
La nave Arctic Sunrise di Greenpeace sta navigando con la Global Sumud Flotilla per sostenere la missione civile pacifica il cui scopo è rompere l’assedio illegale di Gaza e ottenere l’accesso sicuro e senza ostacoli degli aiuti umanitari.
Nella notte tra il 29 e il 30 aprile 2026, però, la flottiglia è stata intercettata e attaccata dalle forze armate israeliane (IDF) in acque internazionali: diverse imbarcazioni sono state abbordate e circa 180 persone sono state sequestrate dalle forze armate israeliane. Mentre la situazione resta incerta, l’equipaggio della Arctic Sunrise è al lavoro per supportare il più a lungo possibile le operazioni di emergenza.
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Aggiornamento del 30 aprile 2026
Le forze armate israeliane hanno intercettato e minacciato la Global Sumud Flotilla in acque internazionali, sequestrando diversi attivisti e attiviste.
Ieri sera (29 aprile) l’esercito israeliano ha sferrato contro le imbarcazioni della flottiglia un violento attacco che è proseguito per tutta la notte. Tutto è iniziato con messaggi radio di minaccia e interferenze nelle comunicazioni, per poi proseguire con l’abbordaggio di diverse imbarcazioni e il sequestro delle persone a bordo.
Al momento in cui scriviamo i numeri non sono definitivi ma si contano già 22 imbarcazioni abbordate o danneggiate e approssimativamente 180 persone sequestrate.
Il nostro equipaggio e il team a bordo dell’Arctic Sunrise non sono stati intercettati dagli aggressori israeliani e sono tutti al sicuro. Sono stati attivi tutta la notte e stanno ancora lavorando, fino a questa mattina, per guidare le imbarcazioni della flottiglia verso acque più sicure e per valutare come possiamo contribuire alle ulteriori operazioni di soccorso delle imbarcazioni danneggiate.

Aggiornamento del 26 aprile 2026
L’Arctic Sunrise è salpata da Siracusa (Italia) insieme alla Global Sumud Flotilla
L’Arctic Sunrise è salpata da Siracusa (Italia) proseguendo il suo viaggio al fianco della Global Sumud Flotilla mentre la flotta si è diretta a Est attraverso il Mediterraneo. La flottiglia conta ora più di 50 imbarcazioni, il che la rende la più grande flotilla mai riunita per tentare di rompere l’assedio a Gaza. Si prevede che altre navi si uniranno in seguito lungo la navigazione.
Insieme all’organizzazione umanitaria Open Arms, il nostro equipaggio lavora 24 ore su 24 per mantenere la flottiglia in movimento, risolvendo problemi ai motori e ai sistemi di propulsione, ripristinando i sistemi elettrici, consegnando rifornimenti alimentari e trasferendo medici da una barca all’altra. Le nostre squadre sui gommoni sono messe a dura prova dalle impegnative operazioni di rimorchio e di pronto intervento, nel tentativo di portare aiuto dove è più necessario.
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Perché Greenpeace si è unita alla Global Sumud Flotilla
Il ruolo della nostra nave è chiaro: fornire supporto tecnico e operativo in ambito marittimo alla flottiglia e aiutare le imbarcazioni ad attraversare in sicurezza il Mediterraneo prima che percorrano le ultime 200 miglia nautiche fino alle coste di Gaza
Si tratta di un atto di solidarietà, di sostegno concreto e di resistenza nonviolenta, guidato dalla convinzione che, quando i governi non riescono a proteggere la vita e a far rispettare il diritto internazionale, le persone si organizzano per agire.
Questa missione si basa sulle precedenti iniziative delle flottiglie volte a rompere il silenzio che circonda Gaza. Nel 2024 e nel 2025, le flottiglie precedenti hanno sfidato il blocco e attirato l’attenzione internazionale sulla crisi umanitaria. Nel settembre 2025, la Global Sumud Flotilla ha preso il largo con 42 imbarcazioni e 462 persone a bordo, prima che le forze israeliane intercettassero e abbordassero con la forza e armi automatiche in pugno le imbarcazioni a circa 70 miglia nautiche dalla costa di Gaza, interrompendo le comunicazioni e disturbando i segnali e sequestrando tutti gli equipaggi.
La flottiglia del 2026 porta avanti lo stesso spirito di resistenza civile, ma su scala più ampia e con rinnovata determinazione, per permettere l’ingresso agli aiuti umanitari e chiedere giustizia.
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Il costo umano della guerra a Gaza
Gaza è stata sottoposta a un’ondata di morte e distruzione difficile da accettare. Tra il 7 ottobre 2023 e il 22 aprile 2026, 72.562 palestinesi sono stati uccisi a Gaza e 172.320 sono rimasti feriti, secondo i dati del ministero della sanità di Gaza riportati dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA).
A metà febbraio 2026, circa 1,4 milioni dei 2,1 milioni di abitanti sono fuggiti da Gaza, molti dei quali costretti a vivere in circa 1.000 accampamenti di fortuna. Anche dopo l’annuncio del “cessate il fuoco” dell’ottobre 2025, l’OCHA ha riferito che centinaia di altri palestinesi sono stati uccisi: il bilancio delle vittime, dopo l’annuncio del “cessate il fuoco” è salito a 689 alla fine di marzo 2026.
Il genocidio a Gaza ha fatto vittime anche tra coloro che cercavano di salvare vite umane e di raccontare al mondo ciò che sta accadendo: operatori umanitari e giornalisti.

Amnesty International ha dichiarato che dal 7 ottobre 2023 a Gaza sono stati uccisi almeno 408 operatori umanitari, tra cui almeno 280 membri del personale dell’UNRWA e 34 della Palestine Red Crescent Society. The New Humanitarian ha definito il bilancio delle vittime tra gli operatori umanitari a Gaza «senza precedenti», sottolineando che in soli tre mesi il numero di operatori umanitari uccisi in quella zona ha superato quello registrato nell’anno più letale mai registrato a livello globale per gli operatori umanitari.
Le organizzazioni per la libertà di stampa hanno descritto questo conflitto come il più letale per i giornalisti da quando il CPJ ha iniziato a registrare tali dati nel 1992, e un appello pubblico del giugno 2025 ha affermato che l’esercito israeliano ha ucciso quasi 200 giornalisti in 20 mesi.
In un territorio piccolo e circoscritto come quello di Gaza, il susseguirsi di uccisioni di civili, sfollamenti, fame e attacchi a medici, operatori umanitari e giornalisti è diventata una caratteristica distintiva della guerra. E questa si sta diffondendo.
Come afferma Ghiwa Nakat, direttore esecutivo di Greenpeace Middle East e Nord Africa: «La devastazione inflitta a Gaza è diventata una pericolosa dottrina di impunità, che ora si sta diffondendo in Libano attraverso massacri, distruzione e sofferenze umane sempre più gravi. La nave di Greenpeace si è unita a questa missione guidata dal popolo per esigere l’ingresso sicuro e senza ostacoli di aiuti umanitari a Gaza e per contestare il blocco illegale che continua a devastare la vita dei civili. Ci opponiamo fermamente ai crimini di guerra, alla fame provocata deliberatamente, alla pulizia etnica, al genocidio e all’ecocidio. Questa flottiglia è un appello ai governi di tutto il mondo affinché rompano il silenzio, proteggano gli aiuti umanitari e agiscano con urgenza e integrità per difendere il diritto internazionale, la dignità umana e la giustizia”.

La guerra sta segnando vite, ecosistemi e un’intera regione
La guerra non distrugge solo case e famiglie. Avvelena la terra e l’acqua, devasta i sistemi alimentari, lascia montagne di macerie tossiche e trasforma la ricostruzione in una lotta che può durare per generazioni.
Secondo le stime, nei primi 120 giorni di guerra sono state generate in media 536.410 tonnellate di anidride carbonica equivalente, il 90% delle quali legate ai bombardamenti e all’invasione di terra di Gaza da parte di Israele. La stessa analisi ha evidenziato la contaminazione da metalli pesanti e gravi danni all’aria, all’acqua e al suolo, rilevando che a maggio 2024 circa il 57% dei terreni coltivabili di Gaza risultava danneggiato.
In tutta la regione, la guerra e la militarizzazione stanno devastando gli ecosistemi, i mezzi di sussistenza e la salute pubblica, da Gaza al Libano, all’Iran e oltre. Ecco perché la pace, la giustizia e la protezione dell’ambiente non possono essere separate: un futuro vivibile dipende da tutte e tre.
Sostieni anche tu la nostra missione
Dopo il grave abbordaggio subito dalla Global Sumud Flotilla abbiamo chiesto un intervento urgente del nostro e altri governi per garantire la sicurezza delle persone sequestrate dalle forze armate israeliane e il rispetto del diritto internazionale.
Quanto accaduto non riguarda solo il conflitto in corso a Gaza: è avvenuto in acque internazionali, nel contesto europeo, e chiama direttamente in causa la responsabilità politica e diplomatica dell’Europa.
Noi, con la nostra nave Arctic Sunrise, continueremo ad offrire supporto tecnico e logistico il più a lungo possibile: siamo al fianco della Global Sumud Flotilla da quando ha deciso di tornare in mare e continueremo a esserci.
Se vuoi essere anche tu al nostro fianco, puoi fare un gesto concreto per sostenere la nostra missione: aiutaci con una donazione


