Il mare non è una discarica: chiedi alle aziende di abbandonare l’usa e getta.

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La nostra ultima inchiesta sui rifiuti abbandonati sui fondali del Golfo di Follonica

Da 5 anni decine di tonnellate di rifiuti in plastica sono dispersi nelle acque del Golfo di Follonica. Una vicenda ancora irrisolta e sulla quale abbiamo deciso di far luce perché grava sull’ecosistema marino, sulla salute pubblica e sulle nostre tasche. E soprattutto perchè in 5 anni nessuna istituzione è intervenuta concretamente per risolvere il problema

È il 23 luglio 2015 e una nave cargo salpa da Piombino diretto a Varna, in Bulgaria, con un carico di 1.888 balle di rifiuti di plastica da incenerire. A causa di un’avaria, un’ora dopo la partenza il Comandante dà ordine di sversare in mare parte del carico, pari a 56 balle. È così che 65 tonnellate di plastica finiscono nelle acque protette del Santuario dei Cetacei. Nessuna autorità marittima è a conoscenza dell’incidente fino al 31 luglio, quando una balla finisce accidentalmente nelle reti di un peschereccio nel Golfo di Follonica. Da qui parte l’inammissibile catena di omissioni, mancanze e negligenze delle istituzioni preposte che, invece di intervenire, si rimpallano ruoli e responsabilità che hanno lasciato per cinque anni il mare e le sue creature in balia di tonnellate di plastica.

Per rivendicare in maniera completa i diritti dell’ambiente e dei cittadini e per accertare responsabilità, abbiamo presentato un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale nei confronti della Regione Toscana che, all’epoca dei fatti, aveva in mano una fidejussione di quasi tre milioni di euro, poi restituiti, a garanzia dei possibili danni, anche ambientali, intercorsi durante le operazioni di trasporto e che potevano essere usati per recuperare il carico disperso.

Proprio in queste acque, che il Ministero dell’ambiente include nell’elenco delle Aree Marine Protette, si può impunemente inquinare, trasformando un’area da salvaguardare in una grande discarica sottomarina senza che il principio “Chi inquina paga” venga applicato.

Negli anni alcune balle di rifiuti dispersi in mare sono state recuperate dai pescherecci operanti in zona, altre sono finite a riva, ma al momento gran parte dei rifiuti si trova ancora sui fondali del Santuario dei Cetacei. Ad oggi, nonostante la localizzazione di una parte delle balle di plastica, la nomina di un Commissario Straordinario, la dichiarazione dello stato di crisi ambientale decretato da ISPRA lo scorso maggio, non c’è alcuna certezza sulla rimozione di questi rifiuti. Ed è così che i danni sull’ecosistema marino potrebbero ulteriormente aggravarsi.

Leggi l’inchiesta completa “Un Santuario di balle”.