Com’è possibile che la difesa del Pianeta passi per il nostro piatto? I motivi in realtà sono diversi, ma hanno tutti in comune almeno un paio di aspetti.

Innanzitutto mangiare è una delle pochissime attività che riguarda da vicino ciascuno di noi e che ci coinvolge ogni giorno, pertanto le scelte sul cibo che consumiamo possono avere un grande impatto. In secondo luogo, il cibo che consumiamo – anche quando viene prodotto in luoghi simili a fabbriche – necessita di materie prime e, in particolare, della materia prima per eccellenza: la terra.

Per il clima

Il settore agricolo è responsabile di circa un quarto delle emissioni globali di gas serra, delle quali oltre il 60% provengono dalla produzione, ormai sempre più intensiva, di carne e derivati animali. Se non facciamo nulla questa percentuale continuerà ad aumentare.

Da dove vengono questi gas serra? Le emissioni legate alla produzione intensiva di carne derivano dai gas generati dagli animali durante i processi digestivi e dal deposito e spandimento delle enormi quantità di letame prodotte.

L’impatto sul clima, però, passa anche attraverso la produzione di mangimi, che ha un impatto distruttivo sulle foreste e sul cambio di uso del suolo.

Ridurre drasticamente il consumo di carne e compiere acquisti alimentari che premiano le produzioni ecologiche, aiuta a combattere il cambiamento climatico, proprio come andare a lavoro in bicicletta e ridurre il nostro consumo di energia.

Per la tua salute

Nel 2015 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato la carne rossa come “probabilmente cancerogena per gli esseri umani” e la carne lavorata come “cancerogena per gli esseri umani”, ed è ormai noto che un consumo eccessivo di carne contribuisca all’aumento dell’obesità e delle possibilità di sviluppare malattie croniche non trasmissibili come le malattie cardiovascolari.

L’uso di antibiotici negli allevamenti intensivi è inoltre una delle cause dell’aumento dell’antibiotico-resistenza, che l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha recentemente definito “un’emergenza sanitaria globale”.

L’inquinamento prodotto dagli allevamenti intensivi ha poi impatti potenzialmente molto pericolosi sulla salute delle persone, tanto che in Italia questi impianti sono la seconda causa di inquinamento da polveri fini (i pericolosi PM) e le enormi quantità di liquami prodotte finiscono sempre più spesso per inquinare terreni e corsi d’acqua, mettendo a rischio anche le falde acquifere.

Per il benessere degli animali

Le immagini della “fattoria felice” che compaiono praticamente su tutti i libri per l’infanzia sono purtroppo sempre più rare nella realtà. Il 72% degli animali allevati in Europa proviene da aziende intensive di grandi dimensioni, e l’Italia anche in questo caso non fa eccezione.

Parliamo di impianti che sembrano vere e proprie fabbriche, all’interno delle quali si trovano però animali vivi che nella maggior parte dei casi non vedranno mai la luce del sole, non potranno mai correre o accudire i propri piccoli e che spesso non riescono neanche a muoversi o girarsi. Gli allevamenti intensivi visti da dentro somigliano più ad un incubo che ad una fattoria, anche per gli stessi operatori che vi lavorano.

Solo una riduzione drastica del consumo di carne permetterebbe modelli di produzione più ecologici e attenti al benessere animale.

Per salvare le foreste

Nel periodo 2010-2015, la produzione di materie prime agricole ha causato la distruzione di 30 milioni di ettari di foresta: un’area equivalente alle dimensioni dell’Italia. L’ottanta per cento della deforestazione globale è causata dall’agricoltura industriale, e l’aumento della produzione e del consumo di carne è una delle maggiori minacce per la sopravvivenza delle foreste primarie rimaste. Si stima infatti che il 75-80% della superficie agricola globale sia dedicata alla coltivazione di colture destinate a nutrire gli animali stipati negli allevamenti intensivi.

La distruzione delle foreste implica perdita di biodiversità e, sempre più spesso, violazioni dei diritti fondamentali dei popoli che le abitano da generazioni. Ma significa anche perdita dei nostri principali “polmoni”: le foreste catturano infatti circa un terzo dell’anidride carbonica derivante dalla combustione di gas, petrolio e carbone.

Ridurre la quantità di carne che mangiamo significa pertanto permettere all’umanità e al Pianeta di respirare meglio.

Per un pianeta verde

Il termine “estinzione di massa” è ormai uscito dallo scenario futurista dei film post-apocalittici per entrare nel mondo della realtà. I dati ci dicono che circa l’80% di tutte le specie minacciate di uccelli e mammiferi terrestri è messo in pericolo dalla perdita di habitat causata dalle attività agricole.

La necessità di produrre mangimi in massicce quantità richiede una vasta superficie agricola ed è all’origine del diffondersi di monocolture trattate spesso con pesticidi, i cui residui permangono nel terreno e nell’acqua anche per molti anni dopo il loro uso e rappresentano una minaccia anche per insetti fondamentali per la sopravvivenza del Pianeta, come le api e gli insetti impollinatori.

Ridurre drasticamente il consumo di carne alleggerirebbe la pressione del settore agricolo sull’ambiente, permettendo di produrre meno e meglio, e di liberare terre e risorse per produzioni ecologiche.

 

Riduci il tuo consumo di carne. Per un clima migliore, per gli animali e per la tua salute! Informati, scegli e partecipa. #WorldMeatFreeWeek #WMFWeek #SettimanaSenzaCarne