Una grande quantità di ghiaccio si stacca da un ghiacciaio nel fiordo di Scoresby Sund, sulla costa orientale della Groenlandia.
© Christian Åslund / Greenpeace

L’Artico si sta riscaldando quattro volte più velocemente del resto del pianeta1. I ghiacci si ritirano, gli ecosistemi collassano e il clima globale perde uno dei suoi principali stabilizzatori naturali. Ma mentre questa regione entra in una fase critica, sta diventando anche sempre più accessibile — e appetibile — per governi, industrie e grandi potenze economiche (come dimostrano le mire di Trump sulla Groenlandia).

Rotte marittime più brevi, nuove riserve di gas e minerali, infrastrutture strategiche: l’Artico è oggi al centro di una corsa globale che rischia di trasformarlo da santuario naturale a nuova frontiera estrattiva. Capire cosa sta accadendo in questa regione significa capire una delle partite decisive del nostro tempo: quella tra la protezione del pianeta e lo sfruttamento delle sue ultime risorse.

L’Artico non può aspettare: difendiamolo prima che sia troppo tardi!

Perché sempre più Stati sono interessati all’Artico

Petrolio, gas e terre rare: un banchetto per le superpotenze

L’Artico è un territorio ricco di risorse. Si stima che custodisca circa il 30% delle riserve mondiali di gas naturale2 non ancora scoperte e circa il 13% delle riserve globali di petrolio3 non ancora scoperte.

Ma c’è di più. L’Artico ospita importanti giacimenti di terre rare4 (si stima che solo in Groenlandia ce ne siano 36 milioni di tonnellate), oltra a una gamma impressionante di minerali strategici come rame, grafite, gallio, tungsteno, zinco, oro, argento e ferro. Risorse, queste, che vengono sempre più spesso “spacciate” come fondamentali per la transizione energetica.

Ci vuole poco a capire come appaia l’Artico agli occhi delle grandi potenze: una nuova frontiera estrattiva da sfruttare. Ma le conseguenze potrebbero essere disastrose per un ecosistema già profondamente vulnerabile a causa della crisi climatica.

Attivisti di Greenpeace si dirigono in gommone verso la piattaforma petrolifera West Hercules, nel nord della Norvegia.
© Jonne Sippola / Greenpeace

Ghiaccio che si scioglie, rotte commerciali che si aprono

È proprio il cambiamento climatico, e il conseguente scioglimento dei ghiacci, ad aver reso le rotte artiche sempre più accessibili. Basti pensare alla Northern Sea Route, la rotta che viaggia lungo le coste russe: lo scioglimento dei ghiacci ne sta ampliando sempre più la navigabilità stagionale e il potenziale economico5

Questa via, che permette di ridurre in modo significativo i tempi di collegamento tra Asia ed Europa rispetto al Canale di Suez, potrebbe arrivare ad attrarre fino al 40-50% del traffico commerciale oggi in transito per Suez6.

Ma quando le acque si aprono, non arrivano solo navi commerciali: arrivano anche interessi geopolitici, tensioni militari e una nuova corsa tra potenze mondiali.

Ogni pezzo di ghiaccio perso è un pezzo di futuro che scompare: proteggiamo l’Artico!

Dettagli dei banchi di ghiaccio che sono stati frammentati dal vento e dalle correnti oceaniche.
© Nick Cobbing / Greenpeace

La corsa globale all’Artico tra Stati Uniti, Russia e Cina

Negli ultimi anni l’Artico è diventato un terreno di competizione tra grandi potenze

La Russia ha rafforzato la propria presenza militare e infrastrutturale lungo la Northern Sea Route, mentre la Cina — nella prospettiva di costruire una “Via della Seta Polare” dalle grandi potenzialità commerciali — ha intensificato la propria presenza nella regione attraverso navi militari e scientifiche7.

In questo quadro si inseriscono anche gli Stati Uniti. L’Artico è entrato esplicitamente nel dibattito geopolitico globale quando Trump ha definito la Groenlandia “necessaria per la sicurezza nazionale”. Un episodio che ha reso evidente quanto le risorse, le rotte marittime e il posizionamento strategico dell’Artico siano ormai centrali negli equilibri di potere globali.

Non lasciamo che la sete di profitto cancelli un ecosistema unico al mondo: difendiamo l’Artico!

Vista aerea delle montagne e dei ghiacciai nel fiordo di Scoresby Sund, costa orientale della Groenlandia.
© Christian Åslund / Greenpeace

Anche l’Italia ha interessi nell’Artico

E questi interessi, neanche a dirlo, sono gli stessi degli altri Paesi: energetici, industriali e strategici

ENI opera nella regione tramite Vår Energi, con attività offshore nel Mare di Barents, nel Mar di Norvegia e nel Mare del Nord. Leonardo partecipa all’Arctic Security and Emergency Preparedness Network (ARCSAR), un progetto internazionale che coinvolge forze di sicurezza, autorità civili e centri di ricerca. E poi c’è Fincantieri, che tramite la controllata Vard in Norvegia è attiva nella costruzione di navi dedicate proprio all’ambiente artico8.

L’Italia, insomma, è già parte attiva nella corsa all’Artico. Ma mentre Stati e industrie si contendono ogni metro di ghiaccio, ciò che rischiamo davvero di perdere è molto più grande: il clima, la biodiversità e un ecosistema che sostiene la vita del pianeta.

Chiedi al governo italiano di dire no allo sfruttamento dell’Artico!

Perdere l’Artico significa perdere un alleato contro la crisi climatica e animali unici

L’Artico non è solo una delle ultime grandi regioni selvagge del pianeta: è uno dei suoi principali regolatori climatici, perché quello che accade in questa regione influenza le correnti oceaniche e il clima di tutto il pianeta. 

Ora però, pezzo dopo pezzo, stiamo perdendo questo prezioso alleato: dal 1979 al 2021 sono andati persi oltre 2,14 milioni di km² di ghiaccio marino9, un’area pari a sei volte la Germania.

© Denis Sinyakov / Greenpeace

Ma c’è di più. L’Artico ospita animali unici che dipendono dal ghiaccio per sopravvivere — dall’orso polare al narvalo, dal tricheco alle civette delle nevi. Lo scioglimento dei ghiacci, unito all’aumento del traffico navale, dell’estrazione industriale e dell’inquinamento acustico, sta mettendo in serio pericolo la sopravvivenza di queste specie. 

In questo scenario drammatico, resta però una speranza concreta: uno strumento internazionale capace di proteggere l’Artico prima che sia troppo tardi.

Difendiamo l’Artico per proteggere il futuro del pianeta!

Il Trattato sugli Oceani è la nostra grande occasione per salvare l’Artico

Il Trattato Globale sugli Oceani è oggi lo strumento più importante per proteggere l’Artico. Entrato in vigore il 17 gennaio 2026 dopo la ratifica di 60 Paesi, consentirà di istituire Aree Marine Protette in acque internazionali, creando santuari marini liberi da estrazioni, pesca industriale e attività distruttive. La cattiva notizia, però, è che l’Italia non l’ha ancora ratificato.

Il governo Meloni dichiara di voler preservare l’Artico come “zona di pace” ma allo stesso tempo lo definisce “particolarmente strategico” per investimenti industriali ed energetici. Se davvero l’obiettivo è la protezione dell’Artico, perché l’Italia non ha ancora ratificato il Trattato? Perché continua a sostenere nuovi progetti fossili ed estrattivi in una regione già al collasso climatico?

Servono scelte politiche concrete, e l’Italia non può più restare a guardare.

Attività subacqueo di Greenpeace tiene in mano un cartello con scritto "Proteggi gli oceani". Davanti a lui, nuota una grande medusa bianca.
© Lorenzo Moscia / Greenpeace

L’Artico non può aspettare: dobbiamo agire ora

Chiediamo al governo italiano di assumere un ruolo chiaro e responsabile nella difesa dell’Artico: dobbiamo ratificare subito il Trattato Globale sugli Oceani, opporci a nuove attività estrattive che rischiano di trasformare la regione in una nuova frontiera fossile, e promuovere la smilitarizzazione dell’Artico, affinché resti uno spazio di cooperazione e pace, non di competizione e sfruttamento.

Proteggere l’Artico oggi significa proteggere il clima, la biodiversità e il futuro di tutti e tutte noi. L’Italia deve fare la sua parte adesso, prima che sia troppo tardi.

Salvare l’Artico è ancora possibile: aiutaci a farlo!

Chiedi con noi al governo italiano di ratificare subito il Trattato Globale sugli Oceani e di proteggere l’Artico da nuove attività estrattive.


  1. The Arctic has warmed nearly four times faster than the globe since 1979 (Nature) ↩︎
  2. Circum-Arctic Resource Appraisal: Estimates of Undiscovered Oil and Gas North of the Arctic Circle (USGS) ↩︎
  3. Circum-Arctic Resource Appraisal: Estimates of Undiscovered Oil and Gas North of the Arctic Circle (USGS) ↩︎
  4. Greenland’s critical minerals require patient statecraft (Atlantic Council) ↩︎
  5. Governo Italiano Presidenza del Consiglio dei Ministri ↩︎
  6. Il piano italiano per l’Artico al momento è solo retorica (Il Messaggero) ↩︎
  7. China sees an opportunity in Greenland, but not in the way that Trump thinks (The Guardian) ↩︎
  8. Groenlandia e Artico, l’Italia prepara la strategia: da terre rare a petrolio, le opportunità (Adnkronos) ↩︎
  9. Estensione del ghiaccio marino artico (Marine Copernicus) ↩︎