Nei film ambientati nel futuro siamo abituati a vedere persone che si muovono in auto super-tecnologiche, sospese in aria, con guida autonoma e velocità impensabili. La rivoluzione della mobilità non ci porterà a viaggiare sospesi in aria, ma sicuramente il nostro modo di muoverci deve cambiare drasticamente nei prossimi anni per vincere la sfida climatica che abbiamo di fronte.

L’obiettivo generale è quello di decarbonizzare il settore energetico italiano entro il 2040, per rispettare gli Accordi di Parigi e limitare l’aumento della temperatura media globale entro 1,5 gradi centigradi. Il settore dei trasporti conta da solo oltre un quarto delle emissioni italiane di gas serra, ed è ovviamente uno dei protagonisti della rivoluzione energetica che auspichiamo.

Come fare per andare verso una mobilità sostenibile?

Dobbiamo innanzitutto elettrificare i trasporti e abbandonare i combustibili fossili, se vogliamo rispettare gli impegni climatici presi dall’Italia. I motori elettrici dovranno essere più efficienti, così come le batterie, e solo dove l’energia elettrica non basterà a soddisfare i consumi, dovremo fare affidamento su quote più piccole di biocombustibili sostenibili e combustibili sintetici ricavati da energia rinnovabile.

Ma il grosso del risparmio in termini di emissioni arriverà da interventi per aumentare l’efficienza energetica del settore, ad esempio producendo auto più piccole e leggere, convertendo quote significative di trasporto su strada e aereo in trasporto su rotaia, e investendo su forme di mobilità pubblica, condivisa e attiva (bici e piedi) a zero emissioni.

Le soluzioni tecniche da sole non basteranno se non abbiamo il coraggio e la determinazione di ripensare la mobilità come sistema

L’Italia ha tra i tassi più alti di immatricolazione di veicoli a livello europeo, con 70,1 veicoli ogni 100 abitanti. Che senso ha, dal momento che questi veicoli rimangono per la maggior parte del tempo fermi e sono spesso usati da una sola persona alla volta? E ancora, perché a livello mondiale fino al 50% della superficie delle città è occupata da strade e parcheggi? E perché passiamo così tanto tempo imbottigliati nel traffico, con ad esempio una media di 76 ore all’anno perse in coda a Roma?

Tutti questi numeri ci fanno capire che ripensare la mobilità ci porterà anche ad avere una migliore qualità della vita. Ma stiamo davvero andando in questa direzione? Alcuni segnali sono incoraggianti, come la sempre maggiore diffusione di piste ciclabili in città. Purtroppo però sono molti di più i provvedimenti e i soldi pubblici impegnati a favore di chi inquina: ad esempio il governo italiano sta facendo di tutto per boicottare la transizione dell’industria automotive all’elettrico, ostacolando il già lento e faticoso processo europeo che ha individuato il 2035 come data ultima per i veicoli a diesel e benzina, risultato non del tutto soddisfacente ma certamente importante per contribuire davvero alla lotta contro la crisi climatica.

Ci troviamo oggi di fronte a una grande sfida: quella di cambiare il modo in cui ci muoviamo per generare un impatto positivo sulla nostra salute, oltre che su quella del clima. Non dimentichiamoci infatti che in Italia il biossido di azoto, prodotto soprattutto dalle auto, in particolare diesel, contribuisce a più di 9 mila morti premature all’anno

Ripensare il sistema dei trasporti significa quindi andare verso una vita migliore, dove la salute del pianeta si muove di pari passo con quella di tutti noi che lo abitiamo.