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Le prese di posizione sull’Amazzonia del nuovo presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, sono al centro dell’attenzione internazionale.

Già durante la campagna elettorale dell’anno scorso, Bolsonaro aveva minimizzato le preoccupazioni ambientali, minacciando di abbandonare gli impegni presi con l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici; di non creare di nuove riserve indigene; e di promuovere un maggiore sfruttamento minerario ed economico dell’Amazzonia.

È risaputo che il neopresidente brasiliano gode del supporto dalla potente lobby dei produttori agricoli: il Brasile è uno dei principali esportatori mondiali di carne bovina e di soia.

Non a caso, tra le prime promesse elettorali mantenute da Bolsonaro c’è quella di rendere il Ministero dell’agricoltura responsabile della decisione sulle terre rivendicate dalle popolazioni indigene.

Questa decisione è particolarmente allarmante non solo perché indebolisce l’ente preposto agli affari indigeni (FUNAI), ma anche perché la nuova Ministra dell’Agricoltura, Tereza Cristina Corrêa da Costa Dias, è da sempre vicina agli interessi del cosiddetto “blocco ruralista”, che difende gli interessi dei grandi latifondisti.

In un momento in cui la deforestazione è di nuovo in aumento, escludere i Popoli Indigeni e le comunità tradizionali dalla conservazione dell’Amazzonia è una pessima decisione, che può avere impatti negativi sia per il clima, sia in termini economici, come dimostra un rapporto realizzato da Rights and Resources Initiative in collaborazione con la Relatrice Speciale dell’Onu per i Popoli Indigeni, Victoria Tauli-Corpuz.

A far parlare di sé è stato anche il nuovo Ministro dell’Ambiente, Ricardo Salles, che ha conquistato l’attenzione della stampa internazionale per aver affermato, durante un’intervista televisiva, di non conoscere Chico Mendes, storico sindacalista e difensore dell’Amazzonia, assassinato negli anni ottanta da sicari dell’industria del legname.

C’è però una notizia interessante: Bolsonaro è preoccupato per le ripercussioni che potrebbe avere il Sinodo sull’Amazzonia voluto da Papa Francesco, che si terrà in ottobre in Vaticano. All’incontro parteciperanno i vescovi che operano in Amazzonia, i rappresentanti di comunità indigene e alcune organizzazioni ambientaliste. Il governo brasiliano vorrebbe arginare le possibili critiche sulla propria politica ambientale e intende organizzare un controvertice a Roma con il supporto del governo italiano.

La Foresta amazzonica è la più grande foresta intatta del mondo. Ospita il 10% di tutte le specie vegetali e animali conosciute sulla Terra. È anche la casa di più di 24 milioni di persone, tra cui numerosi indigeni appartenenti a 180 gruppi diversi. Oltre alla sua incredibile biodiversità, l’Amazzonia immagazzina grandi quantità di anidride carbonica, giocando quindi un ruolo fondamentale nella lotta contro i cambiamenti climatici.