#Clima #Consumi #Energia #Petrolio&Gas

Non chiamatelo maltempo!

Impegni politici miopi, aziende che continuano a bruciare gas, petrolio e carbone: mentre la politica temporeggia, la nostra casa è in fiamme. I fenomeni meteo…

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Rome’s school student go on strike and take to the streets to protest about climate change.

Immaginate di avere la febbre. Andate dal medico, e conferma la diagnosi. Anzi, dichiara che avete una febbre molto grave, un’emergenza. Ma non vi da medicine, o indicazioni per curarvi. Si limita a certificare il vostro stato, e l’urgenza della situazione. È più o meno quello che sta succedendo con tante, troppe, dichiarazioni di emergenza climatica da parte di città e intere nazioni. Un esempio lampante è il Canada del primo ministro Trudeau, che poche ore dopo aver dichiarato l’emergenza climatica ha approvato un nuovo oleodotto. Come dire: avete una gran febbre, andate a fare una passeggiata sotto la pioggia per curarvi, possibilmente senza ombrello.

L’emergenza climatica c’è, si vede ormai anche in Italia sempre più spesso sotto forma di alluvioni, siccità, tifoni e altri eventi climatici estremi. Dichiararla è certamente una cosa positiva, ma rientra a pieno nella categoria del greenwashing se non si prendono provvedimenti per affrontarla.

Cosa possono fare dunque i sindaci per dare concretezza a questa dichiarazione e dimostrare di avere davvero intenzione di preservare questo Pianeta, non tanto per le generazioni future, ma proprio per tutti noi che lo abitiamo oggi?

Ecco un breve (non esaustivo) elenco di provvedimenti che ogni governo comunale o regionale dovrebbe adottare immediatamente:

  1. Smettere di utilizzare combustibili fossili per elettricità. Comuni e Regioni dovrebbero immediatamente cancellare contratti di fornitura con aziende che non abbiano un mix di produzione 100% rinnovabile. Attenzione, non stiamo parlando di contratti “verdi”, che offrono ormai tutte le aziende e che sono uno specchio per le allodole, ma di aziende (o meglio ancora cooperative) che producono effettivamente con un mix completamente rinnovabile. Queste realtà esistono, sono italiane e dovrebbero essere la prima immediata scelta per ogni comune.
  2. Diventare produttori di energia pulita. Gli edifici di proprietà pubblica sono potenziali fonti di energia, e devono essere sfruttati. Pannelli sui tetti degli edifici o coperture fotovoltaiche sui parcheggi, sono solo alcuni esempi di come comuni e regioni possano produrre almeno parte dell’energia che consumano, diminuendo così le emissioni di CO2.
  3. Intervenire sulla povertà energetica: il Comune di Porto Torres e la Regione Puglia hanno deliberato che i cittadini in “povertà energetica” – cioè coloro che faticano a pagare la bolletta – non ricevano dei sussidi ma invece dei pannelli fotovoltaici, grazie ai quali la bolletta elettrica diventa molto meno costosa. L’energia “in surplus” prodotta dai pannelli, cioè quella che queste persone non utilizzano direttamente, resta di proprietà dell’ente pubblico che la rivende ed è così in grado di rifinanziare lo stesso sistema per altre case e persone in difficoltà, attivando un circolo virtuoso sia da un punto di vista sociale che ambientale.
  4. Rivoluzionare la flotta comunale e i trasporti. Ogni Comune o Regione ha una propria flotta di mezzi, e deve immediatamente trasformarla in un parco mezzi elettrico, abbandonando auto a benzina e diesel. Tutto questo deve naturalmente inserirsi in un piano dei trasporti che renda marginale l’uso dell’auto privata, incentivando invece l’uso dei mezzi pubblici (che vanno adeguatamente potenziati), della mobilità pedonale e ciclabile e dei servizi di car/scooter sharing. Così facendo diminuiranno le emissioni di gas serra e migliorerà (tra l’altro) la qualità dell’aria che respiriamo.
  5. Diventare un Comune “efficiente”. Efficienza energetica vuol dire consumare meno, e dunque spendere meno. Il potenziale di efficienza energetica in Italia è alto e le strutture comunali e regionali ne sono degli esempi lampanti. Rifare il cappotto termico agli edifici, cambiare gli infissi per evitare dispersione di calore, sostituire l’illuminazione in favore di lampade a led, sono tutti provvedimenti che porterebbero un risparmio costante nelle tasche del Comune (e dunque dei cittadini), oltre che un beneficio in termini di emissioni.
  6. Fermare l’usa e getta e il consumo sfrenato. La plastica sta invadendo i nostri mari, ma ha anche notevoli impatti sul clima. Nelle mense comunali e regionali, negli uffici, nelle strutture pubbliche, bisogna smettere di utilizzare plastica usa e getta, e sostituirli con materiali riutilizzabili, senza cadere nell’illusione delle bioplastiche. Allo stesso modo, per l’uso di carta, bisogna privilegiare il riuso e poi l’acquisto di carta 100% riciclata.
  7. Smettere di “alimentare” i cambiamenti climatici. Gli allevamenti intensivi hanno un enorme impatto sul clima. Pensate a quanta carne “a basso costo” viene servita nelle scuole, negli uffici e nelle mense pubbliche. Ma il costo, in realtà, basso non è: la carne che arriva da allevamenti intensivi spesso deriva dalla deforestazione (dunque taglio di alberi che non possono più assorbire CO2), ettari su ettari di foresta primaria vengono rasi al suolo per fare spazio al pascolo o a coltivazioni che poi diventano mangimi per animali. Senza contare le “emissioni” di questi animali che, oltre a produrre metano (un potente gas serra) inquinano aria e acqua (ad esempio con derivati dall’ammoniaca, come NO2). Se vogliamo avere possibilità di vincere la sfida dei cambiamenti climatici dobbiamo cambiare anche la nostra dieta, diminuire notevolmente l’uso (e dunque la produzione) di carne e privilegiare tutti cibi che siano locali, a km0, e provenienti da filiera sostenibile.

Tanto altro si potrebbe fare, ma purtroppo ben pochi dei Comuni che fino ad oggi hanno dichiarato l’emergenza climatica ha adottato queste, o altre, misure davvero efficaci.

Venerdì 27 settembre decine di migliaia di studenti scenderanno in piazza in tutta Italia in difesa del clima. Parleranno di emergenza climatica, come fanno ormai da mesi. Ma la richiesta (per politici e aziende) non è quella di prendere atto della crisi climatica, ma di muoversi per risolverla. Subito, perché il tempo inizia a scarseggiare, e non abbiamo un Pianeta di scorta.