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Abbiamo perso almeno dodici anni per dare una speranza di futuro al mare, alle sue risorse e ai pescatori. Le misure di tutela delle aree di riproduzione (nurseries) delle specie ittiche più importanti dello Stretto di Sicilia, gambero rosa (o bianco) e nasello (spesso impropriamente chiamato “merluzzo”), sono fallite. A dirlo il nostro nuovo rapporto “FRA poco spariranno” a pochi giorni dall’apertura dei lavori della 42ma Sessione della Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo (CGPM-FAO).

Negli ultimi tre anni circa almeno 147 pescherecci a strascico sono stati impegnati in presunte attività di pesca in tre delicate aree del tratto di mare che divide Sicilia e Tunisia Sono tutti pescherecci italiani, provenienti soprattutto dai porti di Mazara del Vallo, Sciacca, Porto Empedocle, Licata e Portopalo di Capo Passero.

Eppure la proposta di vietare la pesca nelle aree di riproduzione per garantire un futuro alle risorse di gambero rosa e nasello, la cui pesca vale intorno ai 48 milioni di euro, risale almeno al 2006. Il paradosso, dimostrato dal rapporto “FRA poco spariranno”, è che l’attività di pesca entro le tre FRA (Fisheries Restricted Areas) sembra addirittura essere aumentata dopo la loro “istituzione”. La cosa più incredibile è che i pescherecci che abbiamo identificato non hanno fatto nulla di illegale perché le raccomandazioni del CGPM-FAO sono rimaste solo sulla carta e la pesca tende pure ad aumentare!

Al CGPM-FAO chiediamo di intervenire con fermezza nei confronti dell’Italia che non ha fatto assolutamente nulla di concreto per far rispettare una norma così elementare come il divieto di pesca nelle zone dove i pesci si riproducono.