
I Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 si sono conclusi tra celebrazioni e medaglie. Ma mentre si spengono i riflettori, resta una domanda che non possiamo più evitare: che cosa stiamo davvero celebrando?
È una domanda che riguarda i Giochi appena conclusi e quelli Paralimpici che stanno per iniziare. Ancora di più, riguarda un’idea di sport che dovrebbe essere accessibile e giusto per tutte e tutti e che oggi è messa a rischio.
Siamo davanti a una contraddizione strutturale che mina il senso stesso dei Giochi Invernali, un evento che dipende dalla stabilità climatica, dalla presenza di neve, dalla sopravvivenza degli ecosistemi alpini. Tutto questo prova a convivere con un sistema di finanziamento che continua a includere e legittimare aziende il cui core business è alimentare la crisi climatica.
È assurdo che Eni, un gigante dei combustibili fossili, sia associato agli sport invernali mentre le sue emissioni contribuiscono alla riduzione delle stagioni nevose e allo scioglimento dei ghiacciai. Anche la presenza di aziende come Leonardo, attore importante nel settore della difesa, amplia ulteriormente la portata della questione. Quello che viene presentato come progresso – attraverso strumenti innovativi e tecnologici – rischia di far diventare le Olimpiadi il luogo in cui vengono normalizzate le industrie le cui attività sono profondamente legate al degrado ambientale e all’instabilità globale.
Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) non può più considerarsi neutrale. Eni è responsabile dell’inquinamento che provoca, ma allo stesso tempo il CIO è responsabile dei partner che sceglie.
Sempre più atlete e atleti prendono posizione, denunciando l’incoerenza tra gli impegni climatici dichiarati e le partnership con l’industria fossile. Non si tratta di una battaglia simbolica: è una presa di responsabilità da parte di chi vive sulla propria pelle gli effetti della crisi climatica.
Non possiamo accettare che lo sport venga usato come strumento di legittimazione per chi sta compromettendo le condizioni stesse della sua esistenza.
Gli studi scientifici parlano chiaro: entro il 2080 più della metà delle località idonee a ospitare le Olimpiadi Invernali non lo sarà più, come dimostrato da uno studio scientifico del 2024 commissionato dal Comitato Olimpico Internazionale.
Questo non è uno scenario lontano, ma una traiettoria già visibile nei ghiacciai che si ritirano e nei mutamenti a cui assistiamo anno dopo anno.
Il rischio, già in atto, è quello di trasformare le Olimpiadi in una gigantesca operazione di greenwashing, un palcoscenico globale in cui si celebrano valori universali mentre si accettano finanziamenti che li contraddicono apertamente.
Non è più il tempo delle ambiguità. O si sta dalla parte della transizione ecologica, o si continua a sostenere un modello che sta erodendo le basi materiali dello sport e della vita nei territori.
Le Olimpiadi non sono un evento qualsiasi, sono uno dei pochi momenti globali capaci di orientare immaginari, comportamenti e priorità politiche. Continuare a ospitare sponsor legati ai combustibili fossili significa inviare un messaggio preciso: che la crisi climatica può essere ignorata o raccontata come fa più comodo, ma non realmente affrontata.
C’è poi un’eredità più concreta, che riguarda i territori: infrastrutture invasive, consumo di suolo, aumento delle emissioni, pressione sugli ecosistemi locali. Troppo spesso, le comunità ospitanti si trovano a gestire costi ambientali e sociali che superano di gran lunga i benefici promessi.
La fine di questi Giochi non può essere archiviata come una semplice chiusura di un ciclo, deve essere un punto di svolta. C’è bisogno della capacità di immaginare un futuro diverso. Se questi Giochi devono lasciare un’eredità, che sia finalmente una rottura con il modello che li ha resi parte del problema.
Il Comitato Olimpico Internazionale ha oggi una responsabilità storica e un potere trasformativo che può essere messo in atto solo interrompendo ogni legame con l’industria fossile e allineando davvero i Giochi agli obiettivi climatici globali. Questa non è semplicemente una dichiarazione di principio, ma come scelta concreta. Se le Olimpiadi vogliono continuare a rappresentare valori come eccellenza e rispetto, devono smettere di essere finanziate da ciò che ne minaccia il futuro.
La verità è semplice e non più rimandabile: non ci saranno Olimpiadi Invernali senza inverno. Difendere lo sport, oggi, significa anche difendere il clima.
Chiedi con noi al Comitato Olimpico Internazionale di non accettare più sponsorizzazioni e partnership con aziende fossili.


