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Non chiamatelo maltempo!

Impegni politici miopi, aziende che continuano a bruciare gas, petrolio e carbone: mentre la politica temporeggia, la nostra casa è in fiamme. I fenomeni meteo…

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Gli incendi boschivi, nell’attuale contesto dei cambiamenti climatici, sono un problema destinato a complicarsi ed aggravarsi nei prossimi anni. Stiamo parlando di un fenomeno che in Europa, dal 2000 al 2017, ha distrutto 8,5 milioni di ettari (poco meno di mezzo milione di ettari ogni anno), che ha causato la perdita di 611 vite umane  tra addetti allo spegnimento e civili oltre alla perdita economica di più di € 54 miliardi.

I cambiamenti climatici sono già in atto e stanno comportando un aumento costante delle temperature globali, con variazioni dei modelli di precipitazioni con la conseguenza di un aumento del rischio di legato ad eventi meteorologici e climatici estremi. Gli effetti varieranno in base alle regioni e alle località, ma in combinazione con gravi siccità e ondate di calore, gli incendi boschivi hanno già conseguenze catastrofiche.

Nel bacino del Mediterraneo negli ultimi anni ci sono stati eventi estremi, soprattutto nella calda e siccitosa estate del 2017, che hanno interessato, Portogallo, Spagna, Italia, Grecia, con molte vittime, ma anche paesi che hanno sempre avuto pochi incendi boschivi come Germania, Polonia, Svezia, Irlanda ed Inghiterra.

I cambiamenti climatici stanno portando, in Europa ed in Italia, ad un aumento del numero di giorni di pericolo e di conseguenza, ad un prolungamento della stagione antincendi rendendo i nostri boschi sempre più vulnerabili. Inoltre è previsto che le annate siccitose, che in Italia dal 2000 hanno avuto un tempo di ritorno di circa 4 anni (2003-2007-2012-2017), aumenteranno sottoponendo i boschi e la vegetazione ad intensi “stress” prolungati, con periodi sempre minori per il recupero. L’area boscata annuale percorsa dagli incendi dovrebbe aumentare da 3 a 5 volte  nell’Europa meridionale, da qui al 2100.

Il ruolo dei boschi

I boschi e gli alberi rivestono e rivestiranno un ruolo determinante nella lotta al cambiamento climatico.

L’Europa, e l’Italia in particolare, non vivono fortunatamente una fase di “deforestazione”. Anzi il contrario. In Italia la superficie boscata ha ormai superato gli undici milioni di ettari ed è in costante aumento. Basta pensare che dal 1990 a oggi, i boschi hanno guadagnato oltre un milione di ettari, in media 800 m2 di nuove foreste al minuto, con un contemporaneo miglioramento strutturale dei boschi esistenti, che hanno visto incrementare la loro densità e la loro biomassa. Per la prima volta nel 2018, dopo due secoli, la superficie forestale nazionale ha superato quella agraria (come prova l’Inventario dell’uso delle terre d’Italia) raggiungendo il 37 per cento dell’intero territorio nazionale. Questo, misto all’abbandono della gestione di aree montane e di aree agricole, ha generato grandi continuità di vegetazione, e quindi di “combustibile”, prima causa dei grandi incendi, che in ambiente mediterranei è spesso composto da specie altamente infiammabili come pinete e zone di macchia mediterranea.

Emergenza vs Prevenzione

Dobbiamo rapidamente cambiare le strategie per contenere gli incendi. L’aumento delle risorse (mezzi aerei e terrestri ed attrezzature), auspicabile ma non determinante, rappresenta spesso l’unica risposta politica al problema, con il rischio di generare una falsa ed ingannevole sicurezza per tutti.

Esiste oggi un po’ ovunque, un esorbitante disequilibrio tra le risorse spese nella gestione dell’emergenza rispetto a quelle spese nella prevenzione. Veramente i responsabili (politici e tecnici) credono che con queste misure si possano prevenire i grandi incendi?

Le statistiche evidenziano come, nonostante l’aumento di mezzi e delle risorse per lo spegnimento, ogni anno la tendenza è di un aumento notevole della grandezza degli incendi boschivi, sempre più pericolosi e con numeri di vittime crescenti.

E’ evidente che il sistema è vittima di sé stesso.

L’enfasi posta nell’efficacia dell’estinzione ha effetti che a medio e lungo termine sono perversi. Da molti anni, riusciamo a risolvere il problema a breve termine, spengendo subito quasi tutti gli incendi. Allo stesso tempo però la limitata gestione dei boschi comporta accumuli di vegetazione che accrescono il pericolo. Gli incendi che si possono originare in queste condizioni, nelle giornate meteorologiche sempre più estreme, assumono comportamenti violenti ed estremi, non affrontabili dai sistemi di spegnimento.

È ormai chiaro che i paesi dovranno lavorare su molti fronti con l’obiettivo di combattere il cambiamento climatico soprattutto attraverso l’abbassamento delle emissioni di gas serra, con risultati attesi a lungo termine, ma dobbiamo anche essere consapevoli che l’aumento della superficie boscata non può essere lasciata al caso e che il “non intervento” come tutela non è praticabile ovunque.

E’ necessario curare i boschi, realizzare interventi pianificati ed integrati con le esigenze dell’ambiente e delle aree protette. E’ necessario gestire il territorio anche attraverso il recupero di aree agricole e di pascoli montani. Si dovrà fare prevenzione in quelle zone del territorio, nelle quali gli incendi subiscono accelerazioni, moltiplicazioni dei fronti del fuoco e tutte quelle aree di bosco a contatto con le aree abitate (interfaccia urbano foresta). Ed è davvero necessario trovare al più presto la giusta rotta. Perché stiamo già vivendo le prime conseguenze dei cambiamenti climatici.

Luca Tonarelli

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Luca Tonarelli, dottore forestale e dottore in attività di protezione civile, è dal 2007, per Dream italia, responsabile del “Centro di addestramento antincendi boschivi” della Regione Toscana che è una realtà unica in Italia. Si occupa di Incendi boschivi nel settore della formazione, della lotta attiva, della previsione e prevenzione dal 1999.

Luca Tonarelli

Luca Tonarelli