Un’altra vittoria contro il Deep Sea Mining: il neoeletto governo norvegese ha rifiutato di concedere le licenze per le estrazioni minerarie nelle acque dell’Artico almeno fino alla fine del 2029!

Dove eravamo rimasti 

Lo scorso anno, dopo le forti pressioni da parte di attivisti, scienziati e comunità internazionale, il governo norvegese aveva accettato di fermare la concessione delle licenze per le estrazioni nelle acque dell’Artico. Dopo le elezioni, tuttavia, il nuovo governo sembrava essere di un altro avviso, tanto da voler rilanciare questo progetto distruttivo. L’obiettivo era aprire all’estrazione mineraria un’area grande quasi quanto l’Italia: una zona che si trova nell’Artico, tra le Svalbard e l’isola di Jan Mayen, a est della Groenlandia, uno degli ultimi luoghi incontaminati per la vita marina artica.

Le proteste hanno avuto successo (e non solo in Norvegia)!

Nelle ultime settimane, però, qualcosa è cambiato. Sostenute da movimenti ambientalisti – tra cui Greenpeace – e dalla comunità internazionale, le trattative avviate dall’opposizione per fermare l’avvio delle estrazioni minerarie in acque profonde hanno dato i loro frutti: il Deep Sea Mining non andrà a intaccare i preziosi ecosistemi marini dell’Artico! Qualunque tentativo da parte di questa industria di sfruttare i fondali marini sarà fermato sul nascere almeno per altri 4 anni. Lo stesso governo norvegese l’ha definita “la più grande vittoria ambientale degli ultimi decenni”.

E c’è un’altra buona notizia: a novembre anche il governo delle Isole Cook (situate nel Pacifico) ha annunciato che qualsiasi progetto di estrazione mineraria in acque profonde verrà rinviato almeno fino al 2032: una prova della crescente opposizione a questa industria distruttiva e della forza della protesta!

The UN Ocean Conference (9-13 June) is the most significant political moment on oceans since the agreement of the Global Ocean Treaty in 2023. Therefore in a retaliation against Greenpeace ahead of the UN Ocean Conference, the French authorities have banned Greenpeace International’s ship Arctic Sunrise from entering the port of Nice, where the "One Ocean Science Congress" then the UN conference are being hosted. This follows Greenpeace highlighting the weaknesses of the French network of Marine Protected Areas last month in the Mediterranean sea, in an expedition on board the Arctic Sunrise. The ship has also been denied participation in the maritime parade on 8 June. Nevertheless, the Greenpeace vessel MY Arctic Sunrise was  present in French waters off Nice, bearing the messages ‘Stop Deep Sea Mining’ and ‘3 million people stand against deep sea mining’.
© Maïté Baldi / Greenpeace

Il Deep Sea Mining non deve essere permesso né ora né mai

Le estrazioni minerarie in acque profonde nascono con un intento ben preciso: setacciare fondali incontaminati con macchinari giganteschi per estrarre metalli come cobalto, manganese e nichel da usare per produrre batterie per automobili, telefoni, computer e armi.

Estrarre minerali dai fondali oceanici è estremamente rischioso perché gli impatti sono molto difficili da prevedere. Secondo gli scienziati, mentre i minerali vengono pompati sulle navi attraverso centinaia di metri di tubi, le acque reflue e i detriti finirebbero scaricati nell’oceano formando grandi nubi di sedimenti che potrebbero sconvolgere la vita sottomarina, compromettendo l’orientamento di specie marine come balene, tonni e squali.

Uno studio pubblicato su Nature Ecology and Evolution ha testato l’impatto delle attività minerarie in un’area compresa tra il Messico e le Hawaii, nota come zona Clarion-Clipperton: i ricercatori hanno rilevato che, nell’arco di cinque anni, nelle zone interessate dalle attività di estrazione dei metalli il numero di animali è diminuito del 37% e la diversità delle specie è calata del 32%.

L’estrazione mineraria in acque profonde inoltre potrebbe addirittura interferire con i processi naturali con i quali gli oceani sequestrano e immagazzinano il carbonio, aggravando la crisi climatica.

Fermare sul nascere il Deep Sea Mining è fondamentale per proteggere non solo mari e oceani, ma il pianeta stesso!

Activists from Greenpeace Nordic, Germany and International on the first anti deep sea mining protest in the Arctic.

They unfurl a floating banner off the Svea Glacier near Svalbard to protest against Norwegian plans for deep-sea mining in a nearby area of the Norwegian Sea.
© Greenpeace / Bianca Vitale

Chiediamo una moratoria internazionale per proteggere mari e oceani una volta per tutte!

Pescatori, attivisti, scienziati e comunità internazionale hanno ottenuto un risultato straordinario: insieme sono riusciti a bloccare sul nascere un’attività distruttiva che minaccia gli ecosistemi marini.

Grazie alle proteste, il governo norvegese ha bloccato l’apertura prevista per l’estrazione mineraria in acque profonde nelle acque artiche per almeno altri 4 anni, ma non è ancora abbastanza. Se vogliamo mettere al sicuro il nostro pianeta blu, serve una protezione a lungo termine: una moratoria internazionale.

Oltre 40 Paesi l’hanno già appoggiata, ma l’Italia non è tra questi. Cosa aspettiamo a schierarci anche noi contro il Deep Sea Mining? Mari e oceani sono troppo importanti per essere saccheggiati in nome del profitto: dobbiamo fermare le estrazioni in acque profonde sul nascere e anche l’Italia deve aderire al più presto alla moratoria internazionale!

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Insieme possiamo chiedere al governo italiano
di opporsi allo sfruttamento dei fondali marini!