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Il 22 gennaio scorso la Corte statunitense del Distretto Nord della California ha emesso una sentenza storica che respinge tutte le accuse di frode, corruzione e violazione della “Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act” (legge RICO) mosse dalla società canadese Resolute Forest Products contro Greenpeace, Stand.earth e cinque singoli attivisti.

«Resolute è il gigante canadese del legno e della carta. Lo abbiamo più volte contestato perché gestisce in modo irresponsabile le foreste, violando i diritti delle popolazioni indigene e devastando l’habitat della fauna endemica, come il caribù, specie considerata in via d’estinzione. Per questo motivo ci ha trascinato in Tribunale, provando in ogni modo ad intimidirci e paragonando chi difende la foresta a dei mafiosi. La legge ci ha dato ragione e le accuse di frode e corruzione sono state respinte», dichiara Martina Borghi, Campagna Foreste di Greenpeace Italia.

La legge RICO è stata promulgata da Nixon nel 1970 per combattere il crimine organizzato di stampo mafioso. Appellandosi a questa legge, Resolute ha di fatto paragonato Greenpeace a un’organizzazione mafiosa. Nel 2017 più di 100 autori di tutto il mondo hanno firmato l’appello di Greenpeace per la libertà d’espressione e la difesa delle foreste. Tra questi diversi scrittori italiani, come Erri De Luca, Roberto Saviano, Susanna Tamaro e il fumettista Zero Calcare.

Cause come queste vengono denominate Strategic Lawsuit Against Public Participation (Cause Strategiche Contro la Pubblica Partecipazione). Sono cause civili che, seppur spesso basate su accuse infondate, hanno come obiettivo quello di disincentivare la protesta pubblica, colpendo le tasche delle parti chiamate in causa. Si tratta di uno stratagemma molto pericoloso che tende a soffocare sul nascere critiche e proteste.

«La decisione della Corte ha stabilito, quindi, un importante precedente che tutela la libertà d’espressione e scoraggia l’uso della legge RICO contro l’attivismo e le organizzazioni della società civile. Un passo fondamentale per chi vuole dare al Pianeta e che non può e non deve essere messo a tacere», conclude Borghi.

La causa legale non è ancora del tutto conclusa, la Corte del Distretto Nord della California ha rigettato 267 delle 269 accuse di diffamazione mosse da Resolute contro Greenpeace.