L’intervista di Piergiorgio Odifreddi a Richard Roberts naviga tra l’inaudito e lo stupefacente. Con un contorno di insinuazioni tali da interessare l’avvocato. Dovendo difendere gli OGM, Roberts – già Nobel per la medicina – rivendica la supremazia del sapere scientifico contro le superstizioni. Una propaganda, a suo parere, orchestrata dagli ambientalisti, motivati dalla politica e dall’economia: “cioè, il potere e i soldi”. L’esempio? Greenpeace e i suoi finanziamenti…
Roberts – con metodo scientifico – omette quello che è noto ai più, ovvero che Greenpeace per statuto rifiuta da sempre fondi provenienti da governi, istituzioni e aziende. E questo per un motivo ben preciso: difendere la propria indipendenza, proprio dal potere e dai soldi invocati dall’incauto premio Nobel. Il quale, all’estremo opposto, individua in Patrick Moore (che ha abbandonato Greenpeace nel 1985 a causa di gravi dissensi) il prototipo dello scienziato. Omettendo a bella posta che Moore – lui sì – viene profumatamente pagato per sostenere le tesi delle industrie del legname, delle aziende del nucleare e ora degli OGM.
 

Quando la finzione si traveste da realtà

 
Moore e Roberts promuovono un OGM noto come “Golden rice” (in sostanza, un riso che dovrebbe contenere più beta-carotene) accusando chi vi si oppone niente meno che di “crimini contro l’umanità”. Testualmente:

Il Golden Rice che contiene la vitamina A è stato inventato nel 1999, e avrebbe potuto salvare dalla morte in tutti questi anni dieci milioni di bambini con deficienza di vitamina A, ma il suo uso è stato finora impedito dalla propaganda ambientalista”.

Ora facciamo chiarezza! Il cosiddetto “Golden Rice” non è mai stato messo in commercio, non è disponibile, è una finzione. E non perché gli ambientalisti si siano messi di traverso, ma perché si tratta di un progetto che dopo 20 anni è ancora fermo alla fase sperimentale di ricerca dopo aver assorbito milioni di dollari che sarebbero potuti essere meglio utilizzati per soluzioni già disponibili e valide contro la deficienza di vitamina A. Ad esempio – oltre agli integratori alimentari – aumentare l’accesso delle persone a una dieta differenziata di frutta e verdura coltivate in modo sostenibile aiuterebbe a combattere le carenze vitaminiche in generale, e non solo quella di vitamina A.
La stessa IRRI (l’ente che ha promosso le coltivazioni sperimentali di questo riso) afferma nel suo sito web che c’è bisogno di ulteriori ricerche, di una maggiore attenzione per aumentare le rese, in quanto i rendimenti attuali sono in realtà inferiori alle varietà non-OGM locali, e della conferma della capacità di questo OGM di migliorare lo stato nutrizionale delle persone con deficit di vitamina A.
 

Il falso mito degli OGM

 
Quello che Roberts non dice è che le colture geneticamente modificate non fanno fronte alla sfida della sicurezza alimentare. Gli OGM non sono adatti a soddisfare i bisogni delle comunità di piccoli agricoltori, la cui esistenza è fondamentale per la sicurezza alimentare. Al contrario, gli OGM vengono coltivati in un numero ristretto di Paesi sviluppati o emergenti come prodotti per l’esportazione su larga scala, rafforzando quel modello agricolo industriale che ha portato grandi volumi di merce sui mercati globali, ma che ha fallito nello sfamare la popolazione mondiale.
Con gli OGM non si produce cibo più sano o in misura maggiore. La stragrande maggioranza degli OGM attualmente in commercio ha come caratteristica quella di essere resistente a una sostanza chimica (un erbicida spesso prodotto dalla stessa azienda che poi brevetta i semi OGM) e vengono utilizzati principalmente per l’alimentazione animale (come soia e mais) e per la produzione industriale (cotone).
La realtà è che gli OGM non hanno fatto altro che consolidare il sistema malato dell’agricoltura industriale, fatto di monocolture deleterie per la biodiversità, di grandi consumi di combustibili fossili, di sottomissione economica dei piccoli agricoltori, brevetti sul vivente, un sistema che ha fallito nell’intento di procurare cibo sano, sicuro e di qualità alle persone che ne hanno bisogno.
 

La scienza non si è fermata…

 
E chiariamoci una volta per tutte, gli OGM non rappresentano la migliore espressione della scienza, della tecnologia e dell’innovazione al servizio dei sistemi alimentari e delle loro sfide (come i soliti noti provano a ripeterci).  La Selezione Assistita da Marcatori (MAS) – ad esempio – impiega la conoscenza del DNA per produrre una vasta gamma di tratti per un gran numero di colture. La tecnologia MAS ha permesso ai ricercatori, spesso all’interno di istituzioni pubbliche, di offrire agli agricoltori colture resistenti a siccità, inondazioni e funghi, così come tolleranti a suoli salini. Questo tipo di biotecnologia è più adatta dell’ingegneria genetica nel fornire soluzioni alle specifiche esigenze geografiche e nello sfruttare le conoscenze degli agricoltori attraverso un processo partecipativo e senza i problemi e i rischi degli OGM. Questi progressi dimostrano che l’ingegneria genetica non è la sola strada per l’innovazione tecnologica, né tantomeno la più promettente.
 

…ma la trasparenza non fa per Roberts!

 
Tra le altre amenità mondane, Roberts afferma che è fondamentale che gli scienziati si facciano capire da tutti, superando quello che chiama “il test della nonna”. Sempre testualmente:
(Gli scienziati) devono essere in grado (…) di spiegare alla propria nonna cosa fanno. Se riescono a farglielo capire, bene, e se no, devono trovare un altro modo di dirglielo, perché è importante riuscire a comunicare agli altri cosa si fa”.
Sorvolando sul fatto che la “base scientifica” delle valutazioni di rischio sugli OGM (la cosiddetta “sostanziale equivalenza”) è una bufala di dimensioni galattiche, non si comprende invece per quale ragione se si parla di etichettatura e informazione, la necessità di una chiara comunicazione sugli OGM viene meno. Stupisce che l’obbligo di “dichiarare l’eventuale presenza degli OGM” negli alimenti in vendita diventi (per gli “scienziati” come per le imprese del biotech) una pretesa dei produttori del biologico, con l’obiettivo di alzare i prezzi, e non una misura elementare di trasparenza.

Insomma, alla nonna di Roberts è permesso di sapere cosa fa il nipote nel suo laboratorio, ma non cosa mangia ogni giorno. Se questo è un Nobel…

Federica Ferrario
Responsabile Campagna Agricoltura Sostenibile

Autore

Da sempre appassionata di etologia, ecologia e ambiente. Lombarda di nascita, ha collaborato con il Parco Lombardo della Valle del Ticino. Si è occupata di gestione dei rifiuti e bonifiche. Dal 2002 è la Responsabile Campagna Agricoltura e Progetti speciali di Greenpeace Italia e dal 2016 segue le problematiche legate agli accordi commerciali internazionali.

Federica Ferrario

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