Oggi è la Giornata Internazionale delle Foreste e quest’anno vogliamo celebrarla raccontando cosa sta succedendo nella regione amazzonica del Tapajós, situata nello stato del Pará, Brasile nord-orientale.

Le terre del Tapajós, bagnate dall’omonimo fiume e ricoperte dalla Foresta Amazzonica, sono caratterizzate da una straordinaria biodiversità. Il fiume Tapajós, lungo più di 800 km, scende dall’altopiano del Mato Grosso fino a sfociare nel Rio delle Amazzoni a monte della città di Santarém, nello stato del Parà. Le sue acque ospitano numerose specie animali, tra cui il rarissimo delfino rosa, e determina la vita delle comunità indigene e fluviali che da sempre abitano questi territori.

Ma la foresta incontaminata, il fiume Tapajósed i suoi abitanti ora sono in grave pericolo.

Il governo brasiliano, infatti, prevede di costruire più di quaranta dighe nel bacino del fiume Tapajós, cinque delle quali sono già in cantiere. Quella di São Luiz do Tapajós sarà la più grande, con una capacità potenziale di 8.040 Megawatt , un’estensione in linea d’aria di sette chilometri e mezzo e un bacino idrico grande come la città di New York (729 chilometri quadrati).

La costruzione di questa mega diga idroelettrica minaccia la sopravvivenza di dodicimila  indigeni Munduruku, le “formiche rosse” dell’Amazzonia, nome che allude alla loro strategia di battaglia basata sulla coesione.

Ci stiamo opponendo insieme ai Munduruku alla costruzione della diga di San Luis do Tapajos, perché,come ci hanno raccontato,  “il fiume e la foresta sono la nostra vita: sono parte della nostra famiglia, e come tali ci appartengono. Se il fiume Tapajos venisse arginato e le terre vicine allagate, noi perderemmo la nostra più importante fonte di sostentamento, il nostro principale mezzo di trasporto e il pilastro fondamentale della nostra cultura “.

Le normative nazionali e la Convenzione 169  dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) sui diritti dei popoli indigeni, a cui il Brasile aderisce, prevedono la consultazione preventiva, informata e libera delle comunità indigene Munduruku e di tutte le altre popolazioni locali messe a rischio dalla costruzione della diga. Questo procedimento non è stato però rispettato.

Inoltre, i danni causati dalla perdita delle attività di pesca, la distruzione di luoghi sacri e l’allontanamento forzato degli abitanti della regione Tapajós dai loro villaggi sono stati omessi dalla Valutazione di impatto ambientale e dallo Studio di impatto ambientale (VIA/RIMA in portoghese) consegnati nel 2014 alle autorità competenti da Eletrobras, una delle principali compagnie elettriche brasiliane.

In poche parole, la prima fase del processo di consultazione per la costruzione della mega diga di São Luiz do Tapajósè stata così caotica da far ricordare quanto avvenuto durante la costruzione della diga di Belo Monte, sul fiume Xingu: un processo così torbido che ha portato oggi ad una delle più grandi indagini sulla corruzione in Brasile. Dietro i mega progetti come quello di Belo Monte e São Luiz do Tapajós, infatti,si nascondono gli stessi interessi politici che hanno favorito ed alimentato il circolo vizioso di corruzione ed abuso di denaro pubblico che stanno mettendo in crisi l’intero Paese.

Chiediamo quindi al governo brasiliano di rinunciare ai megaprogetti idroelettrici e di concentrarsi invece sulle alterative rinnovabili esistenti, come l’energia solare o eolica, che sarebbero in grado di soddisfare le esigenze di approvvigionamento energetico del Brasile, senza distruggere la biodiversità ei mezzi di sussistenza delle comunità locali.

Nei prossimi mesi  una  delle nostre priorità sarà sostenere gli indigeni Munduruku nella loro lotta per la loro sopravvivenza. Non perdetevi i prossimi aggiornamenti!

Martina Borghi – Campaigner Foreste Greenpeace Italia

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