L'allevamento bovino

Pagina - 20 dicembre, 2010
Dal 1996 al 2006 ben dieci milioni di ettari - un'area pari a un terzo dell'Italia - sono stati tagliati a raso a causa dell'allevamento bovino. Oggi il Brasile, che possiede la mandria commerciale più grande del mondo, è il principale esportatore di carne e pelle bovina. Inoltre, entro il 2018 il governo brasiliano intende raddoppiare la propria capacità di esportare questi prodotti.

Il Brasile è il quarto paese emettitore di CO2 a livello globale. In un paese in cui il 75% dei gas serra (GHG) emessi dipendono proprio dalla deforestazione, il governo dovrebbe prendere misure drastiche per fermare l'espansione delle attività legate all'allevamento anziché stimolarle. 

A seguito del lancio di due rapporti
"Amazzonia Arrosto"
"Amazzonia, che macello!"

Greenpeace ha chiesto a marchi globali come Timberland, Adidas, Clarks, Geox e Nike di interrompere immediatamente i rapporti commerciali con aziende o allevamenti legati alla distruzione dell'Amazzonia.

Abbiamo ottenuto molte vittorie:

- Tutte e cinque le multinazionali hanno deciso di passare dalla parte delle foreste.

- Due giganti del mercato della carne e della pelle brasiliani, come Bertin e Marfig, hanno aderito alla moratoria sull’espansione dell’allevamento bovino in aree recentemente deforestate
- I commercianti brasiliani di soia hanno rinnovato di anno in anno la moratoria sull'acquisto di soia da aree recentemente deforestate in Amazzonia.

Ora con la nostra campagna "Deforestazione zero" continueremo a fare pressione sull'intero settore della carne e della pelle affinché tutti si assumano la responsabilità degli effetti che le proprie politiche di acquisto producono. Solo così avremo fatto - insieme - qualcosa di concreto per salvare l'Amazzonia e combattere il cambiamento climatico.

Leggi l'Accordo sugli allevamenti bovini (ENG)

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