Quale futuro energetico per l'Europa

Pubblicazione - 27 marzo, 2014
In tre distinti rapporti Greenpeace fotografa la situazione delle grandi aziende elettriche ancora bloccate a difendere le fonti fossili, del pericoloso invecchiamento centrali nucleari e del conflitto tra rinnovabili e fonti sporche nelle reti elettriche in Europa. Entro ottobre 2014 la UE dovrà decidere la propria politica energetica e di taglio delle emissioni di CO2 e stabilire gli obiettivi al 2030.

"Locked in the past": le grandi aziende energetiche europee come emerge dai loro investimenti sbagliati, sono rimaste legate al passato e alle fonti fossili, che le hanno portate in una condizione finanziaria precaria. I segnali di cambiamento del mercato c'erano ed erano evidenti, ma le compagnie energetiche non sono state in grado di coglierli e sono pertanto rimaste indietro nella corsa alle rinnovabili. Per questo ora cercano di bloccarne il mercato.

"Out of age": su 151 reattori nucleari operanti in Europa, 66 hanno più di 30 anni, 25 più di 35 anni, 7 più di 40 anni. Greenpeace ha fatto una fotografia della tragica situazione evidenziando i rischi legati all'invecchiamento dei reattori, molti dei quali stanno operando con deroghe rispetto all'iniziale periodo di vita previsto.

"powE[R] 2030": L’Europa ha bisogno di politiche energetiche unitarie, altrimenti i costi del sistema dell’energia elettrica aumenteranno di circa 2 miliardi di euro l'anno entro il 2030. Il rapporto dimostra come con investi uguali a quelli previsti da ENTSO-E (il network europeo dei gestori delle reti elettriche) sarebbe possibile dimezzare i chilometri di nuove linee elettriche aumentando contemporaneamente l'integrazione delle rinnovabili fino al 77% sul totale. Se invece ogni paese continuerà a procedere autonomamente questo causerà costi più alti per tutto il sistema.

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