” Meglio una piccola porzione di una grande torta, anziché una grossa porzione di una piccola
attribuito a Calouste Gulbenkian.

La scabrosa vicenda del ponte sullo Stretto di Messina racconta molto di un sistema in cui gli interessi di pochi si fanno sempre più evidenti mentre quelli della collettività svaniscono: investire 14 miliardi (cifra in costante aumento negli anni…) per un progetto su cui più di un tecnico ha espresso dubbi, in un contesto che – solo per restare nel perimetro del sistema dei trasporti – è poco più che medievale, fa porre qualche interrogativo. Cui sono date risposte varie. Sul web ne circola una piuttosto evocativa: sarebbe come comprarsi mutande di lusso senza farsi il bidet per qualche decennio. Insomma, un nonsense e uno spreco di denaro.
Le notizie che leggiamo sui media – e che come tali vanno prese, non come sentenze – ci parlano di (presunti) interessi mafiosi e di gruppi di potere che vorrebbero approfittare di questa (obiettivamente ghiotta) occasione. Non è un timore nuovo, al contrario. Nella sua fulminante chiarezza, durante un intervento a Bovalino (Reggio Calabria) Don Luigi Ciotti ha affermato che “il ponte sullo Stretto non unirà solo due coste, ma certamente due cosche.” E noi che assistiamo sgomenti al procedere di un progetto insensato, onestamente qualche dubbio sul “cui prodest” ce lo facciamo venire.
Che poi questo progetto venga “difeso” con iniziative che ledono i nostri principii democratici peggiora decisamente il quadro generale. Se c’è bisogno di inserire nell’ennesimo “decreto (in)sicurezza” una specifica aggravante che pare fatta apposta per zittire chi protesta contro questa follia, evidentemente qualche dubbio – sulla legittimità del progetto e sull’ideologia sottostante – non può che manifestarsi.
Scopriamo poi che quella stessa magistratura contabile, accusata dalla Primo Ministro Giorgia Meloni di “invasione… sulle scelte del Governo e del Parlamento” per aver rifiutato di avallare un progetto irricevibile era in realtà contaminata dall’interno (invasa?) da persone che – con sistemi sulla cui liceità si pronuncerà la magistratura – pare cercassero di indirizzarne l’attività di controllo.
I giornali ci informano poi che l’allarme su questi passaggi poco chiari sia stato lanciato dall’interno della Corte dei Conti stessa e ciò è certamente cosa che ci solleva un po’, ma che (per punizione?) dopo la bocciatura della delibera Cipess il governo abbia provato a limitare i poteri della stessa Corte perché sto ponte deve passare a ogni costo, ecco questo un pochino ci fa perdere fiducia nelle istituzioni. E questo è un problema.
Perché perdere fiducia nelle istituzioni porta non solo al disimpegno e al silenzio ma soprattutto a tollerare l’intollerabile, come ben descrive (parlando della persistenza della criminalità organizzata in Calabria) questo estratto da una interessante (e cruda) analisi della sociologa Anna Sergi, pubblicata su Lavialibera.it.
“La ‘ndrangheta nasce anche a seguito di eventi come quelli menzionati. Nasce dal risentimento verso lo Stato che non consulta e non ascolta il no di moltissimi cittadini al ponte e non rispetta la fede dei pellegrini di Polsi; nasce dalla sfiducia nelle istituzioni, pubbliche o ecclesiastiche, che non fanno abbastanza – o vengono percepite come manchevoli – nel risolvere i problemi quotidiani di accesso a un Santuario o si dimostrano incapaci di leggere le vere necessità (anche logistiche) del territorio, invece di proporre un ponte di discutibile utilità e quasi certa nocività. Nasce dalla consapevolezza – con radici reali o no non conta, perché conta la percezione collettiva – che ‘il potere’ (di qualsivoglia natura, politico, ecclesiastico, privato) remi sempre contro la povera gente (anche se questa gente non è sempre povera)“.
Resistere al ponte, ai decreti che criminalizzano la protesta, agli interessi più o meno torbidi di chi vìola le regole è quindi il modo migliore per generare anticorpi socialmente utili. Per riappropriarsi di quelle istituzioni democratiche che per qualche ragione vogliono farci venire a noia.
La cura alla sfiducia e alla disillusione sono l’attivismo e la consapevolezza. L’impegno contro ogni sopruso, a cominciare dal ponte sullo Stretto: un corpo estraneo alla nostra cultura e società che non a caso Padre Antonio Spadaro ha definito “protesi impoetica” nel suo libro “La Sicilia è un sentimento”.
Sentenza, direi, definitiva.


