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Attivisti di Greenpeace in azione a Civitavecchia per protestare 
contro Enel e dire NO al carbone come fonte energetica.

Attivisti di Greenpeace in azione a Civitavecchia per protestare contro Enel e dire NO al carbone come fonte energetica.

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Roma, Italia — La CCS è un processo integrato che prevede la cattura e lo stoccaggio di CO2. Un nuovo rapporto di Greenpeace denuncia che questa tecnologia è immatura, costosa e rischiosa. Oggi lo sviluppo della CCS – promosso in Italia da Enel - è solo una giustificazione per costruire nuove centrali a carbone. Il carbone pulito non esiste. Efficienza energetica e rinnovabili sono le uniche vere soluzioni per fermare i cambiamenti climatici.

La CCS consiste nel catturare la CO2 prodotta dalle centrali termoelettriche, per confinarla sottoterra. Ma nessun progetto al mondo è oggi in grado di integrare con successo nello stesso impianto le tecniche di “cattura” a quelle di “stoccaggio”. Non esiste alcun esempio di CCS applicata a impianti di scala industriale. Compromessa da incertezze su fattibilità e costi, la CCS non sarà commercialmente disponibile prima del 2030: arriverà troppo tardi per salvare il Pianeta da una già annunciata crisi climatica.

Il rapporto “Il confinamento della CO2: un’illusione” dimostra, inoltre, che le perdite in termini di efficienza rispetto a un impianto sprovvisto di CCS sono notevoli, tali da annullare i miglioramenti degli ultimi 50 anni. La CCS potrebbe far raddoppiare i costi delle centrali, con aumenti nel prezzo dell’elettricità stimati del 20-90%. Una fuga di emissioni pari ad appena l’1% potrebbe invece compromettere qualsiasi beneficio per il clima nel lungo periodo.

In Italia Enel continua a parlare di ‘carbone pulito’, come se fin da oggi fosse possibile confinare le emissioni di CO2 sottoterra. Enel abbia allora il coraggio di non inaugurare la nuova centrale a carbone di Civitavecchia fino a quando non sarà in grado di sequestrarne le emissioni di CO2. Ogni anno l’impianto di Civitavecchia immetterà in atmosfera circa 10 milioni di tonnellate di CO2, mentre l’Italia dovrebbe abbatterne 100 milioni per rientrare nei parameri di Kyoto entro il 2012.

C’è il rischio che futili investimenti nella CCS sottraggano risorse allo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, strumenti indispensabili per contrastare i peggiori effetti dei cambiamenti climatici. È quanto dimostrato da Greenpeace attraverso i rapporti “Energy [R]evolution” e “Future Investments”. Molti Governi stanno già riversando soldi pubblici nella CCS, e la stessa Commissione europea subisce le pressioni di compagnie energetiche che chiedono di ricevere incentivi per una tecnologia inutile.

Greenpeace insieme a più di 85 organizzazioni non governative e associazioni dicono NO all’illusione della CCS.

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Il confinamento della CO2: un'illusione

05 Maggio 2008

La tecnologia di "cattura e stoccaggio della CO2" (CCS) ha l’obiettivo di ridurre l’impatto climatico causato dalla combustione di fonti fossili. L’operazione consiste nel catturare la CO2 prodotta dalle centrali termoelettriche, per confinarla sottoterra. Lo sviluppo della CCS viene ampiamente promosso dall’industria del carbone e dalle aziende elettriche, tra cui Enel in Italia, come giustificazione alla costruzione di nuove centrali a carbone. La tecnologia è tuttavia ancora agli albori e non sarà in grado di fornire alcun contributo efficace alla riduzione delle emissioni di gas serra, così da prevenire i disastrosi effetti dei cambiamenti climatici.

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