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Più mare, meno plastica!

Il mare non è una discarica: chiedi alle aziende di abbandonare l’usa e getta.

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Stamattina oltre 200 cittadini e volontari di Greenpeace hanno raccolto più di 500 chili di rifiuti, di cui più del 70 per cento in plastica, sulla spiaggia di Viareggio in prossimità di Piazza Mazzini, nel corso dell’iniziativa “Ripuliamo in maschera”. La manifestazione, promossa dal comune di Viareggio, Fondazione Carnevale, SEA Ambiente, SEA Risorse e l’artista Roberto Vannucci ha messo in evidenza l’abuso che si fa oggi dei contenitori e degli imballaggi monouso per alimenti e bevande che costituivano più del 90 per cento di tutti i rifiuti in plastica raccolti e, laddove riconoscibili, erano riconducibili ad aziende come Ferrero, San Benedetto, Nestlè, Coca Cola e Pepsi.

«Le grandi multinazionali continuano a produrre sempre più plastica usa e getta e i nostri mari pagano le gravi conseguenze di questo modello di produzione scellerato», dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace Italia. «Da mesi chiediamo alle grandi aziende, responsabili della commercializzazione dei maggiori volumi di plastica monouso,di assumersi le proprie responsabilità per salvare i nostri mari», conclude Ungherese.

Nella spiaggia di Viareggio è stato applicato il protocollo del Brand Audit, messo a punto dalla coalizione internazionale Break Free From Plastic e replicato lungo i litorali, sia su scala globale che nazionale, da Greenpeace in modo sistematico. Il Brand Audit, oltre a prevedere la raccolta di tutti i rifiuti presenti in spiaggia e la loro quantificazione sia in termini di peso che di volume, permette la catalogazione dei rifiuti in plastica per categoria merceologica (imballaggi per alimenti e bevande, l’igiene domestico o personale) e, laddove possibile, per marchio di appartenenza.

Per spingere le grandi multinazionali a intervenire sul problema dell’inquinamento da plastica nei mari del Pianeta, Greenpeace nei mesi scorsi ha lanciato una petizione, sottoscritta da più di tre milioni di persone in tutto il mondo, con cui chiede ai grandi marchi come Nestlè, Unilever, Coca-Cola, Pepsi, Ferrero, San Benedetto, Colgate, Danone, Johnson & Johnson e Mars di ridurre la produzione e investire in sistemi di consegna alternativi che non prevedano il ricorso a contenitori e imballaggi in plastica monouso.