Quale futuro per il vino italiano?

Pubblicazione - 2012-03-25
Chianti in Trentino, Aglianico e Falanghina sempre più difficili da coltivare e vendemmie anticipate dall'Oltrepò Pavese alla Toscana. Sono solo alcuni degli effetti possibili o già in atto dei cambiamenti climatici sulla produzione vitivinicola italiana.

sabato 24 marzo 2012

Grapes in a Vineyard in France © Greenpeace / Pierre Gleizes

In occasione di Vinitaly 2012 presentiamo "Quale futuro per il vino italiano?", un documento che accende l'attenzione sull'influenza che il climate change esercita sui vini di casa nostra. Sono tanti i produttori italiani che hanno dovuto reagire al fenomeno anticipando il calendario delle raccolte e intervenendo nella fase di produzione. Con quali risultati?

 

Se vogliamo difendere il vino è necessario mantenere l'aumento globale delle temperature al di sotto dei 2°C rispetto all'epoca industriale. Chiediamo quindi ai Governi di impegnarsi subito a invertire l'andamento delle emissioni globali di gas serra entro il 2015 e a raggiungere riduzioni globali dell'ottanta per cento delle emissioni di gas serra entro il 2050 rispetto al 1990, intervenendo per i tre quarti con azioni a livello nazionale.  

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