Greenpeace Africa joined local and Indigenous communities of Lokolama, Penzélé and Mbandaka in the Congo Basin forest, Democratic Republic of Congo (DRC) to learn how they protect their environment, share their cultures, and chart sustainable solutions for the future. Together they marked Indigenous People’s Day. Greenpeace Africa documented how the communities apply ancestral knowledge and traditional practices to protect the forest and peatlands they depend on.
© Greenpeace / Junior D. Kannah

Il corridoio ecologico Kivu-Kinshasa, una delle più ambiziose iniziative di conservazione della Repubblica Democratica del Congo, rischia di essere compromesso dall’espansione delle attività petrolifere e minerarie. È quanto emerge dal nuovo rapporto di Greenpeace AfricaThe Kivu–Kinshasa Green Corridor: Warning Signs and the Urgent Need for a Moratorium on New Extractive Projects”, che denuncia le contraddizioni tra gli obiettivi di tutela ambientale di quest’area protetta e il continuo sviluppo di progetti estrattivi al suo interno.

Secondo la nuova analisi dell’organizzazione ambientalista, il 72% del corridoio ecologico Kivu-Kinshasa si sovrappone a zone di estrazione petrolifera, mentre oltre 12,3 milioni di ettari dell’area sono interessati da concessioni minerarie. A essere minacciati sono anche circa 6,5 milioni di ettari di torbiere, ecosistemi di zone umide che accumulano grandi quantità di carbonio nei suoli e che, se degradati, contribuiscono all’aumento delle emissioni di gas serra, oltre a compromettere habitat fondamentali per numerose specie.

«Il corridoio ecologico Kivu-Kinshasa rappresenta un’opportunità importante per proteggere uno degli ecosistemi forestali più preziosi del pianeta, ma rischia di perdere efficacia se, nella stessa area, continuano a espandersi nuove attività estrattive», dichiara Martina Borghi della campagna Foreste di Greenpeace Italia. «La tutela delle grandi foreste tropicali richiede coerenza: non è possibile presentare un territorio come modello di conservazione e contemporaneamente aprirlo a nuovi progetti minerari e di estrazione di gas e petrolio, che possono mettere in pericolo ecosistemi unici al mondo e i diritti dei Popoli Indigeni e delle comunità locali».

Istituito nel gennaio 2025, il corridoio ecologico Kivu-Kinshasa si estende per oltre 544 mila chilometri quadrati, un’area grande quanto la Francia, ed era stato presentato come una delle più grandi iniziative di conservazione forestale tropicale al mondo. L’area si trova nel cuore della foresta del bacino del Congo, la seconda foresta tropicale più estesa al mondo: un ecosistema fondamentale per il clima globale grazie alla sua capacità di immagazzinare carbonio e alla straordinaria biodiversità che ospita. 

Il rapporto di Greenpeace Africa denuncia invece numerose criticità legate alla governance dell’area. Nel 2025, infatti, il governo della Repubblica Democratica del Congo ha avviato una nuova gara per l’assegnazione di 55 blocchi petroliferi, ovvero aree destinate a possibili attività di esplorazione e produzione di petrolio, alcune delle quali situate all’interno o in prossimità di territori caratterizzati da elevata biodiversità e dalla presenza di comunità che dipendono direttamente dalle foreste.

Per Greenpeace, qualsiasi modello credibile di conservazione della natura deve garantire il pieno rispetto dei diritti dei Popoli Indigeni e delle comunità locali, attraverso il riconoscimento del diritto alla terra, la partecipazione alle decisioni e il rispetto del consenso libero, previo e informato. Greenpeace chiede quindi al governo della Repubblica Democratica del Congo di dichiarare il corridoio ecologico Kivu-Kinshasa zona vietata ai nuovi progetti estrattivi, introducendo una moratoria su petrolio, gas e miniere nell’area, in modo da garantire che gli investimenti pubblici e privati non contribuiscano alla distruzione degli ecosistemi. L’organizzazione chiede inoltre a decisori politici, partner internazionali, istituzioni finanziarie e investitori di mettere al primo posto la protezione delle persone e della natura.