Lo Stretto di Messina non è Tirreno e non è Ionio. È un mare a sé, unico. Quelle forti correnti che generano le insidie alla navigazione che hanno portato nel mito Scilla e Cariddi creano condizioni irripetibili con una biodiversità particolare.

Fauna e flora resistono, nonostante tutto. È un mare vivo, ma già ferito dalle conseguenze di una urbanizzazione eccessiva delle coste, da problemi nella gestione dei rifiuti e, in ultimo, dagli effetti della crisi climatica, a partire dall’aumento delle temperature del mare. 

Ho voluto vedere come sta questo mare. Durante la prima immersione nel piccolo, delizioso, porto di Scilla abbiamo trovato accanto a una prateria di posidonia – tutto sommato in buono stato – cumuli di rifiuti: metalli, vecchie boe affondate, copertoni, pezzi di reti e tanta, troppa plastica.

Con tanti altri volontari (sintomo di un impegno sociale vitale in questi territori) abbiamo portato via quel che si poteva. Cristina, che ha partecipato all’attività, ha anche trovato una gorgonia rossa, probabilmente stappata da una rete da pesca e rigettata in mare, sulla quale stava disperatamente attaccato un Astrospartum mediterraneum, la mitica stella gorgone. Il giorno dopo siamo tornati a prenderla e l’abbiamo portata nelle profondità del mare di Scilla, dove ha subito dato segni di ripresa: se aiutiamo il mare, lui risponde! 

Aggiungere bellezza a un Mare Unicum, quattro immersioni per quattro opere

È per questo, perché questo mare ha disperato bisogno di aiuto (e perché noi tutti abbiamo disperatamente bisogno del Mare), che abbiamo chiesto a quattro artisti italiani – una scrittrice, una poetessa, un pittore e uno scultore – di affidare le proprie opere al mare per diffondere un appello a tutela dello Stretto di Messina, uno degli ecosistemi marini più straordinari e fragili del Mediterraneo, oggi minacciato dal progetto del Ponte sullo Stretto, come documentato nel nostro briefing scientifico “Mare Unicum”. Di fronte a un’opera che rischia di alterare in modo irreversibile questo patrimonio naturale unico, abbiamo scelto di rispondere in modo diverso mettendo al centro la necessità di protezione. Abbiamo chiesto aiuto all’arte per aggiungere, e non distruggere, bellezza.

Con quattro immersioni, e con il prezioso aiuto dello Scilla Diving Center (questo è un mare che non puoi affrontare a caso), abbiamo portato le opere sui fondali dello Stretto.

“Certe donne nate sullo Stretto”, il racconto di Rosella Postorino

La montagna sommersa

Rosella Postorino ha scritto il racconto autobiografico “Certe donne nate sullo stretto”, ambientato a Scilla. «Attraverso l’ironica messa in scena del “brutto carattere” di mia nonna e, per scherzosa eredità, mio, racconto il modo in cui l’autonomia delle donne è stata sempre stigmatizzata e contrastata nella storia umana, e continua a esserlo», spiega la scrittrice. Per Postorino, partecipare al progetto significa «riconoscere quella bellezza come qualcosa di sacro, che non può essere violato, e provare a far parte di questa sacralità collettiva con un frammento personale».

Quale posto migliore per questo racconto che la “Montagna di Scilla”? La parete a gorgonia rossa (Paramuricea clavata) della Montagna è uno dei posti d’immersione più famosi del Mediterraneo. Purtroppo, la parte superiore della secca, è stata colpita da un’ondata di calore che ha ucciso le gorgonie: un campanello d’allarme evidente degli impatti del cambiamento climatico.

Ma dove il caldo non è arrivato, la parete è piena di vita e colori e le gorgonie stesse (lontane parenti dei coralli) ospitano sui loro “rami” altri organismi, come le clavelline, tunicati spesso coloniali che ricamano sui rami rossi e gialli delle gorgonie delicati merletti viventi. E, nascosto, un grosso scorfano (Scorpaena scrofa) rosso ma invisibile: a quelle profondità, la luce rossa sparisce nel blu del mare! Un condensato di biodiversità, in cui tra l’altro spiccano le colonie del falso corallo nero (Savaglia savaglia): una rarità trovarlo a meno di 45 metri di profondità! 

Rosella Postorino – Scrittice

(foto di Daniela Zedda)

Rosella Postorino (Reggio Calabria, 1978), con il suo romanzo Le assaggiatrici (Feltrinelli, 2018), tradotto in oltre 30 lingue, ha vinto il Premio Campiello e altri 10 premi, tra cui, per l’edizione francese, il Prix Jean-Monnet. Da questo romanzo è tratto il film omonimo diretto da Silvio Soldini.

Ha pubblicato anche i romanzi La stanza di sopra (Premio Rapallo Opera Prima), L’estate che perdemmo Dio (Premio Benedetto Croce e Cesare De Lollis), Il corpo docile (Premio Penne), Mi limitavo ad amare te (finalista al Premio Strega; Premio Asti d’Appello, della giuria popolare I Fiori Blu, speciale della giuria per la Donna Scrittrice, Letterario Internazionale Casinò di Sanremo, Buk), e i memoir Il mare in salita (Laterza, 2011) e Nei nervi e nel cuore (Solferino, 2024). Nella narrativa per ragazzi ha pubblicato Tutti giù per aria (Salani, 2019), Io, mio padre e le formiche (Salani, 2022), Piangiolina (Feltrinelli, 2024) e Un fratellino (Salani, 2025, Premio Campiello Junior). Collabora con le maggiori testate italiane.

“Preferisco restare isola”, opera di Francesco De Grandi

Preferisco restare isola

Invece, in una grotta a circa 35 metri di profondità, tra pareti piene di vita e colori, ha trovato il suo posto l’opera di Francesco De Grandi, una tavoletta di legno con la scritta “Preferisco restare isola”, parte del progetto “ditosinistro”. Una frase che l’artista definisce «una dichiarazione per commentare l’ennesimo folle e scriteriato tentativo di costruire il Ponte sullo Stretto».

Le grotte sottomarine sono un habitat particolare, al tempo stesso fragile e da affrontare con cautela. Ma basta addentrarsi di pochissimi metri che si assiste a una mutazione dei popolamenti: diminuisce la luce ed è come scendere ad alte profondità.

Gli organismi che incrostano le pareti diventano man mano sempre più radi e, solitamente, sono le spugne a popolare le porzioni più interne: animali filtratori di origini antichissime. E poi le colonie di celenterati come Parazoanthus axinellae, Astroides calycularisLeptopsammia pruvoti e una nuvola di bellissimi gamberetti rossi (Plesionika narval) che da quelle parti non hanno vita facile. Poco lontano, uno sciarrano (Serranus scriba) vagava con dei curiosi “fili” che sporgevano dalla bozza: probabilmente le “antenne” di un gamberetto. Tanta vita quindi ma, anche qui abbiamo visto alcune gorgonie uccise dal caldo.

Francesco De Grandi

Francesco De grandi – Pittore

(Foto di Fausto Brigantino)

Francesco De Grandi è un pittore italiano nato a Palermo nel 1968.

#ditosinistro è un progetto informale nato nel 2015 come estensione del pensiero dell’artista. Si caratterizza per l’uso di una comunicazione semplice: una scritta rossa sgangherata che l’autore esegue con la mano manca su fondo giallo. Poche frasi, a volte solo una parola, riflettono causticamente e con amara ironia sui mali del mondo, sulle vicende della politica italiana, sui fatti di cronaca e di costume. Il veicolo è per lo più attraverso i social ma occasionalmente si espande: tramite affissione pubblica, su magliette a tiratura limitata, ecc. Trovando ogni volta mezzi diversi per veicolare il suo messaggio.

“Acciuga in marmo bianco di Carrara”, opera di Massimo Catalani

La foresta del Mediterraneo

Tra gli habitat più importanti, e tra i più minacciati dal progetto del Ponte, non poteva mancare la prateria di posidonia (Posidonia oceanica) una vera pianta (fa i fiori…) e non un’alga. La specie più prossima vive in Australia.

Questa è forse la singola specie più importante della fascia costiera del Mediterraneo dove è endemica, ossia vive esclusivamente in una determinata area geografica. Perché la posidonia è un “relitto” del Mare della Tetide che precedeva la “chiusura” del versante orientale del Mediterraneo a causa del contatto tra Africa e Asia. È quindi una specie antichissima con cui centinaia di specie hanno sviluppato reti di relazioni: sono note oltre mille e duecento specie in qualche modo “associate” alla posidonia che è considerata la “foresta tropicale” del Mediterraneo.

Tra le sue fronde, dove si può trovare di tutto come il magnifico bivalve Pinna rudis (parente della Pinna nobilis, decimata da un patogeno “attivato” dalle ondate di calore) adesso c’è anche un’acciuga in marmo bianco di Carrara realizzata da Massimo Catalani, artista che da anni lavora sul rapporto tra esseri umani, animali e ambiente. «Aggiungere bellezza al mondo ha per me il senso di restituire qualcosa, risarcire in maniera simbolica il danno che l’umano spesso arreca al mondo», dice Catalani.

Massimo Catalani – Scultore

Massimo Catalani (Roma 1960) è un pittore scultore e architetto italiano.

Cresce nella cartolibreria della madre tra libri colori e stampe. Studia Architettura negli anni del dibattito tra Moderno e Post-Moderno, è allievo di Paolo Portoghesi, Francesco Cellini, Giorgio Muratore ed Emilio Garroni. Nella tesi nel ’98 affronta uno spazio più vasto del disegno tecnico utilizzando terra, sabbia, marmo. Appassionato di semiologia, esordisce nel 1992 con opere con soggetti irriverenti verso il mondo dell’arte e riverenti verso il pubblico con il fine di ricostruire di un alfabeto segnico condiviso. Come membro attivo di Greenpeace ha realizzato campagne ambientali utilizzando i linguaggi dell’arte al posto di quelli della comunicazione. Ha realizzato due sculture poste sul fondo del mare a difesa dalla pesca a strascico illegale per Casa dei Pesci. E’ autore ed attore di un cortometraggio sulla sostenibiltà alimentare prodotto da GP.

Poesia tratta dalla raccolta “Terra di Sola Andata” di L’aura (Laura Fusco)

Il mare di notte

Ultima opera, e ultima immersione, nel mare di notte. Un mondo a parte: anche sulla sabbia, quello che sembra un deserto si rivela vitale. Il fondale sabbioso sembra del tutto spopolato per il semplice motivo che la gran parte degli organismi qui vivono seppelliti sotto la sabbia! Ma la notte, le cose cambiano: numerosi predatori si avventurano su queste distese in cerca di prede.

Qui abbiamo incontrato la seppia (Sepia officinalis) e il pesce lucertola (Synodus saurus) entrambi nascosti sotto la sabbia, in agguato. Sugli scogli vicini piccoli scorfani e paguri (Pagurus bernhardus) sono anch’essi in cerca di cibo, mentre le correnti portavano dal mare aperto sotto costa le salpe (probabilmente Salpa maxima) tunicati che errano nel placton, parenti delle clavelline che abbondano sui rami delle gorgonie. Nello Stretto, tanti incontri inusuali sono possibili: io, per la prima volta, ho visto “dal vivo” la magnifica Calappa granulata, il granchio melograno: fino ad ora, ne avevo trovate solo di morte, impigliate nelle reti salpate dai pescatori. Che differenza, vedere, accarezzare questo esserino elegante, compatto, coloratissimo! Vederlo muovere, tranquillo nel suo oscuro reame al confine tra la sabbia e la posidonia.

E proprio in quel confine, adesso si trova il dono della poetessa L’aura (pseudonimo di Laura Fusco) che ha donato al mare una poesia tratta dalla raccolta “Terra di sola andata” di Edizioni Ensemble. Un’opera che, come spiega L’aura, rappresenta «un canto d’amore per la Terra e al tempo stesso un’opera che denuncia la negazione dei diritti di molti popoli e i cambiamenti climatici che li mettono a rischio». 

«L’arte è bellezza. L’idea è quella di fare un atto di restituzione della bellezza di una natura, un paesaggio, un mare e una Terra splendidi», sostiene Fusco. «Cantarla, come hanno fatto grandi poeti da sempre, in questo caso ha un motivo in più: cercare di attirare lo sguardo e coinvolgere perché proteggerla diventi un “fare insieme”». E, quindi, che “protezione” ha questo mare assolutamente unico al punto da costituire un “microsettore biogeografico” a se stante? Di fatto, nessuna.

Lo Stretto di Messina, considerato da studiosi e ricercatori un patrimonio naturale di valore inestimabile perché ospita importanti habitat marini, riconosciuti anche dalla rete Natura 2000 è protetto solo sulla carta. È così poco protetto che rischia di essere devastato da un ecomostro galattico come il Ponte.

L’aura – Poetessa

L’aura (Laura Fusco) è poetessa, regista, drammaturga, autrice di Liminal, English PEN Award. Cosiderata una delle voci più originali della poesia orale è tradotta in Europa, Regno Unito, Argentina, Stati Uniti.

Nei suoi reading, la sua poesia incontra arte, danza e musica, ispira concerti, apre festival di cinema e è alla base di collaborazioni con gallerie d’arte e Musei. Dal 2016 le sue poesie sono oggetto di studio e pubblicazioni in università dalla Columbia NY alla Paris 8.

Ha firmato progetti poetici internazionali in rotta sul Mediterraneo e eventi artistici per il sociale, suoi versi sono stati tradotti in farsi e dedicati alle donne afghane e ha dato voce con la sua arte a donne e campagne per i diritti. Si occupa di ambiente attraverso testi, readings poetici, video e eventi, e sul tema dell’acqua ha firmato regie di spettacoli, tra cui Talking Boats, con cui ha reso palcoscenico un fiume per l’Environmental Film Festival, e co-diretto una sezione dedicata del XXV Salone Internazionale del Libro di Torino.

Un mare da custodire

La beffa è che questo mare, poiché è inserito nella rete Natura 2000, verrà “conteggiato” dall’Italia in quel 30% di superficie marina che dovrebbe essere protetto entro il 2030 (il cosiddetto “Obiettivo 30×30”). Ma provate a chiedere alla Capitaneria di Porto se è mai stata comminata una sola sanzione per una qualche violazione “specifica” per questo tratto di mare: nulla! Come per il Santuario dei Cetacei in Liguria è tutto sulla carta. Di protezione vera non c’è niente. 

Nemmeno un millimetro quadrato di un mare così unico, di un settore biogeografico particolarissimo con popolamenti praticamente introvabili altrove in Mediterraneo, è nell’elenco delle “aree di reperimento” in cui il nostro Paese – prima o poi – intende realizzare un’Area Marina Protetta. 

Basta Parchi di carta. Basta fare finta di proteggere il mare, arrendendosi al primo progetto speculativo che rischia di distruggerne l’incanto. “Aggiungiamo bellezza al mare” vuole contribuire a creare nuove forme di relazione con l’ambiente, generando attenzione e partecipazione attorno alla tutela del mare. Le opere diventano così non solo un gesto creativo, ma anche una traccia simbolica immersa in un ecosistema che vogliamo proteggere.

Mi auguro che il nostro impegno ad aggiungere bellezza a questo mare sia da stimolo ai tanti che a lui sono legati: non solo a chi vive su queste sponde. E se c’è chi guarda allo Stretto come a uno spazio da attraversare, noi vogliamo ricordare che è prima di tutto un luogo da custodire e tramandare. Non possiamo più accettare che miliardi di euro di fondi pubblici vengano sequestrati da un progetto anacronistico, mentre questo mare, e le sue coste, sono inquinati dai rifiuti, dall’urbanizzazione eccessiva e sono messi in ginocchio da cicloni, alluvioni e dissesto idrogeologico. Possiamo, dobbiamo, fare di meglio.