«Meglio tardi che mai, ma è ancora insufficiente: servono misure strutturali, non emergenziali, per tassare non solo gli extraprofitti, ma tutti i profitti delle aziende della difesa e dei combustibili fossili, che in questi anni si sono arricchite grazie alle guerre». È questo il commento di Greenpeace Italia alla lettera inviata lo scorso 3 aprile dai ministri dell’economia di Italia, Germania, Austria, Spagna e Portogallo al commissario europeo per il clima per chiedere una tassa straordinaria sugli extraprofitti realizzati dalle aziende energetiche a seguito della guerra in Medio Oriente.

Già a novembre, Greenpeace Italia aveva promosso degli emendamenti alla legge di bilancio 2026, presentati in Parlamento da PD, M5S e AVS, per introdurre nel 2026 un contributo straordinario di solidarietà temporaneo a carico delle imprese del settore militare e fossile, in considerazione della eccezionale redditività registrata negli ultimi anni dai due comparti, per finanziare le fonti rinnovabili e la sanità pubblica. 

«Un governo miope ha bocciato la nostra proposta e ora si rivolge al commissario europeo con una richiesta molto simile. Serviva agire mesi fa, non inseguire l’emergenza. Oggi, forse, saremmo in una situazione migliore, con più investimenti nelle rinnovabili e meno dipendenza energetica dalle fonti fossili», commenta Simona Abbate della campagna Clima ed energia di Greenpeace Italia. 

A seguito della guerra illegale di Usa e Israele contro l’Iran, stiamo entrando in un periodo di forte crisi economica e inflazione causate dalle scelte di molti governi, come quello italiano, che hanno legato l’economia ai combustibili fossili invece di investire nelle rinnovabili. Dal 1° aprile anche i clienti vulnerabili, le fasce più fragili degli italiani, stanno subendo un aumento dell’8,1% in bolletta

«Nella loro lettera, i cinque ministri dell’Economia hanno scritto che “coloro che traggono profitto dalle conseguenze della guerra devono fare la loro parte per alleviare il peso sulla collettività”. Questo principio non dovrebbe limitarsi alle imprese energetiche, ma estendersi anche all’industria bellica, che prospera grazie all’aumento dei conflitti e all’incremento della spesa militare globale. Solo dal 2021 al 2024, l’industria militare italiana ha raddoppiato i profitti, mentre nel 2025 gli utili di Leonardo hanno segnato un nuovo record. È ora che l’industria fossile e quella militare diano il loro contributo per migliorare la vita delle persone anziché distruggerla», conclude Abbate.