
Dopo gli orrori scoperti nell’allevamento intensivo La Pellegrina, oggi torniamo a raccontare le inaccettabili condizioni in cui si trova un altro allevamento intensivo di maiali. Questa volta siamo nel Comune di Bondeno (Ferrara, Emilia Romagna) nell’allevamento di proprietà della Società Agricola Allevamenti Cascone S.S, sempre legato a La Pellegrina: il luogo è diverso, ma l’inferno è lo stesso. Le immagini che abbiamo ricevuto da un gruppo di informatori anonimi sono scioccanti e mostrano addirittura animali che arrivano a mangiarsi l’un l’altro.
Aiutaci a mettere fine a queste fabbriche di carne: stop allevamenti intensivi!
Ci sono ratti ovunque

Anche qui la storia si ripete: i box in cui vivono i maiali sono infestati dai ratti.
Non è una cosa da poco, perché “ratti” vuol dire “pericolo di infezioni e zoonosi”, che possono colpire sia i maiali sia chi lavora nella struttura. Il passo è breve, visto che i roditori vengono continuamente in contatto con gli animali e le loro mangiatoie: feci e urine dei roditori possono contaminare il cibo dei maiali, causando una contaminazione batterica.
I ratti ci sono, sia vivi che morti. Le carcasse dei roditori in decomposizione lasciano pochi dubbi sulla gestione igienico-sanitaria dell’allevamento. Senza contare il cibo rodenticida disseminato per terra per cercare di contenere l’infestazione da ratti: una mossa poco lungimirante, se consideriamo che il veleno potrebbe essere accidentalmente ingerito dai maiali. Le normative parlano chiaro: il cibo rodenticida andrebbe messo in appositi contenitori, proprio per evitare rischi del genere. Ma in quanto a mala gestione, questo è solo uno dei tanti tasselli che compongono un quadro davvero sconcertante.
Fermiamo il sistema degli allevamenti intensivi per costruirne uno più giusto!
I maiali sono feriti e si aggrediscono tra loro

Ferite alle orecchie, ernie ombelicali. E poi pelle e occhi arrossati, probabilmente a causa del contatto con feci, urina e sporcizia. Le condizioni degli animali appaiono davvero pessime.
Ma c’è un dettaglio in più ad averci colpito. Si vede chiaramente un maiale che ne morde un altro: è un segnale di stress, nonché un campanello di allarme di una tendenza al cannibalismo. Il maiale si trova in un box di ingrasso e il suo malessere è evidente. È circondato da altri suini che hanno iniziato ad aggredirlo.

A conferma della situazione di forte stress, basta guardare le gravi lacerazioni alle code, che sono state tagliate: una procedura praticata proprio per evitare che i maiali se le mordano a vicenda, conseguenza tipica dello stress provocato dalla convivenza in spazi stretti. È terribile vedere come queste ferite non sembrano trattate in alcun modo: gli animali feriti non sono neanche stati separati in una zona d’infermeria dedicata.
Stop allevamenti intensivi!

Carcasse abbandonate
Le immagini di tre differenti capannoni lasciano poco spazio ai dubbi: l’allevamento è disseminato di carcasse.
Molte si trovano nei corridoi di passaggio, un’altra è addirittura in avanzato stato di decomposizione all’interno di un box, dove ci sono altri maiali che hanno iniziato a divorarla mangiando le interiora. I maiali che hanno divorato la carcassa finiranno sulle nostre tavole, è inutile girarci intorno. Cosa vuol dire questo in termini di sicurezza?

Maltrattamenti già documentati
Non è la prima volta che un allevamento di proprietà del Gruppo Cascone viene messo sotto i riflettori. Nel 2024 una delle sue aziende – la Società Agricola Porcellino D’Oro a Pavia – era stata al centro di un’inchiesta condotta dal programma Report di RaiTre. Le immagini con drone diffuse dal network “Food For Profit” avevano mostrato abbattimenti cruenti in uno degli allevamenti intensivi della Società per dei casi positivi alla peste suina africana (PSA).
Basta allevamenti intensivi!
Non solo crudeltà: i numeri dell’inquinamento degli allevamenti del Gruppo Cascone
Secondo il Pollutant Release and Transfer Register (Registro EPRTR), “Allevamenti Cascone – Allevamento suini con impianto produzione biogas” di Bondeno risulta uno dei maggiori emettitori di ammoniaca nel Paese: nel 2023 ha emesso 74.810 kilotonnellate (kt) di ammoniaca collocandosi al 15° posto in un elenco di poco meno di 800 aziende italiane.
Ma dobbiamo ricordare che gli impatti ambientali degli allevamenti intensivi sono ingenti e non si limitano all’ammoniaca: enormi sono anche le emissioni metano, le quantità di liquami accumulati e l’inquinamento da nitrati, ovvero i composti azotati che possono diffondersi nel suolo e nelle falde acquifere e negli ecosistemi, contaminandoli.

Non per niente già nel 2020 avevamo protestato insieme ai cittadini di Schivenoglia (Mantova, Lombardia) contro l’ampliamento di un allevamento intensivo sempre di proprietà della società Cascone – una porcilaia da 10.600 animali – per proteggere persone e ambiente dalle conseguenze nocive di queste fabbriche di carne.
Gli allevamenti intensivi non convengono a nessuno, se non a chi ci guadagna. E in quanto a guadagni, qui non si scherza. Gli allevamenti del Gruppo Cascone forniscono la carne al Gruppo Veronesi (tramite La Pellegrina), proprietario di marchi come Aia, Woody e Negroni: un colosso dai ricavi miliardari, tra i primi in Italia nel settore (nel 2023 ha ricavato 1.651.311.000 €).
Serve un cambiamento, subito!

Gli allevamenti intensivi sono un sistema crudele che inquina l’ambiente, infligge terribili sofferenze agli animali e schiaccia i piccoli produttori concentrando i guadagni nella mani di poche grandi aziende. Cambiarlo è necessario e, soprattutto, è possibile: è quello che stiamo cercando di fare con la nostra proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi”.
Se questa legge diventerà effettiva, potremo fermare l’espansione degli allevamenti intensivi, ridurre il numero di animali allevati in Italia e avviare una transizione ecologica degli allevamenti intensivi esistenti in un modello che lavori con la natura, non contro di essa, dal ridotto impatto ambientale, e che metta al centro le piccole aziende agricole.
La nostra proposta di legge è ancora in attesa di essere discussa: unisci la tua voce alla nostra affinché il Parlamento si attivi per cambiare questo sistema insostenibile!
Stop allevamenti intensivi
Sostieni la nostra proposta di legge e chiedi con noi al Governo di fermare l’espansione di queste fabbriche di carne.


