#Clima #Consumi #Energia #Petrolio&Gas

Non chiamatelo maltempo!

Impegni politici miopi, aziende che continuano a bruciare gas, petrolio e carbone: mentre la politica temporeggia, la nostra casa è in fiamme. I fenomeni meteo…

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Dichiarare l’emergenza climatica o non farlo, questo è il dilemma della politica italiana sul clima. Beh, ormai fa poca differenza, l’emergenza è qua, che il governo nazionale e quelli locali lo accettino o no. Piuttosto, il punto è di agire in fretta per fronteggiare questa emergenza.

D’altronde la grandine sulle spiagge in piena estate, le tempeste in Emilia e nelle Marche, i venti oltre i 150 km orari, le ondate di calore seguite dal crollo delle temperature, gli incendi, i morti, i feriti e i dispersi altro non sono che l’evidenza del fatto che l’emergenza climatica la viviamo ormai sempre più spesso.

Certo, dichiarare l’emergenza climatica sarebbe un buon segno da parte di un governo che sul tema si sta impegnando poco o nulla. Anche se è paradossale che la mozione sia arrivata dal PD, partito che in tutti gli anni di governo ha contribuito pesantemente ad aggravare i cambiamenti climatici facendo favori all’industria fossile, soprattutto gas e petrolio (ricordate il referendum sulle trivelle?), e bloccando completamente la crescita delle energie rinnovabili. In pratica, l’emergenza climatica in Italia è già ridotta ad un mero strumento di lotta politica e campagna elettorale. E intanto i disastri legati al clima che cambia aumentano.

Per questo non vogliamo solo che l’emergenza climatica venga dichiarata da comuni, regioni e governo nazionale, ma soprattutto che vengano intraprese azioni urgenti e concrete per affrontare questo fenomeno.

Ma cosa devono fare i governi nazionali e locali per approcciare seriamente il tema dei cambiamenti climatici? L’Italia (così come l’Unione Europea) deve più che dimezzare le proprie emissioni al 2030, e arrivare ad emissioni nette zero entro il 2040. Ma come si può fare?

Iniziamo da ciò che dovrebbe fare il governo italiano.

  1. Basta combustibili fossili! Gas, petrolio e carbone sono i primi responsabili delle emissioni di gas serra e oggi ricevono in Italia sussidi per 16,8 miliardi ogni anno secondo uno studio del ministero dell’Ambiente. Occorre invertire subito la rotta, abbandonare il carbone entro il 2025 come già programmato, bloccare per sempre le trivellazioni nei nostri mari e fermare inutili investimenti sul gas: se passano i piani del governo contenuti nel Piano Nazionale Energia e Clima la transizione rischia di essere bloccata per decenni. Contemporaneamente si deve investire di più nelle energie rinnovabili, nei sistemi di accumulo, nell’efficienza energetica e nelle interconnesioni di rete. Così arriveremo ad avere un’Italia 100% rinnovabile. Ci guadagnerebbe l’ambiente, ma anche tutti noi, sia in termini di salute (meno inquinamento dell’aria tanto per fare un esempio) che per la creazione di nuovi posti di lavoro. Tutto questo è tecnicamente ed economicamente possibile. Manca solo la volontà politica e delle grandi aziende che da decenni fanno profitti inquinando il Pianeta.
  2. Mobilità sostenibile! Occorre cambiare il sistema della mobilità, privilegiando la mobilità alternativa (ad esempio bici, anche elettriche), la mobilità condivisa (servizi di bike, scooter e car sharing) e quella pubblica. E bisogna contemporaneamente spostare tutto sul vettore elettrico, abbandonando i motori a combustione interna e anche le false soluzioni come il metano, il GPL e i biocarburanti. Per fare tutto cominciamo a bandire i diesel (la tipologia di motore più inquinante che c’è) dalle nostre città entro il 2021, vietando la vendita di nuove auto diesel entro il 2028. Contemporaneamente si deve creare un’infrastruttura di ricarica capillare in tutto lo stivale e supportare comuni, regioni e privati cittadini che decidono di investire nelle auto elettriche abbandonando anche quelle a benzina. Perché farlo? Pensate solo che l’inquinamento da NO2 (derivante in massima parte dai trasporti) causa in Italia ogni anno oltre 17mila morti premature.
  3. Basta allevamenti intensivi! La produzione ed il consumo di carne vanno dimezzati a livello globale entro il 2050, altrimenti non potremo rispettare gli Accordi di Parigi. L’Italia e l’Europa devono fare la propria parte, essendo tra i più forti consumatori al mondo di carne procapite. Tutti possiamo fare la differenza, consumando meno carne e privilegiando prodotti locali provenienti da allevamenti ecologici ed estensivi. Ma ovviamente è anche il sistema di produzione a dover cambiare, e in particolare la Politica Agricola Comune deve smettere subito di finanziare con soldi pubblici allevamenti intensivi che hanno vantaggi solo per pochi e un impatto ambientale enorme a carico della collettività.
  4. STOP deforestazione! Le foreste sono il polmone del Pianeta, assorbono CO2 e “puliscono” l’aria che respiriamo. Eppure, quotidianamente siamo complici della deforestazione, che distrugge anche habitat di specie a rischio estinzione, per fare spazio a monocolture – come la palma da olio (presente nei cosiddetti biocarburanti) – o agli allevamenti intensivi. Per queste ragioni serve uno stop immediato alla deforestazione, da mettere in campo entro il 2020. E si devono poi ripiantare 500 milioni di ettari foreste entro il 2030. Dobbiamo preservare i polmoni del Pianeta, altrimenti non vinceremo la sfida del cambiamento climatico.
  5. Proteggiamo i nostri mari! Gli oceani hanno assorbito circa il 30% della CO2 emessa dalle attività umane e il 90% del calore generato dal riscaldamento climatico. Tutto questo sta mettendo i nostri mari sotto pressione, come se non bastassero altre forme di inquinamento, la pesca eccessiva e altre minacce. La componente biologica ha un ruolo fondamentale nella capacità degli oceani di assorbire CO2. Per questo è importante proteggere le funzioni fondamentali del più grande ecosistema del Pianeta, ad esempio istituendo una rete di aree marine protette che tuteli almeno il 30% della superficie degli oceani.
  6. Basta plastica usa e getta! La plastica è un derivato del petrolio. Finisce nei nostri mari e fiumi, mette a rischio le specie che la ingeriscono (compresi gli umani, perché anche noi ingeriamo le microplastiche), e contribuisce anche al cambiamento climatico. Le proiezioni dell’industria petrolchimica prevedono una crescita esponenziale della produzione di plastica… che secondo le stime al 2050 sarà responsabile del 20 per cento della richiesta globale di petrolio. Ovviamente per usare altrimenti quei combustibili fossili che non potremo più bruciare nelle nostre auto e per produrre energia. Ma già oggi il ciclo di vita della plastica genera a livello globale un enorme impatto in termini di CO2 prodotta, pari a quella immessa nell’ambiente da 189 centrali a carbone da 5 mila megawatt. Per questo occorre ridurre la produzione di plastica, iniziando da quella usa e getta che le grandi multinazionali degli alimenti e delle bevande continuano a produrre in quantità sempre maggiori.

Il governo non vuole dichiarare l’emergenza climatica? Non importa, inizi facendo queste cinque cose (e l’elenco non è ovviamente esaustivo), altrimenti sarà ricordato come il governo del cambiamento… climatico!