Deforestazione, inquinamento, commercio di armi e allevamenti intensivi: il nostro Pianeta era già gravemente malato prima dell’arrivo della pandemia. La ripartenza dopo il Covid-19 è…

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Investiamo in una ripartenza verde e giusta.

Per scongiurare la crisi economica provocata dalla pandemia di Covid- 19 a livello europeo si prevede la mobilitazione di volumi di aiuti importanti: circa 4 mila miliardi di euro, pari a più del 25% del PIL europeo ed equivalente a circa 9mila euro per ciascun cittadino europeo.

Si tratta di un’occasione storica per il nostro Paese e per l’intero Pianeta per ripartire nel modo giusto, investendo innanzitutto in welfare, istruzione e salute, rigenerare le nostre città congestionate ed inquinanti e finanziare un piano energetico in linea con le indicazioni della scienza. La ripartenza dopo il Covid può essere l’occasione per riscrivere finalmente le regole di un sistema economico che fino ad ora ha premiato solo grandi inquinatori e i settori produttivi più dannosi per l’ambiente, a scapito del Pianeta e della salute delle persone. Per fare questo bisogna garantire regole di assegnazione dei fondi a vantaggio delle aziende virtuose e la completa esclusione delle fonti fossili dai pacchetti di aiuti.

I fondi pubblici non devono favorire le industrie inquinanti!

Il fatto che attualmente non ci sia alcun tipo di criterio ambientale nell’allocazione di questi aiuti in discussione al Consiglio europeo fa si che le industrie ad alta intensità di energia sporca e quelle più inquinanti vengano favorite da molti punti di vista.

Greenpeace Olanda ha mostrato in una nuova inchiesta come a livello nazionale ci siano molteplici meccanismi, come sgravi fiscali, tagli alle accise per i combustibili fossili e modifiche del quadro normativo, che favoriscono l’industria fossile.

Nello studio propone anche una checklist di misure che i governi nazionali e l’Ue dovrebbero seguire per evitare di avvantaggiare chi inquina: vincolare gli aiuti ad aziende con ambiziosi piani di contrasto ai cambiamenti climatici, la completa esclusione del settore delle fonti fossili da prestiti pubblici e anche dalle operazioni di quantitative easing delle banche centrali, il mantenimento dei regolamenti di protezione ambientale e l’applicazione di meccanismi di trasparenza per le misure post Covid-19.

Diamo priorità a persone, lavoro e ambiente.

In questi mesi abbiamo capito a nostre spese che non c’è salute in un Pianeta malato e che non possiamo più ripetere gli errori commessi in passato quando gli investimenti per uscire dalla crisi economica hanno solo rafforzato i settori produttivi più inquinanti.

In un momento di così grande cambiamento, chiediamo a livello europeo l’istituzione di un organismo di controllo che supervisioni i pacchetti di aiuti economici elargiti dalla Commissione europea e dai governi degli Stati Membri per garantire il loro allineamento con gli obiettivi di riduzione delle emissioni degli Accordi di Parigi.

Al  Governo italiano chiediamo inoltre di riscrivere il sistema di assegnazione dei fondi pubblici, sostituire le sovvenzioni a armamenti ed attività dannose per l’ambiente con investimenti in welfare, istruzione e salute, promuovere le imprese che producono in modo sano ed ecologico, adottare un piano un piano energetico e climatico in linea con le indicazioni della scienza e applicare misure di rigenerazione delle nostre città. Di mettere cioè la salute delle persone e del Pianeta veramente al primo posto. La ripartenza dopo il Covid-19 deve essere un’occasione per rifiutare il vecchio sistema economico: non ripetiamo ancora gli errori del passato!