Tra giugno 2024 e novembre 2025, dai porti italiani sono partite almeno 17 spedizioni di carburante dirette a Israele, per un ammontare di circa 300 mila tonnellate di prodotti petroliferi raffinati (benzina, gasolio, nafta, diesel) e di circa 100 mila tonnellate di petrolio greggio. In otto casi su nove in cui è stato possibile identificare l’acquirente, il combustibile risulta destinato ai gruppi Bazan e Paz che hanno contratti di fornitura con il Ministero della difesa israeliano o con l’aeronautica militare. Nel nono caso l’acquirente finale è Europe Asia Pipeline Company (EAPC), società di proprietà dello Stato di Israele.
È quanto emerge da un’inchiesta della nostra unità investigativa in collaborazione con la trasmissione Report, diffusa ieri sera in anteprima su Rai3. L’inchiesta è stata realizzata integrando i dati del database specializzato Kpler con indagini indipendenti ed evidenzia il rischio che l’Italia e le aziende coinvolte possano aver contribuito alla filiera di approvvigionamento energetico delle Forze armate israeliane (IDF), accusate di crimini di guerra e crimini contro l’umanità a Gaza.
Da dove è partito il petrolio e cosa dicono le aziende coinvolte
Secondo l’inchiesta di Greenpeace tre spedizioni, di cui due destinate al gruppo Paz, sono partite dal terminal del porto di Taranto (Puglia) gestito da Eni, che ha dichiarato di aver agito solo da terminalista, precisando che il greggio movimentato era prodotto nel Centro Olio Tempa Rossa (in Basilicata) e di proprietà della joint venture “Tempa Rossa” tra Total Energies EP Italia S.p.A. (50%), Shell E&P Italia S.p.A. (25%) e Mitsui E&P Italia B S.r.l. (25%). Eni ha inoltre indicato che una delle tre spedizioni è stata curata da Shell, senza fornire ulteriori dettagli sugli altri due carichi. Contattata da Report, Total Energies ha comunicato di non essere coinvolta nelle spedizioni citate, mentre Shell non ha replicato.

Altre dieci spedizioni, di cui cinque destinate al gruppo Bazan, sono partite dalla raffineria di Priolo Gargallo (Sicilia), gestita da ISAB, la quale ha dichiarato che la commercializzazione dei prodotti finiti della raffineria sarebbe gestita in via esclusiva dal trader internazionale Trafigura. Un’altra spedizione destinata al gruppo Bazan è partita dalla raffineria Iplom di Busalla (Liguria), come ha confermato la stessa Iplom. Infine, tre spedizioni verso Israele sono partite dalla raffineria di Sarroch (Sardegna), ma non è stato possibile identificare gli acquirenti.
Queste spedizioni sono legali? Risponde Francesca Albanese, relatrice ONU sui territori palestinesi occupati
«Fornire carburante e greggio a Israele significa dargli lo strumento per rifornire gli aerei e l’esercito mandati a distruggere Gaza», ha dichiarato a Report Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, commentando l’inchiesta. «Commerciare petrolio con Israele è illegale, perché dal gennaio 2024 la Corte di Giustizia internazionale ha riconosciuto il rischio di genocidio, che comporta l’obbligo di adottare misure cautelari. Il governo italiano dovrebbe ordinare la cessazione immediata delle forniture» .
La nostra inchiesta ha documentato che alcune delle navi che hanno trasportato questi carichi avrebbero alterato i dati del tracciamento AIS (automatic identification system) con attività come lo spegnimento arbitrario del sistema e, almeno in un caso, la falsificazione dell’identità della nave.

Chiediamo al governo Meloni di evitare qualsiasi coinvolgimento nel genocidio
Chiediamo al governo Meloni di adottare tutte le misure necessarie per evitare qualsiasi coinvolgimento del nostro Paese in crimini contro l’umanità e di garantire il rispetto del diritto internazionale e della dignità umana a Gaza.
Al governo italiano e alla comunità internazionale chiediamo di garantire il rispetto del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e la distribuzione senza ostacoli degli aiuti umanitari da parte della Flotilla, dell’ONU e di altre organizzazioni umanitarie nella Striscia di Gaza. Chiediamo inoltre un embargo totale sulle armi, il rilascio di tutti i civili detenuti illegalmente, l’imposizione di sanzioni mirate contro Israele e la fine dell’occupazione illegale della Palestina.


