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#Biodiversità #Clima #Energia #Petrolio&Gas Basta investire su petrolio, gas e carbone!

Alluvioni, incendi, siccità: mentre la vita sul Pianeta è sconvolta da eventi estremi causati dai cambiamenti climatici, i principali istituti finanziari, di credito e assicurativi…

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Immagina di avere a disposizione una griglia di valutazione, aggiornata in tempo reale, che assegna un punteggio alle politiche di 214 istituzioni finanziarie in 30 paesi del mondo sulla base degli investimenti di questi istituti nel settore del carbone. È il “Coal Policy Tool”, lo strumento online che lanciamo oggi con Reclaim Finance, Re:Common e altre 24 Ong internazionali e che permette di identificare, valutare e confrontare le politiche adottate dalle istituzioni finanziarie di tutto il mondo per limitare o porre fine ai loro servizi finanziari destinati al settore del carbone.

Il “Coal Policy Tool”, il primo nel suo genere, utilizza una griglia di punteggio coerente e trasparente e permette di individuare quali grandi banche, riassicuratori, imprenditori e gestori patrimoniali non hanno ancora adottato provvedimenti per abbandonare il carbone. Lo strumento, che sarà aggiornato in tempo reale, copre 214 istituzioni finanziarie in 30 paesi, dall’Australia agli Stati Uniti, passando anche per l’Italia.

Le posizioni di Unicredit, Generali e Intesa Sanpaolo

Secondo l’analisi del Coal Policy Tool, solo 16 istituzioni finanziarie – tra cui giganti del settore come AXA, Crédit Agricole/Amundi, Crédit Mutuel e l’italiana UniCredit – hanno una solida politica di eliminazione graduale del carbone. La maggior parte rimane ancora troppo debole per impedire un’ulteriore crescita del settore.

In Italia la posizione di avanguardia spetta a Unicredit, che ha di recente deciso di adottare una politica che porti progressivamente fino a zero, entro il 2028, qualsiasi finanziamento a progetti e società coinvolte nel business del carbone.

Generali, invece, continua a essere fortemente legata al carbone ceco e polacco delle società CEZ e PGE, le cui centrali e miniere si stima causino oltre 1.800 morti premature in Europa ogni anno e un costo sanitario annuo pari a 5,3 miliardi di euro, nonostante la compagnia triestina dichiari di avere a cuore l’emergenza climatica e la salute dei cittadini.

L’istituzione che desta maggiori preoccupazioni, infine, è Intesa Sanpaolo. L’istituto torinese, infatti, è stato l’ultimo a dotarsi di una politica volta a escludere progressivamente il sostegno finanziario al settore del carbone, con una mossa tardiva che manca di ambizione e credibilità. E continuerà persino a finanziare quelle società che ancora oggi prevedono di realizzare nuove centrali a carbone, nonostante gli appelli della scienza e delle Nazioni Unite a porre immediatamente una moratoria su questi impianti.

Il carbone va abbandonato definitivamente!

Se vogliamo affrontare la crisi climatica che stiamo vivendo, non possiamo perdere altro tempo con i combustibili fossili. Per rispettare l’obiettivo di mantenere l’aumento medio della temperatura globale al di sotto di 1,5 gradi Centigradi, le istituzioni finanziarie non devono solo porre immediatamente fine a tutti i finanziamenti a livello di progetti specifici ma anche alle aziende, in prima battuta quelle con piani di espansione nel settore del carbone.

Tutti gli asset di carbone esistenti devono essere progressivamente chiusi e non venduti. Le istituzioni finanziarie devono impegnarsi a portare a zero la loro esposizione al carbone entro il 2030 in Europa e nei paesi dell’OCSE e al più tardi entro il 2040 negli altri paesi.