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Negli ultimi giorni si è parlato molto di trivelle: al centro dello “scandalo” un passaggio che non è sfuggito all’attenzione di ambientalisti e opinione pubblica. Il ministero per lo Sviluppo Economico (MISE) – a cavallo fra gli ultimi giorni del 2018 e l’inizio di quest’anno – ha infatti autorizzato l’esplorazione alla ricerca di idrocarburi in tre punti al largo del Mar Ionio, il permesso di “coltivare” una nuova concessione e la proroga di una seconda nel ravennate. In altre parole, via libera alle trivelle. La reazione non si è fatta attendere e abbiamo immediatamente criticato la mossa del Governo, dal momento che le autorizzazioni avrebbero ridato il via a un incubo che speravamo di esserci lasciati alle spalle, anche se purtroppo solo in parte (entro le 12 miglia).

Un funzionario del mio ministero ha semplicemente sancito quello che aveva deciso il vecchio governo. Non poteva fare altrimenti, perché altrimenti avrebbe commesso un reato” – ha scritto il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio su Facebook, mentre il ministro dell’Ambiente Sergio Costa faceva sapere alla stampa che non avrebbe riportato “l’Italia al Medioevo”.

Ma potevamo ritenerci rassicurati e tacere di fronte a questo “pasticcio”? Certo che no, a maggior ragione perché alcuni dei permessi di ricerca riguardano zone in cui passano delfini, foche monache, tartarughe e altre specie protette.

Stiamo inoltre parlando di una serie di autorizzazioni quanto meno imbarazzanti per il “Governo del Cambiamento”, soprattutto se consideriamo la posizione molto più progressista in campo ambientale espressa dai 5Stelle quando, all’opposizione nel 2015, avevano chiesto di introdurre nel disegno di legge sugli Ecoreati un articolo che prevedeva la reclusione da uno a tre anni per l’uso degli airgun.

Punto sul vivo, il MISE ha fornito una “soluzione” che però, per adesso, sembrerebbe piuttosto un tappabuchi e che a ben guardare non mette davvero il mare al riparo dalle brame dei petrolieri. Il Ministero ha infatti fatto sapere di aver pronto un emendamento al decreto Semplificazione in cui da un lato – fortunatamente – è riconosciuto che “le attività upstream non rivestono carattere strategico e di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità” (come invece era previsto nel decreto Sblocca Italia del Governo Renzi, che aveva “svenduto” il nostro Paese ai petrolieri) ma dall’altro è prevista l’introduzione del Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (PTESAI), che dovrà poi essere definito con Regioni, Province ed Enti Locali allo scopo di individuare “le aree idonee alla pianificazione e allo svolgimento delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi”. Nel frattempo, i permessi di prospezione e di ricerca già rilasciati, nonché i procedimenti per il rilascio di nuovi permessi di prospezione o di ricerca o di coltivazione di idrocarburi dovrebbero essere sospesi fino a un massimo di tre anni.

La sospensione è una buona notizia? Sì, ma solo in parte, e comunque di certo non bastano le sole buone intenzioni. Cosa succederà infatti allo scadere dei tre anni? E soprattutto, come possiamo sentirci rassicurati dal “Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee”? L’unico piano sicuro è quello in cui le aree idonee alle trivelle non esistono!

Ci sarebbe invece da chiedersi per quale motivo in questa legislatura non sia stato fatto ancora nulla per tutelare il mare, ad esempio presentando una legge per vietare gli air gun. Solo con una norma simile i nostri fondali potrebbero essere protetti definitivamente: senza airgun infatti è praticamente impossibile effettuare attività di prospezione e ricerca idrocarburi in mare, e quindi le trivellazioni in mare sarebbero bloccate per sempre. Ricordiamoci che per la ricerca di un giacimento marino sono impiegati decine di air gun che producono violente detonazioni ogni dieci-quindici secondi per settimane, continuativamente, con un rumore almeno doppio rispetto a quello del decollo di un jet, particolarmente dannoso per gli animali marini!

Secondo le dichiarazioni di alcuni parlamentari, il Movimento 5 Stelle avrebbe presentato anche uno specifico emendamento per vietare gli airgun, ma la Lega, stando alle ultime dichiarazioni rilasciate alla stampa, starebbe già frenando la corsa di questi emendamenti.

Il caso trivelle, insomma, continua e molto probabilmente non sarà risolto in tempi brevi. Ci auguriamo che le buone intenzioni espresse finora dai ministeri coinvolti diventino soluzioni concrete, ma di sicuro non ci fermeremo finché il mare non sarà messo definitivamente in salvo dagli interessi dei petrolieri. Lo dobbiamo ai delfini, alle tartarughe, alle foche monache… e a tutte quelle altre meravigliose creature marine – vittime della nostra sete di gas e petrolio – che non possono aspettare i tempi delle decisioni politiche!