People are silhouetted before the setting sun as an excessive heatwave continues on July 10, 2024 in Death Valley National Park.

Hundreds of Europeans touring the American West and adventurers from around the U.S. are still being drawn to Death Valley National Park, even though the desolate region known as one of the Earth's hottest places is being punished by a dangerous heat wave blamed for a motorcyclist's death over the weekend.

French, Spanish, English and Swiss tourists left their air-conditioned rental cars this week to take photographs of the barren landscape so different than the snow-capped mountains and rolling green hills they know back home. American adventurers liked the novelty of it, even as officials at the park in California warned visitors to stay safe.

A blistering California heat wave over the past week could be topped off by the hottest temperature ever recorded on Earth. That kind of extreme heat has led to more deaths than wildfires and cost billions of dollars over a decade, according to the state insurance department.
© David McNew / Greenpeace

In riferimento al rapporto pubblicato oggi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale, secondo cui la frequenza e l’intensità degli eventi di calore estremo sono aumentate notevolmente con gravi impatti su metà della popolazione mondiale che mettono a rischio la salute dei lavoratori e delle persone più vulnerabili (bambini, anziani, popolazioni a basso reddito), Greenpeace richiama le responsabilità delle aziende dei combustibili fossili nella crisi climatica.

«I governi di tutto il mondo non possono più restare a guardare mentre la salute e il reddito dei lavoratori vengono compromessi a causa di una crisi climatica alla quale hanno contribuito in misura minima. Nel frattempo, le compagnie petrolifere e del gas guadagnano miliardi ogni giorno, alimentando il riscaldamento globale con le loro emissioni fuori controllo», commenta Federico Spadini della campagna Clima di Greenpeace Italia. «Il rapporto ONU elenca molte soluzioni giuste per affrontare questa grave situazione, ma sono i grandi inquinatori, e non le persone comuni, che dovrebbero finanziare le azioni contro la crisi climatica. Per questo chiediamo ai governi di introdurre una tassazione adeguata sui profitti delle aziende dei combustibili fossili».

Il rapporto delle agenzie ONU afferma che la produttività lavorativa si riduce del 2-3% per ogni grado sopra i 20°C e che il caldo estremo aumenta i rischi di colpi di calore, disidratazione, disfunzioni renali e disturbi neurologici per i lavoratori. Questi dati sono l’ennesima dimostrazione che la crisi climatica dovuta all’innalzamento delle temperature non è solo un problema ambientale, ma riguarda anche la salute pubblica e dunque si intreccia profondamente con questioni di giustizia sociale. Per Greenpeace, abbandonare rapidamente l’utilizzo dei combustibili fossili a favore delle fonti rinnovabili e tassare le aziende inquinanti per finanziare la transizione energetica e gli interventi di adattamento al caldo estremo sono le prime soluzioni da mettere in pratica per agire alla radice della crisi climatica.