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La globalizzazione incide su ognuno di noi. L’attuale regime globale del commercio e degli investimenti impone elevati costi per le persone e per il Pianeta. In molti casi, i governi tendono ad anteporre il commercio agli standard sociali e ambientali, inclusi i regolamenti volti a promuovere e proteggere l’interesse pubblico.

Per poter avere un sistema commerciale trasparente, giusto ed equo, la globalizzazione deve essere governata da regole. Queste regole devono rispettare i valori nazionali e culturali, consentire uno sviluppo sostenibile e attuare efficacemente gli obiettivi degli accordi delle Nazioni Unite quali l’Accordo sul clima di Parigi, la Convenzione sulla Biodiversità e gli obiettivi di sviluppo sostenibile. I trattati ambientali, gli accordi sui diritti umani e gli standard internazionali del lavoro – con al centro principi di uguaglianza e responsabilità intergenerazionale – devono avere la precedenza sulle norme commerciali.

Lo scambio internazionale di beni e servizi – ma anche di idee – può contribuire a rendere il mondo un luogo più aperto e connesso. Tuttavia, il commercio non deve più essere fine a se stesso, ma un mezzo per raggiungere obiettivi di carattere sociale e ambientale che ci mantengano all’interno dei nostri “confini planetari”.

Greenpeace chiede un riequilibrio e una ristrutturazione delle norme su commercio e investimenti. Aziende e investitori devono essere soggetti a norme vincolanti in materia di responsabilità d’impresa, rendicontazione e obblighi, norme che devono essere al centro di ogni accordo commerciale. Gli accordi devono sostenere un lavoro dignitoso, salari decenti, ed essere compatibili con lo sviluppo di modelli economici nuovi e giusti, con regole vincolanti per le aziende in materia di diritti umani, riforma fiscale e regolamentazione contro frode ed evasione fiscale.

Per garantire che il commercio operi a favore delle persone e del Pianeta, e non il contrario, le politiche commerciali e d’investimento dovrebbero rispettare i seguenti principi:[1]

  1. Trasparenza. Gli accordi su commercio e investimenti devono essere proposti, negoziati, concordati e rivisti in modo trasparente e democratico.
  1. Sostenibilità. Gli accordi su commercio e investimenti devono rispettare i limiti del Pianeta. Garantire un uso equo, sostenibile e responsabile delle risorse naturali. Nel difendere il principio del “chi inquina paga” devono garantire che la società non si trovi a dover pagare per i costi ambientali dovuti a commercio e investimenti.
  1. Coerenza con gli altri accordi multilaterali. Gli accordi su commercio e investimenti devono contribuire allo sviluppo sostenibile, alla mitigazione dei cambiamenti climatici e alla tutela dell’ambiente. Sostenere gli accordi internazionali sul clima, come l’Accordo di Parigi, la Convenzione sulla Biodiversità e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.
  1. Principio di precauzione.[2] Gli accordi su commercio e investimenti devono definire il Principio di precauzione come obbligo legale di tutelare salute pubblica e ambiente, da applicarsi a tutte le parti dell’accordo.
  1. Migliorare gli standard ambientali e sociali. Gli accordi su commercio e investimenti devono far rispettare e garantire gli standard di tutela dell’ambiente, delle comunità direttamente interessate, dei consumatori, dei lavoratori, della salute e dei servizi pubblici. Questi accordi devono consentire e garantire il miglioramento continuo di tali standard.
  1. Impatto della produzione. Gli accordi su commercio e investimenti stabiliscono distinzioni tra i prodotti a seconda di come vengono prodotti, raccolti o catturati. Prevedono meccanismi per prevenire impatti negativi dei sistemi di produzione su diritti umani, diritti sociali e ambiente. Gli accordi inoltre incoraggiano l’etichettatura e la tracciabilità di prodotti, servizi e investimenti.
  1. Accesso giusto ed equo alla giustizia. Gli accordi su commercio e investimenti devono rafforzare un trasparente, equo e giusto accesso alla giustizia e alla tutela giuridica. Gli investitori e le aziende devono rispettare i diritti delle comunità, dei lavoratori e l’ambiente. Le aziende non hanno diritti maggiori rispetto alle altre parti e devono risolvere le controversie sugli investimenti nei tribunali nazionali. Le norme e le politiche di pubblico interesse sono escluse dalle controversie sulla protezione degli investimenti.
  1. Cooperazione regolatoria. Gli accordi su commercio e investimenti riconoscono esplicitamente le regolamentazioni sociali e ambientali come misure di protezione necessarie, non come barriere agli scambi. Se gli accordi commerciali incoraggiano l’armonizzazione di standard sociali e ambientali esistenti e futuri, devono garantire che ciò avvenga in modo democratico e trasparente.
  1. Protezione delle economie del Sud del mondo. Gli accordi su commercio e investimenti tengono conto delle esigenze specifiche del Sud del mondo. Non possono essere imposti ai Paesi e alle comunità contro la loro volontà. Permettono misure di protezione del mercato per rafforzare le economie nazionali e regolamenti per tutelare la sovranità alimentare, la biodiversità e le differenze culturali. Norme e regolamenti riflettono la varietà di percorsi di sviluppo nei diversi Paesi e offrono flessibilità nelle policy, in particolare per i Paesi meno sviluppati, per la difesa dei popoli indigeni e dei diritti delle comunità.
  1. Valutazione indipendente. Gli accordi su commercio e investimenti e i testi della negoziazione sono soggetti a valutazioni d’impatto indipendenti, per la valutazione degli effetti sui diritti umani, l’ambiente e la protezione sociale. La società civile partecipa in modo significativo a tale valutazione. I risultati delle valutazioni d’impatto sono tempestivamente tenute in considerazione per influenzare mandati negoziali, negoziati in corso, o nella revisione degli accordi esistenti.

Scarica qui il PDF dei 10 principi per gli accordi sul commercio


[1] Questi principi sono focalizzati principalmente alla protezione dell’ambiente. Non sono esaustivi e non vogliono essere in competizione con quelli elaborati da altri soggetti la società civile. Piuttosto, Greenpeace punta a integrare il lavoro di altri settori e lavorare per avere norme comuni per gli accordi su commercio e investimenti.

[2] Il Principio di precauzione si applica quando le prove scientifiche sono insufficienti, inconcludenti o incerte e la valutazione scientifica preliminare indica che esistono ragionevoli motivi di preoccupazione che gli effetti potenzialmente dannosi per l’ambiente, la salute umana, animale o vegetale possono essere incompatibili con elevati livelli di protezione.