Fra qualche giorno inizieranno i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Quelli che sono stati presentati come i Giochi “più sostenibili di sempre”, con linee guida ambientali ambiziose che, purtroppo, sono rimaste solo sulla carta. Quelli che invece hanno impatti significativi, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche sociale ed economico, come ben documentato nel progetto di ricerca “Giochi Preziosi” di Beatrice Citterio. Quelli delle grandi contraddizioni, come queste cinque che abbiamo individuato nei Giochi Invernali che ospitiamo in Italia.

1. Le Olimpiadi “più sostenibili di sempre” hanno un impatto devastante sulla montagna

Le ombre sulla reale sostenibilità dei Giochi sono molte: impatto idrico elevato (con necessità di nuovi bacini di stoccaggio), ripercussioni negative su ecosistemi fragili e biodiversità a rischio. Ma forse la più grande contraddizione è che le emissioni causate delle Olimpiadi di Milano Cortina stanno sciogliendo la neve da cui i Giochi dipendono.

Come sottolinea lo studio di Scientists for Global Responsibility e New Weather Institute, le emissioni causate dalle Olimpiadi Invernali 2026 porteranno a una perdita stimata di 2,3 chilometri quadrati di manto nevoso (l’equivalente in termini di superficie di circa 1.300 piste olimpiche di hockey su ghiaccio) e oltre 14 milioni di tonnellate di ghiaccio dei ghiacciai. Numeri già colossali, che aumentano di più del doppio se si calcola anche l’impatto dei tre principali accordi di sponsorship ad alto contenuto di gas serra: Eni, Stellantis e ITA Airways. In altre parole, sarebbe bastato eliminare queste tre aziende inquinanti dagli sponsor per ridurre l’impatto climatico di Milano Cortina di quasi il 60%.

Ma lo sfruttamento intensivo della natura non si ferma: troppi i nuovi impianti, i rifugi, i cantieri in alta quota. E la natura ha provato a ribellarsi, come quando il terreno ha ceduto a Cortina d’Ampezzo, in un appezzamento dove la corsa alla cementificazione ha fatto coesistere quattro cantieri contemporaneamente, tra cui quello contestatissimo della cabinovia Apollonio-Socrepes. Una pericolosa ferita nel terreno che ha zittito per un attimo le ruspe, giusto il tempo di fare sentire le voci di critica di cittadini e cittadine. Poi l’opera è stata commissariata e il rumore dei cantieri è tornato a zittire le associazioni ambientaliste e a riempire la valle.

2. Il budget promesso alla candidatura si è quadruplicato

All’atto della candidatura, nel 2019, le Olimpiadi Milano Cortina 2026 promettevano un budget contenuto di circa 1,36 miliardi di euro. E una seconda promessa: non si userà un euro di fondi pubblici. Oggi, includendo infrastrutture e opere collegate, la spesa complessiva rischia di superare i 5,4 miliardi, quattro volte le stime iniziali. Chi coprirà la differenza? I soldi pubblici. Un esempio lampante di opere costose che vanno oltre le esigenze dei Giochi è il Villaggio Olimpico di Porta Romana, a Milano, con extra costi stimati fino a 40 milioni di euro in più rispetto ai piani iniziali. Naturalmente, con possibile ricorso a ulteriori fondi pubblici per coprire lo spreco di risorse.

Accanto ai costi lievitati, ci sono le opere interminabili. Secondo il report di Libera, il 57 % delle opere infrastrutturali collegate alle Olimpiadi sarà completato dopo il 6 febbraio 2026, data di inaugurazione dei Giochi, con l’ultimo cantiere previsto nel 2033. Questo significa che molte infrastrutture non saranno nemmeno utilizzabili durante i Giochi, ma saranno concluse negli anni successivi, con grandi incertezze e a spese dei contribuenti.

3. Il valore della pace è finito in secondo piano

Contrariamente a quanto vorrebbe la tradizione, i Giochi olimpici non soltanto non rappresentano più un momento di pace in un mondo sempre più dominato dai conflitti, ma addirittura si fanno sovvenzionare dall’industria bellica. È il caso di Leonardo, il colosso degli armamenti italiano, tra gli sponsor delle Olimpiadi nonostante sia citato dall’Onu tra i complici del genocidio perpetrato a Gaza da Israele. L’azienda partecipata dallo Stato italiano fornisce al governo di Netanyahu, attraverso programmi internazionali e aziende controllate armi e macchinari necessari a distruggere vite, case, scuole e ospedali.

Via libera ai produttori di armi come sponsor, quindi, ma anche agli atleti di Paesi colpevoli di crimini contro l’umanità. Infatti, se la Federazione Internazionale Sci e Snowboard (FIS) aveva deciso di escludere atleti russi e bielorussi dalle qualificazioni olimpiche (decisione poi parzialmente rivista a seguito di due ricorsi al Tribunale Arbitrale dello Sport), il Comitato Olimpico ha ribadito la piena legittimità della partecipazione israeliana, nonostante il mandato di cattura spiccato dalla Corte Penale Internazionale nei confronti del primo ministro israeliano per crimini di guerra nella Striscia di Gaza.

4. Promesse disattese e un conto salato per i cittadini

Promesse di gloria, infrastrutture da sogno, turisti in arrivo. Ma la realtà delle edizioni passate racconta tutt’altra storia: impianti abbandonati, quartieri lasciati al degrado, conti salatissimi. Da Londra 2012, dove erano state promesse decine di migliaia di posti di lavoro, ma in realtà furono creati solo 992 lavori permanenti non‑edili (cioè stabili e fuori dal settore costruzioni), mentre quasi 5.000 posti preesistenti furono persi, con un saldo netto di ‑4.000, a Rio 2016, dove i quartieri olimpici sono diventati simbolo di degrado urbano. Da Atene 2004 con impianti modernissimi, costruiti a spese enormi, oggi abbandonati e fatiscenti, simbolo di investimenti sprecati, a Torino 2006, dove i quartieri olimpici sono stati successivamente trascurati e abbandonati, lasciando dietro di sé problemi sociali e urbanistici.

E Milano Cortina 2026? I Giochi invernali devono ancora iniziare ma la lista delle critiche è già numerosa. Mountain Wilderness sostiene che la candidatura originale prometteva trasparenza e tutela ambientale, e invece molti progetti non sono stati sottoposti a valutazioni d’impatto ambientale. Simbolo di questa frattura è la nuova pista di bob a Cortina d’Ampezzo, i cui costi sono lievitati ben oltre le stime iniziali (arrivando a più di 120 milioni di euro), senza che vi sia una chiara prospettiva di utilizzo post giochi, e senza citare l’impatto significativo sull’ecosistema locale (500 larici secolari sono stati abbattuti con gravi danni sulla biodiversità alpina).

E anche in città i Giochi Invernali stanno facendo sentire i loro impatti prima ancora di iniziare, accelerando ad esempio i processi di gentrificazione e di speculazione già in atto a Milano, come ben raccontato nel documentario “Il Grande Gioco” di Laboratorio Off Topic e Comitato Insostenibili Olimpiadi.

5. Via libera alle aziende inquinanti come sponsor dei Giochi

Era il 1988 quando la sponsorizzazione del tabacco fu vietata alle Olimpiadi Invernali di Calgary, in Canada, dopo che i danni alla salute pubblica divennero innegabili. Oggi la posta in gioco è cresciuta: rompere il legame tra Olimpiadi e fonti fossili.

Tra i finanziatori dei Giochi Invernali 2026 troviamo nomi come Coca-Cola, sponsor più longevo tra le Olimpiadi nonostante sia la principale azienda inquinatrice di plastica al mondo, con enorme consumo quindi di materie prime fossili, oltre che di risorse idriche in diverse aree del Pianeta, oppure Stellantis, tra i principali gruppi al mondo dell’automotive, settore con grandi responsabilità climatiche. E la stessa contraddizione si legge quando si vedono i 5 anelli affiancati al nome di Eni, premium partner dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina nonostante sia la prima azienda italiana e tra le maggiori al mondo per emissioni di gas serra. Una contraddizione in termini: con una mano il Cane a sei zampe investe dei soldi per la realizzazione dei Giochi Invernali, con l’altra continua a inquinare compromettendo il futuro degli sport invernali. Numeri alla mano, come spiega il progetto Badvertising, l’impatto climatico annuale di Eni derivante dalle sue attività nel settore dei combustibili fossili sarebbe responsabile della perdita di 985 km² di manto nevoso e 6,2 miliardi di tonnellate di ghiaccio glaciale. Una perdita che minaccia gli stessi sport sulla neve.

Che ne sarà di Milano Cortina?

Fra qualche giorno assisteremo all’inaugurazione dei Giochi Invernali 2026 e finalmente alle competizioni sportive. Speriamo che almeno quelle possano svolgersi nel rispetto di “eccellenza, rispetto e amicizia” che purtroppo non trovano spazio in tutte le contraddizioni che abbiamo evidenziato. Tutto ciò impone una presa di posizione chiara: il Comitato Olimpico Internazionale è chiamato a prenderne atto e a raccogliere la sfida di liberare i Giochi ormai soffocati da sponsor inquinanti e dettami economici. Lo deve alle atlete e agli atleti, lo deve alle comunità che ospitano i Giochi, lo deve alla montagna e ai suoi ecosistemi.