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Deforestazione, inquinamento, commercio di armi e allevamenti intensivi: il nostro Pianeta era già gravemente malato prima dell’arrivo della pandemia. La ripartenza dopo il Covid-19 è…

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Come ha dichiarato di recente il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili Enrico Giovannini, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) non è l’unica occasione, né fonte di finanziamento, per “uscire da questa crisi diversi da come ci siamo entrati”. È anche vero però che è un’occasione unica per segnare un cambio di passo in alcuni settori che nel nostro Paese sono particolarmente problematici. Tra questi quello dei trasporti e della mobilità.

Attivisti di Greenpeace trasformano una strada trafficata di Roma in una pista ciclabile per tutti.

Cosa c’è nel PNRR sulla mobilità sostenibile e cosa chiediamo noi

Nelle prossime settimane il Governo è chiamato dalla Commissione europea letteralmente a “dare dei numeri”. Proviamo a farlo anche noi.

  • Nelle bozze di PNRR circolate finora, le risorse destinate alla mobilità sono pari ad almeno 35 miliardi di euro (probabilmente potrebbero essere di più, ma al momento non ci sono abbastanza dettagli per quantificarle con esattezza). Si tratta certamente di una bella fetta del budget totale del piano, peccato che queste risorse non siano allocate come dovrebbero. Quasi 15 miliardi vanno infatti a poche linee dell’Alta Velocità, mentre le città – veri centri nevralgici della mobilità italiana – vengono ampiamente trascurate. Così come il trasporto rapido di massa (come tram e metropolitane), la mobilità elettrica, il trasporto pubblico locale e regionale e la sicurezza stradale.
  • Una giusta allocazione delle risorse per la mobilità in Italia è invece quella che abbiamo condiviso con altre associazioni ambientaliste, che prevede circa 41 miliardi di euro su tre assi principali di intervento: 
  1. mobilità urbana e regionale, quindi ad esempio mobilità ciclistica, trasporto pubblico elettrico, treni regionali e locali (per circa 12 miliardi di euro) e servizi di sharing
  2. elettrificazione dei trasporti, che significa investire nell’infrastruttura di ricarica dei veicoli (servono 100 mila colonnine di ricarica al 2030), ma anche nelle politiche per indirizzare l’industria dell’automotive verso l’abbandono dei motori a combustione interna, a cominciare da quelli diesel e benzina; 
  3. sicurezza stradale, con interventi su tutta la rete stradale italiana, con il contributo dell’innovazione tecnologica, come migliori sistemi di controllo automatico della velocità.

Ma perchè è fondamentale occuparsi di trasporti e mobilità? Per rispondere bastano tre dati: il settore è responsabile nel nostro Paese di quasi il 25% delle emissioni di gas serra; ogni anno in Italia ci sono più di 10 mila morti premature dovute al biossido di azoto, un gas nocivo legato in larga parte alle emissioni dei veicoli a fonti fossili; sulle nostre strade si contano ogni anno più di 3 mila morti e più di 240 mila feriti per incidenti stradali. E se questo non bastasse, non dimentichiamoci che il sistema della mobilità influenza la vita quotidiana e le opportunità di spostamento di ognuno e ognuna di noi.

Cosa va fatto per trasformare il trasporto nazionale

Una diversa allocazione dei fondi è il primo passo per un PNRR che risponda davvero alle esigenze di trasformazione del trasporto nazionale. Ma i numeri da soli non bastano, se non sono accompagnati dalle giuste riforme e da una visione di più ampio respiro. L’Italia è tra i Paesi europei con il più alto tasso di motorizzazione, quindi la prima misura da intraprendere deve riguardare la riduzione del traffico e del numero di veicoli in circolazione, verso un modello di “mobilità come servizio” e superando quello dell’auto privata. 

In secondo luogo dobbiamo eliminare l’utilizzo dei mezzi inquinanti, promuovendo politiche per l’elettrificazione del trasporto: non solo a livello di incentivi all’acquisto, ma anche e soprattutto a livello di investimenti in reti e infrastrutture di ricarica, ricerca tecnologica e politiche industriali.

Infine dobbiamo superare un approccio alla questione trasporti fondato sulle grandi opere: quello che serve sono tanti “piccoli” interventi a livello cittadino e locale, di cui possano beneficiare da subito le comunità. Senza dimenticare al tempo stesso alcune situazioni che richiedono interventi più strutturali, come ad esempio le ferrovie nel Mezzogiorno.

Se il governo sarà in grado di rivedere il PNRR con il giusto equilibrio di investimenti e politiche per una mobilità sostenibile, equa e accessibile per tutti e tutte, allora potremmo porre una volta per tutte le basi per una vera rivoluzione della mobilità italiana.

Cyclists on street in Münster, on specially marked cycle paths.