
Dopo sei mesi di prooga decisi dal Governo, finalmente il 13 luglio 2026 sono entrati in vigore tutti i nuovi limiti di legge previsti per la presenza di PFAS nell’acqua potabile.
Una buona notizia?
Sì, se non fosse che i primi controlli hanno già fatto emergere contaminazioni diffuse nelle acque potabili e nei pozzi privati.
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Le nuove norme anti-PFAS: cosa prevede la legge
La direttiva europea sulle acque potabili in vigore (2020/2184) impone ai Paesi membri di rispettare il parametro “SOMMA PFAS”, ovvero un limite di 100 nanogrammi per litro.
Ai 24 PFAS monitorati già a partire da gennaio 2026 ora si aggiungono anche sei composti ADV (ovvero sostanze usate come coadiuvanti nella produzione di fluoropolimeri)1.
C’è un’altra novità, però, che l’Italia aveva annunciato ma rimandato di sei mesi: l’entrata in vigore di un limite di 20 nanogrammi al litro per i quattro PFAS indicati come prioritari dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), ossia:
- PFOA (classificato come “cancerogeno”)
- PFOS (considerato “possibile cancerogeno”)
- PFNA
- PFHxS
Ora che la legge è in pieno vigore, quale situazione sta emergendo? O per meglio dire, quale situazione si sta confermando? Vediamola.
Dai controlli sono già emersi i primi pozzi non in regola

A Storo (Provincia Autonoma di Trento) è stata rilevata la presenza di PFOS
Il primo pozzo saltato alla ribalta dopo l’inizio dei nuovi controlli è quello di Storo, un piccolo comune nella Provincia Autonoma di Trento, dove già nel 2024 l’Agenzia Ambientale locale aveva rilevato la presenza di PFOS negli acquedotti.
Il pozzo, dove sono stati registrati livelli di PFOS fino a 30 nanogrammi per litro (ricordiamo che il limite ora è fissato a 20), nelle scorse settimane è stato scollegato ma non chiuso definitivamente: potrebbe infatti essere necessario in caso di emergenza idrica. Il sindaco nel frattempo ha annunciato un possibile biomonitoraggio della popolazione per verificare tramite analisi l’eventuale accumulo di PFAS2.
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Nella provincia di Pordenone sono contaminati i pozzi artesiani di quattro città
Al momento, questa è la situazione che risulta più preoccupante.
Qui la contaminazione da PFAS coinvolge i pozzi artesiani tra Porcia, Fontanafredda, Roveredo e Aviano dove, in base alle rilevazioni, la presenza di PFAS supera fino a 20 volte i nuovi limiti di legge.
L’ARPA locale (Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale) ha specificato che la contaminazione potrebbe essere legata a due possibili fonti: le schiume estinguenti usate in ambito aeronautico e i percolati di discarica, ovvero i liquidi che si formano quando l’acqua piovana si infiltra tra i rifiuti o quando i rifiuti stessi si decompongono3.

Nella provincia di Vicenza superati i nuovi limiti in 9 pozzi privati
I controlli effettuati da Viacqua su 17 pozzi privati tra Sandrigo e Bressanvido hanno rilevato concentrazioni di PFAS superiori ai nuovi limiti di legge in 9 casi. In media, i valori riscontrati risultano circa 3 volte oltre la soglia entrata in vigore il 13 luglio 2026.
Le verifiche sono state avviate dopo la rilevazione di PFAS in alcuni punti di prelievo nei Comuni di Pianezze e Schiavon, serviti dal gestore Etra e situati a nord dell’area interessata. Gli accertamenti ambientali e sanitari sono ancora in corso e non consentono, al momento, di definire con precisione l’estensione della contaminazione.
Viacqua ha comunque precisato che l’acqua distribuita dalla rete acquedottistica pubblica rispetta i parametri di legge e può essere usata in sicurezza4.
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Nella Provincia di Bergamo si valutano misure straordinarie
Anche in Lombardia, i nuovi controlli stanno confermando la presenza di PFAS oltre i limiti di legge nei comuni di Credaro, Brembate di Sopra, Castelli Calepio e Cologno al Serio.
Secondo gli ultimi aggiornamenti, le autorità starebbero valutando anche possibili misure emergenziali per rifornire di acqua potabile la popolazione, compreso l’eventuale impiego di autobotti5.
Non solo acqua
In Veneto è allarme anche per una contaminazione da PFAS che interesserebbe il 5% degli allevamenti analizzati (ovvero 8 su 156). A confermarlo è lo studio condotto dalla Regione Veneto con l’Istituto superiore di Sanità, l’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie, l’Arpav e alcune aziende sanitarie.
Nelle zone dove la contaminazione da PFOS e PFOA risulta più grave è stata bloccata la vendita di prodotti di origine animale6.

La vera soluzione è eliminare i PFAS alla fonte
La contaminazione emersa dai primi controlli non è certo una novità: da anni denunciamo l’uso indiscriminato di PFAS in ambito industriale e le sue conseguenze su ambiente e salute.
Con la nostra spedizione “Acque senza veleni” abbiamo verificato la contaminazione da PFAS dell’acqua potabile in tutte le regioni d’Italia raccogliendo campioni e facendoli analizzare. Ben 206 campioni su 260 sono risultati contaminati.
I controlli condotti a poche settimane dall’entrata in vigore della nuova legge hanno confermato ancora una volta che la contaminazione da PFAS esiste ed è diffusa. E non è escluso che nelle prossime settimane, con l’intensificarsi dei controlli, le situazioni critiche si moltiplicheranno.
Quali sono le soluzioni? Sicuramente potenziare i monitoraggi, così come applicare i Piani di sicurezza delle acque per aumentare la capacità di intercettare in anticipo possibili eventi di contaminazione. Ma di certo la misura più efficace è agire a monte: ovvero vietare la produzione e l’uso di PFAS, sostituendoli con alternative più sicure.
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Solo così potremo davvero tutelare la salute delle persone!
Fonti:
- PFAS nell’acqua potabile: nuove norme, primi pozzi non in regola (Economia Circolare) ↩︎
- Ibidem ↩︎
- Ibidem ↩︎
- PFAS, superati i nuovi limiti in 9 pozzi privati (Vicenza Today) ↩︎
- PFAS nell’acqua potabile: nuove norme, primi pozzi non in regola (Economia Circolare) ↩︎
- PFAS, i dati della Regione Veneto: stop alimenti contaminati (Il Fatto Quotidiano) ↩︎


