
Greenpeace Italia esprime solidarietà alle popolazioni di Sicilia, Calabria e Sardegna su cui nelle scorse ore l’uragano Harry si è abbattuto con un’intensità mai vista negli ultimi cento anni.
«Il 2026 è appena iniziato, e sono passati solo due mesi dall’alluvione del Friuli-Venezia Giulia, che l’Italia è già investita da un nuovo grave evento climatico estremo. La devastazione dell’uragano Harry evidenzia ancora una volta come il nostro Paese sia esposto con sempre maggiore intensità e frequenza agli effetti del surriscaldamento globale», dichiara Simona Abbate della campagna Clima di Greenpeace Italia. «In Italia molte persone ormai lo vivono sulla loro pelle, mentre il governo anziché tutelarci continua a fare scelte energetiche che rischiano di aggravare la situazione, immaginando di fare del nostro Paese un hub del gas per compiacere le industrie dei combustibili fossili. Per evitare altri disastri occorre invece investire da Nord a Sud in maniera strutturale nella transizione ecologica, finanziando interventi di mitigazione e adattamento alla crisi climatica».
L’uragano Harry è stato alimentato da un Mediterraneo sempre più caldo (fino a picchi massimi di oltre 2,5°C sopra la media climatologica), ricorda Greenpeace. È ormai scientificamente provato che l’aumento delle temperature marine, causato dai cambiamenti climatici, intensifica la violenza di questi fenomeni estremi. Secondo il Climate Risk Index 2025, dal 1993 al 2022 nel mondo sono andate perse più di 765 mila vite e si sono registrate perdite economiche dirette per quasi 4 200 miliardi,di dollari, dovute a oltre 9.400 eventi meteorologici estremi, con l’Italia terzo Paese al mondo fra i più colpiti. Senza una drastica riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra, l’aumento atteso del livello del mare entro il 2100 modificherà irreversibilmente la morfologia attuale del territorio italiano, con una previsione di allagamento fino a 5.500 km2 di pianura costiera, dove si concentra oltre la metà della popolazione italiana.
«Siamo stanchi di contare danni e vittime, e anche di continuare a vedere derubricati per l’ennesima volta gli effetti della crisi climatica a generici “danni dovuti al maltempo”, peraltro senza l’adeguata attenzione mediatica che eventi di tale portata meriterebbero. Mentre succedeva tutto questo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni continuava a professare sudditanza energetica a Trump e al gas americano, e il vicepremier Salvini, al convegno NGV Italy, ribadiva la sua fedeltà ai motori a combustione interna e all’industria fossile, promuovendo a gran voce una deregulation sui temi ambientali: la ricetta perfetta per il collasso climatico. I dati scientifici pubblicati quotidianamente sono inequivocabili: se Meloni e Salvini continueranno a fare gli interessi dell’industria fossile e di chi ne trae profitto, condanneranno gli italiani a essere tra le popolazioni europee più colpite dagli eventi estremi, con conseguenze sempre più disastrose e danni incalcolabili», conclude Abbate.


