Quello che mangiamo oggi determina il mondo di domani: non mettiamo il Pianeta nel piatto!

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Quante volte ci siamo chiesti: cosa posso fare nella mia vita quotidiana e partendo dalla mia città, per contribuire alla battaglia per un Pianeta migliore?

Mentre politici e aziende devono agire con urgenza per affrontare la crisi sanitaria, climatica ed ecologica in corso, anche noi possiamo fare qualcosa per essere parte attiva della soluzione. Il 15 giugno, per esempio, è iniziata la settimana mondiale senza carne e possiamo impegnarci ad evitare di consumare la carne ogni giorno mentre ci godiamo l’abbondanza, la ricchezza e il gusto del cibo a base vegetale.

Quando dico che non si mangerà carne molti mi chiedono “Allora cosa si mangerà?” Eppure i piatti della tradizione sono senza carne (sono piatti poveri e la carne non era per tutti). Ho anche scovato un bel libro di cucina tipica siciliana e le ricette descritte sono talmente tante! – Davide, Palermo 

Illustrazione realizzata da Luogo Comune per Greenpeace.

La carne e le città

Ridurre la quantità di carne che mangiamo può essere piuttosto impegnativo quando le città in cui abitiamo sono costellate di pubblicità e promozioni di cibo spazzatura, dalle piazze ai trasporti pubblici, dai supermercati alle scuole.

Quando ero piccola (….) mangiare carne ogni giorno mi sembrava normale, perché se ne vedeva tanta stampata sui cartelloni pubblicitari e sulle riviste dei supermercati. Cosa è successo da adolescente? Non è cambiato niente, perché ha aperto il primo fast food a Bari e tra i giovani era una moda andare a mangiare spesso hamburger e patatine. Solo recentemente sono venuta a sapere che mangiare carne provoca conseguenze disastrose per il Pianeta. – Mariaelena, Bari 

Per creare un ambiente urbano più adatto a stili di vita alimentari sostenibili abbiamo bisogno di più orti urbani dove coltivare e scambiare in comunità; di mercati degli agricoltori in tutti i quartieri; di vietare pubblicità che incoraggiano a consumare carne e cibo spazzatura, a maggior ragione se pagate con fondi pubblici. Anche nelle nostre città possiamo far sentire la nostra voce e chiedere che diventino più sostenibili, più resilienti alle crisi e più preparate a coinvolgere la cittadinanza e i movimenti urbani. 

La settimana mondiale senza carne 

Abbiamo chiesto alle nostre volontarie e ai nostri volontari com’è vivere in città e non mangiare carne, senza rinunciare alla compagnia né spendere troppo. Ecco com’è andata quando…

…salta fuori la proposta di mangiare in trattoria:

Il problema, a Firenze, è che ci piace “un monte” andare a mangiare in trattoria. (…) La mia soluzione? Scovare l’unico piatto vegetariano sul menù (zuppa di pane, pappa al pomodoro, cappelle di funghi alla griglia) e poi… tutti i contorni!  Ordinare tutti i contorni è l’unica soluzione! Piselli, spinaci saltati, fagioli bianchi e patate arrosto, e carciofi fritti quand’è stagione. Non è detto che il resto della tavolata mostri interesse per i vegetali. Ma se dovesse succedere, bisogna stare attenti: quando il cameriere ripete i piatti della comanda, prima di andare a “cantarli” in cucina, quando dice “una patata!” si deve sibilare prontamente: “Dueee!”  Provateci! – Lorenza, Firenze

…tocca a te cucinare per amiche e amici!

(…) “tiro fuori l’arma segreta: gli hamburger di tofu. Cotti per bene con un po’ di aceto balsamico, in mezzo al tutto, passeranno inosservati, e solo alla fine dirò loro di averli fatti pappare vegano! (Rido sadica nella mia mente). Butto il riso e il tofu, aggiungo man mano il brodo. Servo, brindiamo, sogghigno e aspetto le loro reazioni… Niente, mi sgamano subito. Però hanno amato il tutto: ora facciamo la paella vegana mensile e se possono comprano i burger vegetali. – Francesca, Torino

… la settimana senza carne ti ha convinto e devi dire ai tuoi genitori che hai deciso di diventare vegetariana/o!

Vivendo con i miei genitori la prima cosa che ho fatto è parlarne con loro. Hanno deciso di seguirmi in questa scelta quando pranziamo o ceniamo insieme. I primi alimenti che ho eliminato sono stati i salumi (…). È bastato ragionare un attimo ogni volta e sostituirli con qualche verdura in più, organizzarmi in anticipo per l’università e preparare pasta o insalatone miste da portarmi dietro dentro a un contenitore. Per quanto riguarda la carne, parlandone con mia madre l’abbiamo sostituita con torte salate, sformati, frittate… Visto che di pasta ne ho sempre consumata tantissima rinunciare ai sughi è stata una delle cose più difficili, tant’è che tuttora ogni tanto mi concedo un ragù. – Giacomo, Bologna

… la settimana senza carne ti ha convinto e devi dire agli amici che hai deciso di diventare vegetariana/o!

Fase 1. l’incredulità: “Ma smettila, tu vegetariano? Ma quando mai?” Fase 2. non è uno scherzo: “E ora che cosa mangi? Ma come fai a non mangiare una bella braciola/costata/bistecca? Io non riuscirei mai! Come fai con le proteine?” Fase 3. accettazione. Amici che, dopotutto, rispettano le tue scelte e cercano di preparare qualcosa di veg quando ti invitano a cena! Veri amici! – Davide, Bergamo

Possiamo cambiare il mondo a partire da noi stessi, dalle nostre comunità e dalle nostre città. E possiamo farlo un pasto, un giorno, una settimana alla volta.

Perché è importante ridurre il consumo di carne? 

  1. CLIMA. Circa l’80% della superficie agricola della Terra è destinato alla produzione di carne e prodotti di origine animale, considerando i pascoli, le coltivazioni per la mangimistica e gli allevamenti, che da soli occupano, per i pascoli, il 26% della superficie terrestre. Le emissioni di gas serra derivanti dall’allevamento rappresentano il 14% di tutte le emissioni: gli allevamenti inquinano tanto quanto tutte le auto, i camion, i treni e le navi presenti sul Pianeta.   
  2. BIODIVERSITà. Come se non bastasse, l’allevamento degli animali e l’agricoltura industriale sono il principale motore della distruzione globale delle foreste e della perdita degli habitat. Nei nostri rapporti “Foreste al macello” e “Foreste al macello II” sveliamo il legame nascosto tra la distruzione di due delle più importanti foreste dell’America Latina e la produzione di carne esportata in Europa, Italia inclusa.
  3. SALUTE. Si stima che il 73% di tutte le malattie infettive emergenti provenga da animali e che gli animali allevati trasmettano agli esseri umani un grande numero di virus, come i coronavirus e i virus dell’influenza. Questo sembra particolarmente vero per gli allevamenti intensivi di pollame e suini, nei quali gli animali sono tenuti a stretto contatto e in numero molto elevato, oltre che movimentati su grandi distanze, possano far aumentare la trasmissione di malattie.
Illustrazione realizzata da Luogo Comune per Greenpeace.