In riferimento alla Nuova Strategia italiana per l’Artico presentata oggi dal presidente del consiglio Giorgia Meloni, Alessandro Giannì di Greenpeace Italia così commenta:

«Gli appetiti delle aziende italiane per lo sfruttamento delle risorse dell’Artico sembrano essere il motore delle nostre strategie di influenza in un’area in cui i conflitti sono da tempo in aumento. Lo scioglimento dei ghiacci rende tecnicamente accessibili idrocarburi, minerali e risorse ittiche. Non è un caso che già nel 2013 Fincantieri aveva avviato una “partnership con i nostri amici russi” per piattaforme di estrazione petrolifera, mentre più di recente la sua controllata norvegese Vard ha avviato la costruzione di un peschereccio di oltre ottanta metri di lunghezza. Nel frattempo Eni – con la controllata norvegese Var Energi – ha avviato lo sfruttamento di giacimenti di idrocarburi nel Mare di Barents».

«Il fatto è che le tensioni nell’Artico rischiano di esplodere e se davvero l’Italia vuole “preservare l’Artico come area di pace e cooperazione”, l’unica soluzione è porre un freno a queste mire rapaci e suicide che rischiano di devastare un ecosistema cruciale per regolare il clima planetario. La soluzione è nota e ha un precedente nel Trattato di Madrid che ha bloccato ogni attività estrattiva e militare in Antartide. Per l’Oceano Artico, lo strumento che abbiamo a disposizione è il Trattato degli Oceani entrato in vigore domani. Purtroppo, al di là di un sostegno a parole, l’Italia non ha nemmeno avviato concretamente il processo di ratifica del Trattato. Cosa aspettiamo?», conclude Giannì.