
Copa-Cogeca è un nome che forse non ti dirà niente, ma è la più grande lobby agricola europea.
Sostiene di rappresentare 22 milioni di agricoltori e cooperative agricole e – tra i vari aderenti – conta anche diverse organizzazioni italiane come Coldiretti, Confagricoltura, Cia e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari.
Non si limita, però, a rappresentare gli interessi del settore. Secondo l’inchiesta del quotidiano The Guardian e del progetto investigativo “Grilled”, basata su documenti interni, Copa-Cogeca ha un vero e proprio accesso privilegiato alle istituzioni comunitarie.
Tradotto: ha una grandissima influenza sui decisori politici e sui governi nazionali.
E sa bene come usarla.
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Addio alla riforma sull’uso sostenibile dei pesticidi
Tanto per cominciare, Copa-Cogeca è riuscita ad affossare la strategia europea Farm to Fork, che prevedeva entro il 2030 di ridurre del 50% l’uso dei pesticidi chimici.
In che modo?
Allo scopo di prendere tempo ha chiesto nuove valutazioni d’impatto, contestato le analisi scientifiche utilizzate dalla Commissione, diffuso studi commissionati privatamente sugli effetti economici della riduzione dei pesticidi.
Il tutto per “forzare la Commissione ad abbandonare i suoi obiettivi” trascinando i negoziati sui pesticidi fino al 2024, nell’attesa dell’arrivo di un Parlamento e di una Commissione meno favorevoli alle politiche ambientali.

La strategia si è rivelata efficace: nel febbraio 2024 la Commissione europea ha ritirato la proposta di regolamento sull’uso sostenibile dei pesticidi. E nel dicembre 2025 ha addirittura proposto di ridurre le revisioni periodiche sui pesticidi consentiti e di allungarne le autorizzazioni. Una proposta ora all’attenzione del Parlamento Europeo, nel cosiddetto “Pacchetto Omnibus”. Un caso, forse. O forse no.
Certo è che i 6 eurodeputati “chiave” per la riforma, tra cui l’italiano Herbert Dorfmann, relatore del pacchetto in Commissione agricoltura, hanno incontrato complessivamente gruppi legati all’industria otto volte più spesso rispetto alle organizzazioni non governative che rappresentavano gli interessi pubblici.

Il pressing sul rinnovo del glifosato, il pericoloso erbicida
Tra i dossier seguiti con maggiore attenzione da Copa-Cogeca c’è anche quello relativo al glifosato. Una nota interna del 2022 invitava infatti le organizzazioni aderenti a intervenire presso le rappresentanze permanenti degli Stati membri a Bruxelles per sostenere il rinnovo dell’autorizzazione di questo pericoloso erbicida, che lo IARC nel 2024 ha classificato come “probabilmente cancerogeno”.
Conclusione?
Nel novembre 2023, benché mancasse una maggioranza qualificata tra i governi europei favorevole o contraria, la Commissione ha deciso di prorogare l’autorizzazione del glifosato per altri dieci anni. E il rischio, se il pacchetto Omnibus non sarà radicalmente modificato è che la sua autorizzazione sia prolungata ancora per decenni.

Il tentativo anche sui neonicotinoidi, insetticidi letali per le api
E poi ci sono i neonicotinoidi, insetticidi da tempo al centro delle preoccupazioni per il loro impatto estremamente nocivo sugli impollinatori.
Secondo quanto emerso dall’inchiesta, Copa-Cogeca avrebbe predisposto un documento destinato a dimostrare che il settore agricolo stesse già adottando misure sufficienti per proteggere api e altri insetti impollinatori, sostenendo quindi l’inutilità di nuove restrizioni sui neonicotinoidi. Praticamente, la ciliegina sulla torta.

Perché servono limiti più severi ai pesticidi
L’inchiesta di The Guardian e Grilled mostra quanto le attività di lobbying possano incidere sul percorso delle politiche ambientali europee. Ma non possiamo permetterci dei passi indietro: l’uso intensivo dei pesticidi continua ad avere conseguenze documentate sulla biodiversità, sugli ecosistemi, sulla nostra salute e su specie fondamentali come gli insetti impollinatori, da cui dipende un terzo del cibo che mangiamo.
Per questo servono regole più efficaci, controlli rigorosi e una progressiva riduzione della dipendenza dai pesticidi. Rinviare le decisioni o indebolire le norme significa aggravare un problema che riguarda la tutela della salute e della biodiversità, e la stessa indipendenza dell’agricoltura da sostanze che la legano agli interessi di poche multinazionali. E non possiamo lasciare che questo accada.
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