certo grado di arbitrarietà. Tuttavia, l’approccio scelto dall’EEA consente di rappresentare in modo coerente l’impatto relativo di impianti tra loro diversi.

Nella classifica stilata nel rapporto, tra i peggiori 20 impianti industriali nell’Unione Europea, si colloca un solo impianto italiano, al diciottesimo posto: la centrale a carbone dell’Enel di Cerano (Brindisi sud). Nel 2009 la centrale di Brindisi (vedi tab. seguente) ha emesso:

 

  • 13 milioni di tonnellate di CO2
  • 7.300 tonnellate di ossidi di azoto (NOx)
  • 6.540 tonnellate di ossidi di zolfo (SOx)
  • 473 tonnellate di particolato

Queste emissioni, assieme ad altri microinquinanti, hanno prodotto un danno sanitario complessivo stimato dall’EEA tra i 99 e i 270 milioni di euro (valutati secondo due diverse procedure di calcolo) e un danno associato alla CO2 di 437 milioni di euro (calcolato secondo una procedura utilizzata dal governo inglese). Il complesso dei costi esterni stimati con questa metodologia, per la sola centrale a carbone di Cerano, oscilla dunque tra 536 e 707 milioni di euro per la produzione del 2009 che è stata di circa 15 miliardi di kilowattora (15 TWh). L’impatto complessivo della produzione da carbone Enel, in Italia, è di una grandezza di ordine quasi triplo rispetto a questa cifra.

 

2. Costi e ricavi della vendita di elettricità da carbone

L’impianto di Cerano ha una capacità di 2.640 MW ed è entrato in funzione nel 1990. Essendo stato abbondantemente ammortizzato, i suoi costi operativi hanno come voce prevalente quella del combustibile, cui si aggiungono i costi del personale, della manutenzione dell’impianto e del funzionamento dei sistemi di controllo degli inquinanti.

Nel 2009 i costi per la produzione di 1 MWh (megawattora) da carbone oscillavano tra 17,9 e 21,4 €/MWh , secondo le stime dell’Osservatorio dell’Energia pubblicate nel numero di maggio 2009 su “Energia ed Economia”, il Bollettino dell’Associazione italiana degli economisti dell’energia.  Una stima approssimativa dei costi per produrre i 15 TWh è dunque  di 300 milioni di euro.

Il prezzo di cessione medio dell’elettricità (in gran parte all’Acquirente unico) nel 2009 è stato dell’ordine dei 62 €/MWh, come si rileva dal Bilancio di esercizio del 2009 della società, e ha dunque generato un ricavo stimabile in oltre 900 milioni di euro che, al netto dei costi per il combustibile, scende a oltre 600 milioni di euro. Per quanto questa cifra costituisca un ricavo lordo cui vanno sottratte altre voci minori, si tratta di una cifra che si colloca nello stesso intervallo di valori dei costi ambientali e sanitari esternalizzati come calcolati dall’Agenzia Europea dell’ambiente.

Possiamo dunque affermare che la produzione di elettricità da carbone causa un beneficio economico per l’azienda che è dello stesso ordine dei costi scaricati sulla collettività: citando Ernesto Rossi, “si privatizzano i profitti e si socializzano i costi”.

 

3. Produzione da carbone in aumento

É comprensibile che, in un sistema dei prezzi dell’elettricità come quello attuale, un’azienda elettrica voglia aumentare la produzione da carbone. Lo stesso Ad dell’Enel, Conti, lo ha dichiarato più volte e questa è la realtà effettiva nella produzione di Enel come risulta dalla figura accanto (Presentazione Enel, Results 2011, 2012-2016 Plan, Rome March 2012).

Infatti, anche a fronte di una riduzione della produzione di elettricità del gruppo Enel in Italia tra il 2010 e il 2011, da 81,6 a 79 TWh, la quota da carbone aumenta dal 34,1% al 41%.

 

La produzione da carbone è dunque salita dai 27,8 TWh del 2010 ai 32,4 del 2011 (un aumento relativo del 16,5%). Peraltro, questa tendenza all’aumento dell’uso del carbone da parte di Enel si riscontra anche globalmente per il gruppo.

Va notato come la quota attuale di rinnovabili non idroelettriche (che rappresentano un’eredità del passato) costituisce una quota molto bassa sulla produzione totale - solo il 7,8% - nel 2011.

 4. Enel: un piano industriale da rifare

 La prospettiva di una decarbonizzazione della produzione di energia è tecnicamente fattibile, ambientalmente desiderabile, socialmente utile ed economicamente convincente. Su questa strada si è del resto incamminata anche l’Unione Europea e diversi studi mostrano che uno scenario a emissioni zero nel settore elettrico è possibile senza ricorrere al nucleare.

 L’azienda Enel è un soggetto a tutti gli effetti privato, anche se l’azionista di maggioranza con circa il 30% delle quote è il governo italiano tramite il Ministero del tesoro. Anche il recente governo ha ribadito l’intenzione di mantenere la golden share nelle aziende strategiche come Enel.

 Ma a che serve questo controllo pubblico se poi la logica prevalente è quella di privatizzare i benefici economici e scaricare i costi ambientali e sanitari sulla società?

 Le richieste di Greenpeace a Enel sono:

 

  • ritiro immediato dei progetti di Porto Tolle e Rossano Calabro
  • progressiva eliminazione della produzione elettrica da carbone entro il 2030
  • contestuale sostituzione con le rinnovabili della produzione da carbone;

 

 

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