
Può il più grande produttore di mobili al mondo – che ha basato il proprio marketing sulla promessa di sostenibilità – rifornirsi di legname che proviene dalla distruzione delle foreste?
A quanto pare sì.
Dopo due indagini che abbiamo svolto nel 2024 e nel 2025, anche quest’anno ne abbiamo avuto la conferma: i fornitori di IKEA continuano ad alimentare la distruzione delle foreste nei Carpazi rumeni, tra le più preziose in Europa. Proprio qui, nel 2026 è successo qualcosa di incredibile: una foresta individuata per una possibile protezione rigorosa è stata abbattuta prima che le misure di tutela potessero entrare in vigore.
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Una foresta perduta che non potremo più recuperare
Siamo nel distretto forestale di Rusca Montană, in Romania, nei Carpazi: una delle ultime aree selvagge rimaste in Europa, che include alcune delle ultime foreste vetuste europee, ovvero tra le più antiche e incontaminate del nostro pianeta.
È qui che una foresta di grande valore in termini di biodiversità era destinata a diventare una zona rigorosamente protetta. Ma i taglialegna sono arrivati prima e l’hanno rasa al suolo.
I danni sono irreparabili: abbiamo documentato tagli estesi, con la rimozione della copertura arborea, degli alberi necessari alla conservazione degli habitat e del legno morto. Ci vorranno centinaia di anni perché un ecosistema simile possa ricrescere.
Il sito, che era originariamente idoneo a una rigorosa protezione ai sensi degli obiettivi globali per la biodiversità, ora è stato rimosso dall’elenco delle aree protette. E il legname? È finito negli scaffali di IKEA, usato per costruire alcuni prodotti noti del brand come il lettino SNIGLAR e lo sgabello BEKVÄM.
Ma come può IKEA, che da anni professa la sostenibilità della sua filiera, acquistare legname proveniente dalla distruzione di alcune delle foreste più preziose d’Europa? Glielo abbiamo chiesto, e la risposta che abbiamo ricevuto è agghiacciante.
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Ikea si nasconde dietro certificazioni obsolete
IKEA non ha contestato che la foresta sia stata abbattuta, né il collegamento tra il legname e i prodotti della propria filiera. Si è nascosta tuttavia dietro al rispetto delle normative locali e degli standard FSC (Forest Stewardship Council), respingendo in larga parte le nostre conclusioni e raccomandazioni.
Ma davvero il colosso svedese agisce nella legalità? La risposta è più complicata della domanda: la verità è che IKEA si avvale di una falla nella legislazione della Romania.
La certificazione FSC, rivendicata da IKEA, dovrebbe attestare una gestione responsabile delle foreste, ma c’è un problema: in Romania lo standard non viene aggiornato dal 2017 e non prevede la protezione integrale del 10% dei territori forestali, come stabilito dagli obiettivi europei di protezione della biodiversità.
In altre parole, oggi questa certificazione in Romania non offre garanzie reali sulla salvaguardia di preziose foreste.
IKEA, consapevole di questa falla, si nasconde dietro la legalità continuando a fare qualcosa di profondamente sbagliato e contrario alla sua conclamata filosofia “green”: distruggere ecosistemi fondamentali per il pianeta.
Ogni due secondi un albero dei Carpazi finisce nella filiera del colosso svedese. Ogni ora viene disboscata un’area equivalente a cinque campi da calcio nella catena dei Carpazi. Nella sola Romania, secondo l’organizzazione di controllo rumena România Curată, i dati ufficiali indicano che ogni anno vengono abbattuti illegalmente almeno otto milioni di metri cubi di legname.
I Carpazi ospitano le più grandi popolazioni continentali di orsi bruni, lupi, camosci e linci, nonché oltre un terzo di tutte le specie vegetali europee, inoltre rappresentano un’importante barriera ecologica contro il collasso climatico e la perdita di biodiversità. Non possiamo permetterci di perderli per soddisfare la sete di profitto di una multinazionale senza scrupoli!
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La catena di distruzione di Ikea include anche Svezia, Finlandia, Polonia e Germania
A peggiorare questo quadro già drammatico, si aggiunge un’ulteriore scoperta che abbiamo fatto: in 25 anni si è registrata una significativa perdita di copertura arborea anche in Polonia, Svezia, Germania, Romania e Finlandia – paesi che forniscono quasi la metà del legno vergine a Ikea. E non è tutto: in paesi come la Polonia e la Romania, la perdita di copertura arborea nelle aree protette o proposte di protezione è stata pari o addirittura superiore a quella registrata nelle aree non protette.
Ikea dunque non solo sta indirettamente devastando i Carpazi, rifornendosi di legname proveniente dalle sue preziose foreste: la sua vorace catena di approvvigionamento sta mettendo in ginocchio ecosistemi forestali altrettanto preziosi anche nel resto d’Europa.

Basta promesse di sostenibilità: Ikea deve passare ai fatti!
Questa distruzione deve finire. Chiediamo a Ikea di interrompere immediatamente l’acquisto di legname proveniente dalle foreste più preziose d’Europa fino a quando queste aree non saranno ufficialmente protette per legge.
Proprio in questi giorni, in Armenia, si sta tenendo la COP17, la Conferenza delle Parti della Convenzione sulla diversità biologica, durante la quale i governi sono chiamati a fare il punto sull’attuazione di misure importanti per la protezione della biodiversità. Tra queste c’è la conservazione entro il 2030 del 30% delle aree terrestri e marine, con almeno il 10% da sottoporre a protezione rigorosa. Questi impegni rischiano di rimanere sulla carta se le foreste di maggior valore naturalistico vengono distrutte prima ancora che la protezione sia formalizzata.
Se vogliamo raggiungere gli obiettivi di protezione della biodiversità e difendere la natura, abbiamo bisogno che le grandi multinazionali si impegnino di più. Ikea esercita un potere immenso sull’intero settore del legno: se smettesse di rifornirsi da foreste ad alto valore di biodiversità, sarebbe un cambiamento epocale per l’intero settore.
Dobbiamo proteggere queste foreste oggi, prima che scompaiano per sempre. Ikea deve smettere subito i legami con la filiera della deforestazione e sostenere politiche più rigorose per la tutela della natura!
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