Vista panoramica di Torre Guaceto in Puglia.

Cosa accade ai siti marini protetti quando mancano controlli, fondi e piani di gestione adeguati?

Semplice: la protezione resta solo sulla carta. 

È questa la situazione di quattro Siti Natura 2000 tra SIC (siti di interesse comunitario) e ZSC (Zone Speciali di Conservazione) su cui abbiamo indagato in Sardegna, Campania, Puglia e nelle acque oltre il limite territoriale.

Aree che ospitano una biodiversità preziosissima e specie marine uniche che dovremmo proteggere con tutte le nostre forze. E che oggi, invece, sono teatro di attività come pesca a strascico, sversamenti illegali e bracconaggio.

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Cosa sono i SIC e le ZSC, e perché è importante proteggerli

I SIC sono i Siti di Interesse Comunitario, ovvero aree che ospitano habitat naturali o specie rilevanti secondo la Direttiva Habitat e che fanno parte della Rete Natura 2000.

Quando vengono adottate misure di conservazione specifiche e un piano di gestione, i SIC diventano ZSC, ovvero Zone Speciali di Conservazione: assumono cioè una protezione più strutturata e vincolante.

Tuttavia, già quando un’area è designata semplicemente come SIC, gli Stati membri sono tenuti a mettere in atto serie misure di conservazione: a quanto pare, però, nei quattro siti che abbiamo analizzato tutto ciò non avviene. Vediamo perché.

Vista panoramica di Torre Guaceto in Puglia.

Siti marini che dovrebbero essere protetti non lo sono affatto: ecco cosa abbiamo scoperto

Il caso Argentiera (Sardegna)

Il SIC marino “Dall’Isola dell’Asinara all’Argentiera”, in Sardegna, ha una superficie di 54.483 ettari e rappresenta un corridoio ecologico per il tursiope (Tursiops truncatus), un delfino considerato come specie vulnerabile fino a pochi anni fa e solo di recente in lieve ripresa.

Nel 2023, la Regione Sardegna ha affidato la gestione dell’area al Parco Nazionale dell’Asinara. Nel SIC, tuttavia, al momento non sono applicate delle reali misure di tutela: nell’area infatti si rileva ancora oggi un costante passaggio di pescherecci, per lo più legati alla pesca a strascico: una delle attività più impattanti per gli ecosistemi marini. 

Panoramica sottomarina del Palinuro Seamount
Palinuro seamount (Campania)

Il caso Palinuro (acque oltre il limite territoriale)

Il SIC “Palinuro Seamount” è stato istituito il 4 agosto 2023 e copre 6.367 ettari di mare. 

Ospita una biodiversità incredibile: spugne, gorgonie e coralli, tra cui anche il corallo giallo Dendrophyllia cornigera (specie vulnerabile secondo la lista IUCN). A questi si aggiungono delfini e diverse specie di squali, come la verdesca (Prionace glauca) e lo squalo bianco (Carcharodon carcharias)

Al momento, non sono ancora state definite misure di conservazione per questo SIC, tanto che dall’analisi dei dati satellitari risulta che dal 2022 al 2024 l’area sia stata sempre attraversata da imbarcazioni dedite soprattutto alla pesca con palangaro.  

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Il caso Capri e Punta Campanella (Campania)

Il SIC di Punta Campanella e Capri, in Campania, si estende su 8.491 ettari di mare ed è diventato ZSC nel 2019. 

L’area ospita habitat di grande valore, come praterie di Posidonia oceanica, grotte marine e banchi di coralligeno, ed è fondamentale per specie come la tartaruga Caretta caretta, il tursiope e diverse specie di gabbiani.

La gestione è affidata al Consorzio dell’Area Marina Protetta Punta Campanella. Tuttavia, la Regione Campania non ha stanziato fondi né assegnato personale dedicato alla gestione della ZSC e, a oggi, non risultano misure di gestione realmente efficaci.

Le nostre analisi mostrano un’intensa presenza di imbarcazioni turistiche nell’area: a metà luglio del 2025, un catamarano alla deriva è addirittura naufragato nell’area. 

A questo si aggiungono altri episodi di forte impatto ambientale tra cui uno sversamento illecito di sostanze inquinanti nel 2020 e la presenza massiccia di bracconieri a caccia di datteri di mare.

Vista panoramica di Torre Guaceto in Puglia.

Il caso Torre Guaceto e Macchia San Giovanni (Puglia) 

L’ultimo sito che abbiamo analizzato è il SIC “Torre Guaceto e Macchia San Giovanni”, in Puglia, che si estende per 7.978 ettari di mare ed è diventato ZSC nel 2018.

L’area è importante per la tartaruga Caretta caretta e per le praterie di Posidonia oceanica. La gestione è affidata al Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, formato dal Comune di Brindisi e Carovigno insieme a WWF Italia.

Nonostante questo, mancano ancora misure di conservazione specifiche per limitare attività dannose come la pesca a strascico e la Regione non ha mai finanziato il Consorzio per sostenere monitoraggi e attività di gestione.

Dalle nostre analisi la pesca risulta quasi nulla. Un dato che però, con ogni probabilità, non riflette la realtà: molte imbarcazioni che operano nell’area infatti non usano sistemi di tracciamento e risultano quindi difficili da rilevare.

Sub di Greenpeace regge sottacqua un cartello che recita “Difendiamo il mare”.
© Lorenzo Moscia / Greenpeace

Servono regole, fondi e maggiori controlli per proteggere il mare!

La tutela dei Siti Natura 2000 continua a essere frenata da una gestione frammentata tra Ministero dell’Ambiente, Regioni, Parchi e Aree Marine Protette. Il risultato? Sovrapposizioni di competenze, vuoti decisionali e una protezione che troppo spesso resta solo sulla carta.

Per proteggere davvero questi ecosistemi servono più fondi, controlli coordinati e piani di gestione davvero operativi. È quello che chiediamo con il progetto AMPower, nato dalla collaborazione tra Greenpeace e Blue Marine Foundation per rafforzare la tutela dei siti Natura 2000 e per sostenere l’ampliamento delle Aree Marine Protette.

Il Mediterraneo è uno degli ecosistemi più ricchi di biodiversità al mondo, ma anche uno dei più minacciati. Senza interventi concreti rischiamo di perdere habitat e specie che non possono essere sostituiti: servono subito misure efficaci per proteggerli!

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