
La bocciatura del progetto del Ponte sullo Stretto da parte della Corte dei Conti, arrivata questo autunno, non è stato un fulmine a ciel sereno. Semmai è stata la conferma delle criticità progettuali, ambientali, economiche e procedurali che noi di Greenpeace avevamo già provveduto a segnalare insieme a Legambiente, Lipu e WWF: tra queste, la violazione delle normative europee e nazionali in materia ambientale, l’insostenibilità economica dell’opera e le criticità procedurali che hanno caratterizzato l’intero iter autorizzativo.
Gli impatti ambientali in aree tutelate dalle direttive comunitarie “Habitat” e “Uccelli” sono ormai certi e non mitigabili: infatti la Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) del ponte ha avuto esito negativo. Per scavalcare questo ostacolo il governo ha attivato una procedura comunitaria, ricorrendo ai cosiddetti “Imperative Reasons of Overriding Public Interest” (IROPI), ovvero a ragioni di “supremo interesse pubblico”. Tuttavia, anche su questo aspetto della procedura è poi intervenuta la Corte dei Conti che ha bloccato l’iter dell’opera. Un esito che tutela le risorse pubbliche e rafforza una conclusione ormai evidente: il progetto del ponte sullo Stretto è insostenibile sotto ogni profilo.

Quel che è certo, però, è che non è ancora finita. Il Ministro dei Trasporti Salvini ha nominato un Commissario per rimettere in pista il progetto rispondendo alle integrazioni richieste dalla Corte dei Conti: si tratta di Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina spa (ovvero la società pubblica committente dell’opera). Una scelta fortemente criticata dalle opposizioni, che hanno sottolineato il conflitto d’interesse rappresentato dal nominare commissario proprio l’amministratore delegato della società coinvolta nel progetto.
In attesa dei prossimi sviluppi, ripercorriamo i punti per cui, a nostro avviso, il progetto del ponte sullo Stretto di Messina rimane quello che è: pura propaganda.
Un’opera in perdita
È comunque interessante andare a vedere cosa sarebbe per il governo il “supremo interesse pubblico”. In primo luogo, il governo sostiene, senza analisi alcuna, che il ponte aumenterà il PIL delle regioni Calabria e Sicilia. Ciò sembra improbabile considerando che, come dichiarato dal ministro Salvini, il ponte lo pagheranno siciliani e calabresi, e che diverse analisi economiche autorevoli parlano di una infrastruttura in deficit.
Un ponte per la difesa?
Il ponte servirebbe poi per “motivi inerenti la difesa del territorio nazionale ed europeo”. Motivazione che cela l’idea di far rientrare i costi esorbitanti del ponte (circa 14 miliardi di euro, per ora) nell’aumento delle spese militari. L’ipotesi è stata smentita sia dall’Ambasciatore USA presso la Nato, Whitaker, sia dai militari italiani che da tempo affermano la fragilità di un obiettivo semplice da distruggere come un ponte. Su Rivista Militare, luglio-agosto 1987 (pag. 64) si legge che “La soluzione del ponte sospeso sembra essere davvero quella meno valida dal punto di vista della Difesa”.
Sanità: un alibi che non regge
Ancora, secondo il governo, il ponte sullo Stretto dovrebbe alleviare i problemi del sistema sanitario in Sicilia e Calabria, che soffre tra le altre cose anche di mancanza di infrastrutture adeguate. In che modo? Se oggi le ambulanze hanno priorità sui traghetti che vanno dal centro di Messina a quello di Reggio, e viceversa, col ponte dovrebbero fare un giro di decine di chilometri. Se i soldi destinati al ponte fossero investiti per migliorare la sanità, si potrebbe fare molto di più.
Se i benefici del progetto sono illusori, i problemi del Ponte sullo Stretto sono reali
Ci sono innanzitutto quelli geologici, dato che uno dei pilastri che dovrebbe reggere il ponte verrebbe costruito su una faglia. C’è poi una questione ingegneristica, se pensiamo che non c’è ancora un progetto esecutivo. Ci sono le case da abbattere e gli sfratti di chi vive nelle aree interessate dal progetto. Ancora, tra gli altri, c’è un problema di democrazia: l’ultimo Decreto Sicurezza punisce severamente le proteste contro il ponte. Insomma, c’è più di un motivo per opporsi a questo scempio.


