La campagna per salvare le balene

Pagina - 29 dicembre, 2010
Nell'ultimo secolo la caccia commerciale alle balene ha decimato la maggior parte della popolazione mondiale di cetacei. I dati dicono che tra il 1925, quando venne varata la prima nave officina per la caccia alla balena, e il 1975 ne sono state uccise più di un milione e mezzo.

Le baleniere hanno distrutto una popolazione dopo l’altra, spostandosi da una specie all’altra fino alla diminuzione degli esemplari. Dopo ripetute richieste da parte della comunità mondiale, la Commissione internazionale per la caccia alle balene (IWC, International Whaling Commission) ha approvato una moratoria sulla caccia commerciale che è entrata in vigore nel 1986. Tre Paesi hanno continuato a cacciare le balene: Norvegia, Giappone e Islanda; ma nel 2007 lo stato islandese ha finalmente rinunciato a questa attività ammettendo come non ci fosse mercato per la carne.

La storia:

1848:

La caccia alle balene entra nell'era industriale con l’invenzione dell'arpione esplosivo.

1905:

L’introduzione di navi officina porta a una massiccia crescita dell’industria baleniera. Questi stabilimenti galleggianti riescono a decimare le popolazioni di balene a una velocità che arriva fino a 40.000 all’anno.

1930:

Si teme che l’80% delle grandi specie di balene sia quasi sull'orlo dell’estinzione.

1946:

Viene creata da 14 nazioni la Commissione internazionale per la caccia alle balene (IWC) per la gestione della caccia.

1972:

Il numero di balenottere azzurre, le creature più grandi del pianeta, scende a meno di 6000 esemplari.

1975:

Greenpeace lancia la sua campagna contro la caccia alle balene, affrontando le baleniere in mare aperto, fermando gli arpioni con i gommoni e portando per la prima volta le immagini della caccia nelle case della gente. Ritrovatasi faccia a faccia con la realtà della caccia commerciale, l’opinione pubblica inizia a reagire contro le baleniere.

1979:

La lobby contro la caccia alle balene guadagna terreno rispetto all'IWC che dichiara l’Oceano Indiano “Santuario delle Balene” come intervento concreto per la tutela dei cetacei.

1982:

L'IWC approva una moratoria alla caccia commerciale che entrerà in vigore nel 1986.

1983:

La Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES, Convention on International Trade of Endangered Species) proibisce il commercio internazionale di carne di balena e conferisce uno status di protezione alle grandi specie del mondo.

1987:

Il Giappone inizia il cosiddetto programma “scientifico” di caccia alle balene.

1990:

Sette delle rimanenti nove nazioni a favore della caccia accettano di abbandonare l’industria.

1993:

La Norvegia presenta un reclamo verso la moratoria e riprende la caccia uccidendo 500 balenottere minori all’anno.

1994:

Viene creato un Santuario delle Balene nell'Oceano Antartico per proteggere le grandi balene nei luoghi di riproduzione. I risultati di un sondaggio dimostrano che più di 5 milioni di persone praticano whale watching in 65 Paesi e questo eco-turismo è in realtà molto più redditizio della caccia commerciale.

1998:

Il Brasile propone un Santuario delle Balene nel Sud dell’Atlantico, l’Australia e la Nuova Zelanda nel Sud del Pacifico.

1999:

Il Giappone intensifica la sua strategia per comprare voti all'IWC e crea un “blocco della minoranza” per evitare la creazione di un Santuario delle Balene nel Sud del Pacifico.

2000:

Giappone e Norvegia tentano di togliere lo status di specie protetta alle balene al meeting del CITES a Nairobi nell’aprile del 2000. Il loro successo avrebbe riaperto la strada al commercio internazionale di prodotti ottenuti dalle balene. Persero con un margine molto ristretto.

1999/2000:

La nave Arctic Sunrise di Greenpeace affronta la flotta giapponese nel Santuario del'Oceano Antartico. Nel 1999 la MV Sirius porta avanti un lavoro simile sulle coste norvegesi.

2001:

Il whale watching è ormai un’attività fiorente in 87 Paesi e crea un profitto di un miliardo di dollari ogni anno in tutto il mondo. Il Giappone ammette l'uso di aiuti di altri Paesi per comprare il supporto di Paesi in Via di Sviluppo per il ritorno alla caccia commerciale. Greenpeace affronta la flotta giapponese e filma una balena arpionata nel Santuario delle Balene dell'Oceano  Antartico.

2002:

Il Giappone usa i voti comprati da altre 14 nazioni al meeting dell'IWC a Shimonoseki (Giappone) per bloccare i Santuari delle Balene e negare ai popoli indigeni le quote di sussistenza. Il Messico crea il più grande Santuario nazionale delle Balene di tutto il mondo in tutta la sua Zona Economica Esclusiva (ZEE) del Pacifico, Atlantico e Mar dei Caraibi per proteggere 21 specie di cetacei. L’Islanda diventa in pieno un membro dell'IWC nonostante si rifiuti di rispettare le regole e abbia intenzione di riprende la caccia alla balena nel 2006.

2003:

L’Islanda riprende la caccia "scientifica". Greenpeace risponde con un “boicottaggio negativo”, l’Iceland Pledge: gli attivisti promettono di visitare l’Islanda se il governo rinuncia alla caccia alla balena. In risposta alla pressione internazionale e a quella interna, unite al calo della domanda di carne, le quote sono radicalmente scese da 200 balene di tre specie a 61 esemplari di una sola specie nell'arco di due anni.

2004:

La nave di Greenpeace “Esperanza” visita l’Islanda incontrando balenieri e comunità a favore della caccia per promuovere i benefici del whale watching e rafforzare la crescente alleanza tra ambientalisti, l’industria del whale watching e il turismo islandese. I maggiori reclutatori per l’Iceland Pledge, Marnee Benson dagli USA e Tope Akintola dalla Nigeria, annunciano che il potenziale numero di turisti che arriverà per visitare l'Islanda, se la nazione smetterà di cacciare le balene, supera il profitto della caccia.

2005:

Giappone e Norvegia annunciano l’aumento delle loro quote di caccia. I servizi giornalistici riportano che il Giappone estenderà la sua caccia “scientifica” nell’Antartico per includere specie a rischio come megattere e balenottere comuni.

2005/6:

Greenpeace cerca di fermare la flotta giapponese nell'Oceano Antartico usando due navi, la “Esperanza” e la “Arctic Sunrise”.

2006:

Il Giappone alla fine riesce a far passare all'IWC la “Dichiarazione di St Kitts”, esprimendo l’impegno di far ritornare la'IWC al suo originale mandato a favore della caccia.

2006:

L’Islanda riprende ufficialmente la caccia commerciale, emettendo dei permessi per 39 uccisioni, incluse nove balenottere comuni, nonostante l’assenza di domanda locale della carne e l’impossibilità di esportarla.

2007:

La Dichiarazione di St Kitts viene respinta in modo risoluto dall'IWC. Le nazioni contro la caccia ribaltano la situazione con 37 voti contro 4 a favore della “CITES Resolution” per rafforzare il divieto alla caccia commerciale.

2007:

Greenpeace torna nell'Oceano Antartico per opporsi alla caccia alle balene. Un tragico incendio a bordo della nave officina del governo giapponese “Nisshin Maru” fa terminare prima del tempo la stagione di caccia.

2007:

L’Islanda ferma la caccia: a causa dei problemi dell’industria baleniera a livello mondiale, il ministro islandese della Pesca annuncia ad agosto che non stabilirà ulteriori quote per la caccia commerciale alla balena.

2007:

La caccia "scientifica" giapponese ha intenzione di inserire nella lista dei suoi obbiettivi le megattere.

2007:

A ottobre Greenpeace si unisce a due gruppi di ricerche scientifiche per seguire e analizzare le megattere  nella loro migrazione dai luoghi dove si riproducono e partoriscono nel Sud del Pacifico a quelli in cui si nutrono nell'Oceano Antartico. Diversamente dai metodi di "ricerca scientifica" dei balenieri giapponesi, in questo modo si ottengono davvero dati utili sulle popolazioni e sul comportamento delle megattere.

2008:

Il governo giapponese conferma le voci inizialmente riportate sul blog di Greenpeace che parlano di una loro rinuncia alle uccisioni di megattere nell'Oceano Antartico per quella stagione.

2008:

A gennaio la nostra nave “Esperanza” insegue la nave officina “Nisshin Maru” per 5000 miglia nell'Oceano Antartico fino ad arrivare fuori dal Santuario delle Balene. Durante le due settimane di inseguimento nessuna balena viene uccisa: circa 100 sono state salvate.

2008

A maggio Greenpeace smaschera uno scandalo di appropriazione indebita di carne di balena: alcuni membri dell’equipaggio prendevano i tagli migliori dal programma “scientifico” di caccia, pagato dai contribuenti, per venderli illegalmente e ottenere guadagni personali. Nonostante l’evidenza del fatto che i funzionari lo sapessero, gli unici arresti sono stati emessi contro due attivisti di Greenpeace - Junichi Sato e Toru Suzuki - per aver intercettato una scatola contenente carne di balena rubata e averla consegnata alla polizia.

2009

Il Giappone da il via al processo contro Junichi e Toru con l'accusa di furto. Gli attivisti di Greenpeace protestano in tutto il mondo.

2010

I due attivisti giapponesi vengono condannati a un anno di reclusione con sospensione della pena per tre anni. Una sentenza assolutamente sproporzionata e ingiusta per i "Tokyo Two", che hanno agito per far sapere al mondo la verità sul programma giapponese di caccia alle balene nell'Oceano Antartico.

2011

Per la prima volta l'Agenzia giapponese per la pesca, che gestisce la caccia "scientifica" alle balene nell'Oceano Antartico, ammette che suoi funzionari hanno accettato in regalo tagli pregiati di carne di balena. È una dura sconfitta per il vergognoso programma di caccia baleniera. Ora possiamo finalmente dire che il sacrificio dei "Tokyo Two" non è stato vano.

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