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Il nuovo spot tonno Rio Mare pescato a canna segna le nuove tendenze del mercato italiano: i consumatori chiedono sempre più pesce pescato in modo sostenibile e le aziende rispondono.

Chi non ricorda la famosa pubblicità del tonno in scatolache si taglia con un grissino“? Era il 1987 e Rio Mare puntava tutto sulla qualità dei suoi prodotti, senza tenere in minima considerazione i costi ambientali di quanto arrivava sulle nostre tavole.

Da qualche giorno invece una vera e propria svolta: Rio Mare, leader del mercato del tonno in scatola in Italia, ha deciso di puntare su un prodotto il cui valore sta proprio nella sostenibilità, con tonno pescato a canna. E sappiamo bene quanto le scelte del leader di un settore possano rivoluzionarlo.

Ma come ci siamo arrivati? Nel 2009, quando abbiamo lanciato la nostra Campagna “Tonno in Trappola” non vi era alcuna attenzione al fatto che la pesca industriale al tonno, aumentata in modo vertiginoso nel corso degli anni, fosse fuori controllo e stesse mettendo a rischio non solo specie marine sensibili quali squali e tartarughe ma le stesse popolazioni di tonno.

Il tema della sostenibilità nella produzione del tonno in scatola era praticamente sconosciuto.

Da allora molte cose sono cambiate e oggi tutti i marchi presenti nella nostra classifica Rompiscatole hanno aumentato le informazioni disponibili in etichetta. Il tonno pinna gialla fortemente in declino è stato in parte sostituito dal meno sfruttato tonnetto striato.

E ad ASdoMAR, primo brand in Italia a commercializzare tonno pescato a canna, si sono pian piano aggiunti altri marchi, da Coop a Rio Mare, fino a Carrefour. Per la prima volta quest’anno Rio Mare ha inoltre deciso di puntare anche sull’offerta di un prodotto pescato con reti a circuizione senza l’uso dei dannosissimi FAD.

Risultati raggiunti non solo per la pressione della nostra campagna “Tonno in Trappola” ma per la precisa richiesta dei consumatori italiani che non vogliono più essere complici ignari della distruzione del mare. Le scelte dei consumatori sono fondamentali: se vogliamo garantire un futuro ai nostri oceani dobbiamo imparare a consumare meno e meglio, scegliendo solo quei prodotti che arrivano da una pesca sostenibile.

Certo la strada è ancora lunga, e se Rio Mare vuole essere davvero un leader di sostenibilità deve tenere fede all’impegno di usare 100 per cento tonno sostenibile entro il 2017.

Ma il primo importante passo è stato fatto, e l’auspicio è che ora anche altri marchi oltre a quelli già menzionati seguano questo esempio. Primo tra tutti Mareblu – brand di proprietà del colosso Thai Union – che, nonostante avesse promesso di usare solo tonno pescato a canna o senza FAD entro il 2016, ad oggi offre un solo prodotto sostenibile, per di più praticamente introvabile.

Per Mareblu dunque non ci sono più scuse: la sostenibilità è un valore importante per i consumatori italiani, per cambiare davvero occorre solo una reale e forte volontà aziendale.

Guarda la nostra Classifica “Tonno in Trappola” e firma la petizione!