Ogni giorno, milioni di bambini in tutto il mondo mangiano omogeneizzati confezionati in pratiche bustine di plastica con beccuccio.

Sono colorate, comode, perfette anche da consumare fuori casa: dominano gli scaffali dei supermercati e sono diventate un elemento essenziale per molte famiglie, anche per motivi di prezzo e praticità.

Ma il nostro nuovo studio ha rivelato una verità preoccupante: nelle bustine per neonati prodotte da due aziende globali Nestlé e Danone sono state trovate microplastiche e sostanze chimiche pericolose.

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Migliaia di microplastiche nelle pappe per neonati

I prodotti analizzati e i risultati dello studio

I due marchi testati sono Gerber (Nestlè) e Happy Baby Organics (Danone). Di ciascuno sono stati analizzati tre prodotti, ovvero tre bustine in plastica con beccuccio acquistate tramite un rivenditore online europeo.

Parliamo di prodotti venduti in vari Paesi del mondo, a milioni di consumatori: Gerber è molto diffuso negli Stati Uniti, in Brasile e nelle Filippine, mentre Happy Baby Organics è molto  molto diffuso negli Stati Uniti e in Medio Oriente. Entrambi i brand, inoltre, sono disponibili in Europa e in Cina tramite rivenditori online.

Omogeneizzati in plastica con beccuccio venduti dal marchio Gerber di Nestlé e dal marchio Happy Baby Organics di Danone.
© Anna Wells / Greenpeace

Le analisi sono state condotte dal laboratorio norvegese SINTEF Ocean: i risultati parlano chiaro e sono allarmanti.

Per ogni grammo di pappa per neonati, risulta che le bustine di Gerber contengono in media fino a 54 particelle di microplastiche, mentre le bustine di Happy Baby Organics ne contengono in media fino a 99.1

Significa un totale stimato di oltre 5.000 particelle di microplastiche in ogni bustina Gerber(Nestlè) e più di 11.000 particelle in ciascuna bustina Happy Baby Organics (Danone)2.

Come può succedere tutto ciò? Il problema è probabilmente il polietilene, il polimero di cui sono rivestite le bustine all’interno3, che entra in contatto con gli alimenti presumibilmente per via della l’abrasione o della degradazione del rivestimento interno.

E dato che il metodo di rilevamento delle microplastiche usato per le analisi era limitato a particelle di dimensioni superiori a 20 µm, è possibile che particelle più piccole – in particolare nanoplastiche – siano a loro volta presenti in questi alimenti per neonati4.

Le bustine in plastica flessibile sono il formato di confezionamento degli alimenti per l’infanzia in più rapida crescita e più diffuso nei mercati di tutto il mondo.
© Tim Aubry / Greenpeace

Nelle confezioni trovate anche sostanze chimiche pericolose

Le analisi hanno identificato anche la presenza di 81 sostanze chimiche nelle bustine Happy Baby Organics (Danone) e di 111 sostanze chimiche nelle bustine Gerber (Nestlè)5. Di queste, 55 e 28 sostanze sono state identificate come sostanze chimiche associate alla plastica.

Nei campioni di Gerber (Nestlè) è stata addirittura rilevata la presenza di un potenziale interferente endocrino (2,4-Di-tert-butylphenol)6.

Una notizia molto preoccupante, dato che gli interferenti endocrini possono influenzare lo sviluppo ormonale anche a dosi estremamente basse, in particolare durante i primi mesi di vita.

La ricerca di Greenpeace ha rilevato la presenza di microplastiche negli alimenti per l’infanzia venduti in bustine di plastica da due delle più grandi aziende alimentari al mondo, Nestlé e Danone, sollevando serie preoccupazioni riguardo alla sicurezza dei prodotti destinati ai neonati.
© Greenpeace

Un serio rischio per la salute dei neonati e dell’ambiente

Le microplastiche e gli additivi chimici presenti nella plastica rappresentano un problema di rilevanza globale per la salute umana e per l’ambiente,

I neonati sono particolarmente vulnerabili a contaminanti come le microplastiche e le sostanze chimiche presenti negli alimenti: hanno una capacità molto limitata di metabolizzare molte sostanze chimiche, inoltre hanno una barriera intestinale e una barriera emato-encefalica più permeabili7

Significa che le tossine possono circolare più a lungo e le nanoplastiche, in particolare, hanno maggiori probabilità di accumularsi negli organi sensibili, scatenando stress infiammatorio o ossidativo da particelle estranee8.

Ma i problemi della plastica riguardano ovviamente anche l’ambiente. Gli imballaggi in plastica rappresentano circa il 40% della produzione e dei rifiuti di plastica a livello globale. Un problema che rischia di far collassare i sistemi di gestione dei rifiuti, sottoposti a una pressione immensa e prolungata, con costi a carico dei contribuenti e dei governi.

Eppure, mentre la crisi dell’inquinamento da plastica sfugge al controllo, lo stesso accade alla produzione globale di plastica. Se la produzione continuerà con l’attuale traiettoria è destinata a più che raddoppiare entro il 20509. 

Queste bustine sono costituite da più strati e contengono una miscela di plastica e fogli di alluminio. Non possono essere riutilizzate né riciclate in modo efficace.
© Tim Aubry / Greenpeace

Le multinazionali della plastica devono cambiare modello

In un sistema di distribuzione alimentare così dipendente dalla plastica, non c’è da stupirsi che i problemi di contaminazione da plastica siano diventati così frequenti. 

Ma le multinazionali non sembrano preoccuparsene.

Nestlé e Danone detengono una presenza enorme sul mercato globale e sono tra i principali artefici della crescita esponenziale degli imballaggi in plastica monouso. 

Secondo le indagini condotte dal movimento Break Free from Plastic, entrambe si sono ripetutamente classificate tra le aziende che inquinano maggiormente con la plastica a livello globale, immettendo sul mercato centinaia di migliaia di tonnellate di imballaggi in plastica ogni anno.

Continuare a produrre imballaggi in plastica come questi significa esporre bambini e adulti al rischio di ingerire microplastiche e sostanze chimiche potenzialmente dannose.

Serve al più presto un Trattato globale sulla plastica che ne riduca la produzione alla fonte e vincoli le grandi multinazionali a vendere sempre più prodotti sfusi o con packaging riutilizzabile. Dobbiamo proteggere la salute dei bambini e il futuro del pianeta adesso: non possiamo più aspettare.

Mettiamo fine all’era della plastica!

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Fonti:

  1. Tiny Plastics Big Problem The Hidden Risks Of Plastic Pouches For Baby Food – pag 2 (Greenpeace) ↩︎
  2. Tiny Plastics Big Problem The Hidden Risks Of Plastic Pouches For Baby Food – pag 11 (Greenpeace) ↩︎
  3. Tiny Plastics Big Problem The Hidden Risks Of Plastic Pouches For Baby Food – pag 11 (Greenpeace)  ↩︎
  4. Tiny Plastics Big Problem The Hidden Risks Of Plastic Pouches For Baby Food – pag 20 (Greenpeace)  ↩︎
  5. Analysis of microplastics and chemicals in infant food (ALIEN) ↩︎
  6. Tiny Plastics Big Problem The Hidden Risks Of Plastic Pouches For Baby Food – pag 13 (Greenpeace) ↩︎
  7. Lind, T., Dunder, L., Lejonklou, M. H., Lind, P. M., Melhus, H., & Lind, L. 2025, Developmental low-dose bisphenol A exposure leads to extensive transcriptome female masculinization and male feminization later in life. Communications Medicine, 5, Article 410.  ↩︎
  8. Esposito, E., Comisi, F. F., Fanos, V., & Ragusa, A. (2025). The Silent Conquest: The Journey of Micro- and Nanoplastics Through Children’s Organs. Toxics, 13(10), 812. ↩︎
  9. Karali, N., Khanna, N., & Shah, N., 2024, Climate Impact of Primary Plastic Production, pp.54. Lawrence Berkeley National Laboratory.Report #: LBNL-2001585. Retrieved from https://escholarship.org/uc/item/12s624vf.Also see Table 4, pp 509, based on the reference value of 459.7 Mt in 2019, and plastic use application for packaging in Fig 1 (c) in:
    Dokl M., et.al., 2024, op.cit. 
    Plastics Europe reports that 430.9 Mt of plastic was produced globally in 2024: Plastics Europe, 2025, Plastics the Fast Facts, Plastics Production Statistics 2018-20
    24; https://plasticseurope.org/knowledge-hub/plastics-the-fast-facts-2025/ ↩︎