Ha mai pensato che l’acqua che bevi possa mettere a rischio la tua salute? Se la risposta è no, è normale:  Ci aspettiamo che la legge definisca con precisione gli standard che permettono di considerare l’acqua potabile, pulita e sicura. 

Eppure ci sono dei rischi invisibili. Si chiamano “nitrati” e stanno contaminando le riserve di acqua potabile italiana e dell’Unione Europea. Di chi è la colpa? Ti diamo un indizio: c’entrano gli allevamenti intensivi. 

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Cosa sono i nitrati e qual è il ruolo degli allevamenti intensivi nella contaminazione dell’acqua

I nitrati sono i composti azotati più solubili provenienti dalle deiezioni animali.

In Italia, negli allevamenti intensivi, vengono allevati oltre 660 milioni di animali: puoi immaginare quindi la quantità di deiezioni accumulate che questo comporta.

Quando l’accumulo di liquami nel suolo diventa eccessivo,, i nitrati si diffondono rapidamente anche nelle falde acquifere e negli ecosistemi, fino a contaminarli. La conseguenza? La qualità delle riserve di acqua potabile può essere compromessa.

Ma il problema non sono solo le deiezioni animali. Anche i fertilizzanti sintetici, usati spesso in quantità eccessive, contengono azoto: e questo, ossidandosi, si trasforma in nitrato. Si stima che ben l’80% degli scarichi di azoto nell’ambiente acquatico dell’UE provenga proprio dall’agricoltura intensiva.

Risultato? Suolo contaminato e nitrati che possono arrivare a contaminare anche fiumi e torrenti, e falde sotterranee.

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La situazione italiana: quanto è contaminata la nostra acqua?

Secondo i dati ISPRA del 2025, in Italia, basati su una rete di monitoraggio di 4581 stazioni di monitoraggio delle acque sotterranee, l’11,7% di queste risulta fuori soglia, con valori medi superiori ai 50mg/l. A questo quadro si aggiunge un 4,9% di stazioni che ricadono nella classe immediatamente inferiore (40-49,99 mg), quindi nella soglia di attenzione. 

Un campanello d’allarme da non ignorare, visto che sono queste riserve sotterranee a fornire la maggior parte dell’acqua potabile nel nostro Paese

A questo quadro già allarmante si aggiunge la procedura di infrazione della Direttiva nitrati cui l’Italia è sottoposta dal 2018, a causa della contaminazione da nitrati che vede protagonista in particolar modo la Lombardia, ma anche Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte.

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I rischi legati ai nitrati sono gravi e la legge attuale non ci protegge

L’UE fissa attualmente un limite di nitrati pari a 50 mg/L nell’acqua potabile ed è un problema. Questa legge infatti è stata introdotta nel 1998, sulla base di studi scientifici realizzati negli anni ‘70 e ‘80, quando ancora non si conoscevano gli effetti dell’esposizione ai nitrati a lungo termine, anche se a livelli bassi. 

Ma cosa ci dicono gli studi più recenti? Cosa succede se siamo esposti ai nitrati per lungo tempo, anche a soglie basse?

  • Uno studio del 2018 che ha monitorato 2,7 milioni di persone per 30 anni ha scoperto che il rischio di cancro al colon-retto ha iniziato ad aumentare già a soli 3,87 mg/L, meno di un decimo del limite legale.
  • Un altro studio del 2024 in Danimarca ha confermato che i nitrati nell’acqua potabile sono collegati a un aumento del rischio di cancro al colon-retto – con costi, anche in termini economici, sbalorditivi. Ogni anno, il cancro correlato ai nitrati costa alla Danimarca 317 milioni di dollari (272 milioni di euro)
  • Un ulteriore studio del 2025, basato su 27 anni di dati sanitari e oltre 2.200 casi di tumore, ha confermato l’associazione tra nitrati e tumore al colon. Le persone che consumavano acqua con livelli superiori a 9 mg/L mostravano tassi più elevati rispetto a chi beveva acqua con concentrazioni molto basse

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Suini in un allevamento intensivo

Gli allevamenti intensivi sono il problema alla fonte: dobbiamo risolverlo!

Gli allevamenti intensivi sono una vera e propria “miniera di inquinamento”. 

I nitrati che derivano dalle enormi quantità di deiezioni non smaltite correttamente e dall’uso eccessivo di fertilizzanti sintetici stanno causando una grave contaminazione dell’acqua potabile, che a sua volta sta mettendo sempre più a rischio la nostra salute. Gli studi parlano chiaro.

Dobbiamo affrontare il problema alla fonte. Occorre al più presto ridimensionare gli allevamenti intensivi, smaltire in modo corretto le deiezioni animali, ridurre l’uso dei fertilizzanti sintetici e incoraggiare sempre più diete a base vegetale.

Tutte misure coerenti con la nostra proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi” che abbiamo depositato in Parlamento a marzo 2024 e che attende di essere discussa. Cosa aspetta il governo a fare questo passo decisivo per tutelare finalmente la salute delle persone e dell’ambiente?

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