
Gli allevamenti intensivi di suini, bovini e pollame riempiono l’aria di tutta la regione padana di gas serra e ammoniaca. Sorprende? No, dato che in Pianura Padana si trova la più grande concentrazione di allevamenti intensivi italiani. Ma questo grave inquinamento ha delle conseguenze che non possiamo ignorare su clima, aria, acqua e suolo. E sulla nostra salute.
Stop allevamenti intensivi!
Chiedi con noi di bloccare la costruzione di nuovi allevamenti intensivi e di avviare una conversione ecologica di quelli esistenti
Brescia, Cremona e Mantova: da queste province arrivano le maggiori emissioni di gas serra e ammoniaca
Il nostro nuovo report “Padania avvelenata”, realizzato con il supporto delle ricercatrici dell’Università di Siena Valentina Niccolucci e Michela Marchi (dipartimento SFTA – Scienze Fisiche Terra e Ambiente e dell’unità di ricerca Ecodynamics Group), rivela che a emettere di più sono gli allevamenti delle province di Brescia, Cremona e Mantova.

Un dato su tutti fa particolarmente riflettere: gli allevamenti della sola provincia di Brescia sono responsabili del 14,9% delle emissioni zootecniche di ammoniaca e del 15,3% di quelle dei gas serra in tutta la Pianura Padana.
Il Comune dell’eco regione padana con le più alte emissioni di ammoniaca è invece Fossano (Cuneo), seguito da Reggio Emilia e Montichiari (Brescia), mentre quello con le maggiori emissioni di gas serra èReggio Emilia, seguito da Fossano e Parma.

I numeri totali, inoltre, fotografano una situazione allarmante: secondo i dati raccolti, gli allevamenti intensivi della Pianura Padana emettono un totale di 162,7 migliaia di tonnellate di ammoniaca e 12.725 migliaia di tonnellate di gas serra in un solo anno. Numeri che si riflettono in rischi concreti per la nostra salute e per l’ambiente.
Basta allevamenti intensivi
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Quali sono i rischi per le persone e per l’ambiente
Le emissioni degli allevamenti intensivi non restano confinate nelle aree rurali: entrano nell’aria che respiriamo e alimentano una crisi ambientale e sanitaria su più livelli.
L’ammoniaca, prodotta dalle deiezioni animali (oltre che dall’uso di fertilizzanti azotati), è la seconda causa di formazione di polveri sottili PM2.5 in Italia. Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, nel 2023 le PM2.5 hanno causato 43.083 morti in Italia, il numero più alto in tutta Europa. Al secondo posto troviamo la Polonia (25.268) e al terzo la Germania (21.640).
A questo si aggiunge il metano, che viene prodotto durante il processo digestivo degli animali: un gas serra estremamente potente, fino a 80 volte più impattante della CO₂ nei primi 20 anni dall’emissione.
E non bisogna pensare che gli impatti degli allevamenti intensivi interessino solo le campagne: coinvolgono anche le città. Infatti nei centri urbani che si trovano vicino ad aree agricole con forte presenza di allevamenti intensivi (come ad esempio Milano), le concentrazioni di ammoniaca sono pari a 3-4 volte quelle che caratterizzano altre città europee più distanti dalle zone agricole.

Perché la Pianura Padana è diventata il centro di questo grave inquinamento
Secondo l’Anagrafe Zootecnica, in Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna si concentrano circa il 60% dei bovini e degli avicoli allevati in Italia, e oltre l’80% di tutti i suini, con densità maggiori nelle province della pianura.
Questo pesante carico, che si aggiunge alle altre fonti di inquinamento antropico della zona – principalmente traffico veicolare e attività industriali – contribuisce in modo determinante alla formazione dello smog che soffoca l’intera regione Padana.
In particolare, la nostra mappa interattiva mostra che i bovini sono responsabili da soli del 65% delle emissioni di ammoniaca zootecniche e dell’84% di quelle di gas serra.
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Non sorprende quindi che la qualità dell’aria della pianura sia tra le peggiori non solo nel nostro Paese, ma in tutta l’Europa occidentale.
A peggiorare la situazione, inoltre, c’è un problema di conformazione geografica della Pianura Padana che rende più difficile la dispersione degli inquinanti: significa che l’intera regione, di conseguenza, è particolarmente vulnerabile agli impatti ambientali dovuti alle emissioni in atmosfera di ammoniaca e gas serra.
Dobbiamo dire basta agli allevamenti intensivi e riconvertire il sistema
I dati emersi fotografano una situazione chiara che richiede al più presto un cambiamento: dobbiamo fermare l’espansione di queste fabbriche di carne.
Per questo abbiamo presentato alla Camera dei Deputati una proposta di legge per cambiare il sistema degli allevamenti intensivi in Italia. Vogliamo gettare le basi per una riconversione del settore che metta al centro le aziende agricole di piccole dimensioni che adottano metodo agroecologici e non più il sistema dei grandi allevamenti intensivi, con i loro impatti sull’ambiente, sulla nostra salute e sul benessere degli animali.
Senza una trasformazione profonda del modello produttivo, l’inquinamento continuerà a crescere. Cambiarlo è l’unico modo per tutelare ambiente, salute e futuro.
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