Mentre i ministri UE ratificavano il divieto di importazione di gas russo da parte dell’Unione Europea, attiviste e attivisti di Greenpeace Belgio sono entrati in azione stamattina a Bruxelles per denunciare il rischio di cadere da una dipendenza energetica a un’altra, data la prospettiva di sostituire il gas russo con quello di origine statunitense.
Gli attivisti dell’associazione ambientalista hanno posizionato di fronte alla sede del Consiglio europeo delle sagome giganti di Putin e Trump seduti su una nave gasiera, a simboleggiare la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di combustibili fossili degli autocrati. Secondo una nuova analisi di Greenpeace, in questo momento in Europa arrivano in media ogni giorno da due a tre navi che trasportano gas liquefatto dagli Stati Uniti.
«La forza dell’Europa va di pari passo con l’indipendenza energetica. Più l’Europa dipende dagli Stati Uniti per l’energia, più è vulnerabile alle pressioni di Trump. Ogni euro speso per il gas statunitense rafforza l’agenda autoritaria di Trump in patria e le ambizioni imperialiste all’estero», dichiara Lisa Göldner di Greenpeace Germania. «L’unico modo per l’Europa di proteggere la propria indipendenza politica e raggiungere una vera sicurezza energetica è eliminare gradualmente il gas fossile e accelerare la transizione verso un sistema energetico completamente rinnovabile».
Greenpeace calcola che a partire dal secondo insediamento di Trump il 20 gennaio 2025, i Paesi dell’UE hanno importato gas statunitense per un valore stimato di 28 miliardi di euro. Nonostante le ripetute minacce di Trump nei confronti dell’Europa, dall’inizio del 2026 sono arrivate in Europa più di 60 navi cisterna di gas statunitense, di cui nove solo in Italia.
Una recente analisi dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA) mostra inoltre come la dipendenza dell’UE dagli Stati Uniti per le importazioni di gas sia destinata a crescere. Nel 2025, i Paesi dell’UE hanno acquistato il 57% delle loro importazioni di gas liquefatto dagli Stati Uniti, una quota che potrebbe salire all’80% entro il 2030.
«Il servilismo italiano nei confronti del presidente Trump ha portato il governo Meloni a importare in Italia il 12% del GNL statunitense diretto all’Europa, mentre ENI firma accordi pluridecennali con compagnie a stelle e strisce», dichiara Simona Abbate di Greenpeace Italia. «Chiediamo al premier Meloni cosa intende per sovranismo quando sceglie la dipendenza energetica dagli Stati Uniti anziché l’autonomia che le fonti rinnovabili potrebbero assicurare al nostro Paese».
Greenpeace chiede all’Unione Europea di ritirarsi dall’impegno di importare 750 miliardi di dollari di energia, principalmente gas fossile, dagli Stati Uniti entro il 2028, e di interrompere immediatamente tutti i negoziati per nuovi accordi di acquisto con i fornitori di gas statunitensi. Greenpeace chiede inoltre all’UE un piano per porre fine alla dipendenza dal gas statunitense e di rescindere anticipatamente i contratti di fornitura a lungo termine esistenti, nonché misure aggiuntive per ridurre la domanda di gas e accelerare la transizione verso l’energia rinnovabile prodotta in Europa.
Dall’invasione su larga scala nel febbraio 2022 dell’Ucraina da parte della Russia, Greenpeace in tutta Europa ha più volte bloccato le spedizioni di petrolio e gas russi in Finlandia,Gran Bretagna, Belgio (Zeebrugge e Anversa), Danimarca e in Italia. Greenpeace Francia ha inoltre bloccato l’installazione di un terminale di gas liquefatto a Le Havre, avvertendo che potrebbe essere utilizzato per importare gas russo, mentre Greenpeace Spagna ha fermato una centrale a gas a Malaga che bruciava gas proveniente dalla Russia.


